Catania. Accordo per attività di volontariato e percorsi di reinserimento lavorativo
Melania Tanteri
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livesicilia.it
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Riassunto
L'Arcidiocesi di Catania e l'Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna (Udepe) hanno siglato un accordo per promuovere attività di volontariato riparativo e percorsi di reinserimento lavorativo per persone condannate o in attesa di giudizio. L'iniziativa mira a favorire l'inclusione sociale e a ridurre la recidiva, offrendo ai beneficiari la possibilità di riscattarsi attraverso servizi alla comunità. L'Arcivescovo Luigi Renna e la direttrice dell’Udepe Maria Pia Fontana hanno sottolineato come la pena debba avere una funzione rieducativa, in linea con i principi costituzionali e cristiani. Questo progetto evidenzia l'importanza di investire in percorsi di legalità per contrastare la marginalità sociale che spesso alimenta la criminalità.
Marianna Passalacqua, direttrice dell’UDEPE di Reggio Calabria, ha lanciato un appello al Terzo settore e alle istituzioni sanitarie per potenziare i percorsi di reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale esterna. Attualmente l'ufficio segue circa 1800 individui, promuovendo misure alternative come il volontariato e la messa alla prova per trasformare la pena in un contributo concreto al bene comune. La direttrice sottolinea l'importanza di una «comunità educante» e la necessità di un'assistenza psichiatrica costante per i soggetti più vulnerabili. Questo approccio mira a riparare il legame sociale e a decongestionare le carceri sovraffollate attraverso la collaborazione attiva tra istituzioni e associazioni. Il coinvolgimento del tessuto sociale resta una sfida decisiva per garantire l'efficacia della funzione rieducativa della pena nel sistema italiano.
Il progetto PriTJP, promosso dall’Università di Catania in collaborazione con l'associazione Seconda Chance, ha concluso una ricerca pionieristica sull'inserimento lavorativo dei detenuti in Sicilia e Calabria. Attraverso l'uso della piattaforma digitale Amelia, lo studio ha rilevato una forte motivazione al cambiamento tra le persone recluse, evidenziando però la necessità di colmare lacune educative e fragilità sociali. Il modello proposto mira a trasformare la detenzione in un percorso di rieducazione e formazione imprenditoriale, superando la logica della mera espiazione della colpa. Questo studio sottolinea la necessità cruciale di integrare il tessuto imprenditoriale e formativo per garantire una reale inclusione sociale e abbattere lo stigma verso gli ex detenuti.
Il Comune di Bolzano e la direzione della casa circondariale locale hanno siglato un protocollo d'intesa per impiegare i detenuti in lavori socialmente utili, come la cura del verde e la manutenzione urbana, a partire da febbraio. L'iniziativa mira a favorire il reinserimento sociale e professionale dei partecipanti attraverso attività di volontariato che includono la pulizia degli argini dei fiumi e il decoro del cimitero comunale. Il progetto, che inizierà con un gruppo ristretto di detenuti già autorizzati al lavoro esterno, punta a ridurre la recidiva valorizzando la funzione rieducativa della pena. Questa iniziativa rappresenta un passo fondamentale per rafforzare il legame tra l'istituto penitenziario e il tessuto cittadino.