Cuneo. Quando il carcere logora chi lo vive dietro le sbarre e chi ci lavora
Barbara Morra
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La Stampa
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Riassunto
Una delegazione di Radicali Italiani, Possibile e Avs ha denunciato le condizioni critiche della Casa circondariale di Cuneo, definendole non dignitose sia per i detenuti che per gli operatori. Nonostante l'assenza di sovraffollamento formale, la struttura soffre di una grave carenza di personale, specialmente di mediatori culturali, e di ambienti degradati come le celle d'isolamento situate in locali angusti. Le attività rieducative e lavorative sono minime, lasciando la maggior parte dei detenuti in uno stato di inattività che ostacola il reinserimento sociale. Questo scenario richiama l'attenzione sull'urgenza di interventi istituzionali per garantire la dignità e la funzione rieducativa della pena.
Giulia Marro, Filippo Blengino e Francesca Druetti hanno visitato la casa circondariale Cerialdo di Cuneo per denunciare le gravi carenze strutturali e la mancanza di percorsi rieducativi. Con circa 400 detenuti, la struttura soffre per la scarsità di personale e mediatori culturali, alimentando un tasso di recidiva che raggiunge il 70%. La visita sottolinea come l'assenza di attività costruttive impedisca il reinserimento sociale dei detenuti, contravvenendo alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Questa situazione rappresenta un chiaro fallimento del sistema penitenziario italiano e una criticità per la sicurezza collettiva.
Una delegazione di Radicali e Giovani Democratici ha visitato il carcere di Novara, rilevando un sovraffollamento moderato con 93 detenuti nella sezione ordinaria e 68 in regime di 41 bis. L'istituto si distingue positivamente per le attività lavorative interne, come tipografia e lavanderia, ma soffre di una carenza di 30 agenti di polizia penitenziaria rispetto alla pianta organica. I rappresentanti politici chiedono ora maggiori sforzi per l'inserimento abitativo post-detenzione e invitano le istituzioni regionali a monitorare più da vicino le carceri piemontesi. Questa situazione evidenzia l'importanza del lavoro carcerario per la rieducazione, pur confermando le croniche difficoltà legate alla carenza di personale.
La Casa Circondariale di Rimini affronta un grave sovraffollamento, ospitando 169 persone a fronte di una capienza di 118, condizione definita dalla delegazione dei Radicali come un trattamento inumano e degradante. Durante una visita ispettiva, sono emersi problemi critici quali l'insufficienza di assistenza psicologica e psichiatrica, la scarsità di opportunità lavorative e ritardi burocratici nella gestione dei conti dei detenuti. L'istituto appare isolato dal tessuto cittadino e si regge unicamente sullo sforzo del personale in carenza organica e sulla sopportazione dei reclusi. Questa situazione evidenzia l'urgenza di una riforma che riporti la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani nelle carceri italiane.