Calabria. “Ragazzi psichiatrici abbandonati, mancano strutture per aiutarli”
Non specificato
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Il Dubbio
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Riassunto
Il Procuratore Roberto Di Palma ha denunciato la grave carenza di strutture per minori con disturbi psichiatrici a Reggio Calabria, ribadendo che questi giovani necessitano di cure e non di arresti. Nonostante le difficoltà di organico, l’ufficio ha registrato un’elevata efficienza operativa nel 2025 e ha smentito l’esistenza di un’emergenza baby-gang sul territorio. Un passaggio fondamentale riguarda il programma 'Liberi di scegliere', ora legge dello Stato, che assicura fondi certi per allontanare i minori dai circuiti della criminalità organizzata. Questa situazione sottolinea l'urgenza di integrare il sistema giudiziario con adeguate risposte sanitarie e sociali per tutelare i soggetti più vulnerabili.
L'articolo analizza l'allarmante aumento della criminalità minorile in Italia, evidenziando una crescita di rapine, violenze sessuali e dell'uso di armi bianche tra gli under 18. I magistrati segnalano come il "decreto Caivano" stia portando al sovraffollamento delle carceri minorili, mentre mancano risorse per comunità e programmi di accoglienza adeguati. Il fenomeno riflette un profondo disagio sociale legato all'abbandono scolastico e a carenze educative, rendendo le risposte puramente punitive spesso insufficienti. Questa situazione pone l'accento sulla necessità critica di riforme che integrino prevenzione sociale e supporto psicologico nel sistema penale minorile.
Marianna Passalacqua, direttrice dell’UDEPE di Reggio Calabria, ha lanciato un appello al Terzo settore e alle istituzioni sanitarie per potenziare i percorsi di reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale esterna. Attualmente l'ufficio segue circa 1800 individui, promuovendo misure alternative come il volontariato e la messa alla prova per trasformare la pena in un contributo concreto al bene comune. La direttrice sottolinea l'importanza di una «comunità educante» e la necessità di un'assistenza psichiatrica costante per i soggetti più vulnerabili. Questo approccio mira a riparare il legame sociale e a decongestionare le carceri sovraffollate attraverso la collaborazione attiva tra istituzioni e associazioni. Il coinvolgimento del tessuto sociale resta una sfida decisiva per garantire l'efficacia della funzione rieducativa della pena nel sistema italiano.
L'apertura dell'anno giudiziario ha evidenziato una grave carenza di personale e un allarmante incremento della criminalità minorile, con una crescita significativa di reati sessuali e violenze tra gli under 18. Da Nord a Sud, i magistrati segnalano la diffusione di armi tra i giovanissimi, il disagio dei minori non accompagnati e l'impatto della dispersione scolastica sulla devianza sociale. Parallelamente, restano critici i dati sui femminicidi e la capacità delle organizzazioni mafiose di infiltrarsi capillarmente nel tessuto economico nazionale. Questa situazione sottolinea l'urgenza di interventi strutturali che integrino giustizia e politiche sociali per contrastare la crescente violenza giovanile.