A Norimberga si processò la Storia, da lì partì l’evoluzione del diritto internazionale
Gennaro Grimolizzi
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Il Dubbio
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Riassunto
Il film 'Norimberga' di James Vanderbilt riporta l’attenzione sul processo storico del 1946, concentrandosi sul duello psicologico tra il gerarca Hermann Göring e lo psichiatra Douglas Kelley. L’opera esplora non solo la crudeltà del regime nazista, ma anche la complessa sfida giuridica affrontata dal Tribunale militare internazionale per definire nuovi crimini come quelli contro l'umanità. Nonostante i tentativi della difesa di invalidare il processo ricorrendo al principio di irretroattività della legge, Norimberga ha segnato la nascita di principi legali universali. Questa pellicola invita a riflettere sull'importanza di fondare la giustizia su basi etiche e giuridiche solide anche di fronte alle pagine più buie della storia.
Il film 'Norimberga' funge da monito sulle origini del diritto internazionale, contrastando il 'nichilismo morale' che cerca di giustificare le aggressioni denunciando le ipocrisie altrui. L’autore collega la difesa dei gerarchi nazisti alla moderna propaganda russa, che utilizza gli errori dell’Occidente per legittimare l’invasione dell’Ucraina e negare la validità dei valori democratici. Viene inoltre smentita la narrazione di un’espansione aggressiva della NATO, descritta invece come una libera scelta di deterrenza dei Paesi dell’Europa orientale. Gawronski conclude riflettendo sul giudizio storico che colpirà chi oggi relativizza questi crimini, sottolineando l’impossibilità di negoziare senza regole condivise. Ciò evidenzia la sfida cruciale di preservare la tenuta morale e legale delle democrazie moderne.
L'autore riflette sui rischi legati ai nuovi disegni di legge contro l'antisemitismo in Italia, suggerendo che norme troppo specifiche possano paradossalmente alimentare i conflitti sociali invece di risolverli. Citando il giurista Hersch Lauterpacht, l'articolo spiega come la creazione di categorie giuridiche per singoli gruppi rischi di accentuare le contrapposizioni etnico-religiose a scapito della convivenza. Viene inoltre evidenziato che il pregiudizio e la creazione di capri espiatori colpiscono diverse comunità, inclusa quella musulmana, rendendo rischiosa una 'discriminazione positiva' limitata a un solo gruppo. Questa analisi evidenzia una criticità fondamentale nel bilanciamento tra la protezione delle minoranze e il mantenimento di un quadro giuridico universale e imparziale.