Reggio Calabria. “Il reinserimento necessita di progettualità rivolte a chi sconta la pena fuori dal carcere”
Anna Foti
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ilreggino.it
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Riassunto
Marianna Passalacqua, direttrice dell’UDEPE di Reggio Calabria, ha lanciato un appello al Terzo settore e alle istituzioni sanitarie per potenziare i percorsi di reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale esterna. Attualmente l'ufficio segue circa 1800 individui, promuovendo misure alternative come il volontariato e la messa alla prova per trasformare la pena in un contributo concreto al bene comune. La direttrice sottolinea l'importanza di una «comunità educante» e la necessità di un'assistenza psichiatrica costante per i soggetti più vulnerabili. Questo approccio mira a riparare il legame sociale e a decongestionare le carceri sovraffollate attraverso la collaborazione attiva tra istituzioni e associazioni. Il coinvolgimento del tessuto sociale resta una sfida decisiva per garantire l'efficacia della funzione rieducativa della pena nel sistema italiano.
A Reggio Calabria, un nuovo protocollo promosso dalla prefettura mira a favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso il lavoro esterno e la formazione professionale. L'iniziativa coinvolge diversi attori economici e istituzionali, portando già ai primi risultati concreti come tirocini e contratti di lavoro per abbattere la recidiva. Oltre all'occupazione, il dibattito evidenzia la necessità di migliorare l'assistenza sanitaria e affrontare il sovraffollamento per tutelare la dignità delle persone recluse. Questo progetto sottolinea l'importanza di costruire ponti tra carcere e mondo produttivo per una reale funzione rieducativa della pena.
L'Arcidiocesi di Catania e l'Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna (Udepe) hanno siglato un accordo per promuovere attività di volontariato riparativo e percorsi di reinserimento lavorativo per persone condannate o in attesa di giudizio. L'iniziativa mira a favorire l'inclusione sociale e a ridurre la recidiva, offrendo ai beneficiari la possibilità di riscattarsi attraverso servizi alla comunità. L'Arcivescovo Luigi Renna e la direttrice dell’Udepe Maria Pia Fontana hanno sottolineato come la pena debba avere una funzione rieducativa, in linea con i principi costituzionali e cristiani. Questo progetto evidenzia l'importanza di investire in percorsi di legalità per contrastare la marginalità sociale che spesso alimenta la criminalità.
L’istituto penitenziario Giuseppe Panzera di Reggio Calabria ha pubblicato un avviso per formare un albo di esperti destinati alla gestione del laboratorio di sartoria nella sezione femminile di San Pietro. L'iniziativa mira a potenziare il reinserimento lavorativo delle detenute, consolidando un'esperienza virtuosa che in passato ha già servito istituzioni come l'Ordine degli Avvocati e Confindustria. Il garante comunale Giuseppe Aloisio ha sottolineato la necessità di incrementare l'occupazione femminile carceraria per garantire la reale funzione rieducativa della pena. Questo progetto evidenzia l'importanza cruciale del lavoro professionale come strumento di riscatto sociale all'interno del sistema penitenziario italiano.