Cuneo. “Al carcere Cerialdo mancano risorse, attività culturali e percorsi di reinserimento”
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targatocn.it
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Riassunto
Giulia Marro, Filippo Blengino e Francesca Druetti hanno visitato la casa circondariale Cerialdo di Cuneo per denunciare le gravi carenze strutturali e la mancanza di percorsi rieducativi. Con circa 400 detenuti, la struttura soffre per la scarsità di personale e mediatori culturali, alimentando un tasso di recidiva che raggiunge il 70%. La visita sottolinea come l'assenza di attività costruttive impedisca il reinserimento sociale dei detenuti, contravvenendo alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Questa situazione rappresenta un chiaro fallimento del sistema penitenziario italiano e una criticità per la sicurezza collettiva.
Una delegazione di Radicali Italiani, Possibile e Avs ha denunciato le condizioni critiche della Casa circondariale di Cuneo, definendole non dignitose sia per i detenuti che per gli operatori. Nonostante l'assenza di sovraffollamento formale, la struttura soffre di una grave carenza di personale, specialmente di mediatori culturali, e di ambienti degradati come le celle d'isolamento situate in locali angusti. Le attività rieducative e lavorative sono minime, lasciando la maggior parte dei detenuti in uno stato di inattività che ostacola il reinserimento sociale. Questo scenario richiama l'attenzione sull'urgenza di interventi istituzionali per garantire la dignità e la funzione rieducativa della pena.
L'articolo descrive un'assemblea nazionale a Roma promossa da Arci e altre organizzazioni per denunciare le condizioni drammatiche delle carceri italiane, segnate da un grave sovraffollamento e un alto numero di suicidi. Viene lanciato un appello al Parlamento per provvedimenti di clemenza e per una trasformazione del sistema che privilegi la dignità umana e le misure alternative alla detenzione. L'autore sottolinea l'importanza di investire in attività culturali e sociali come strumenti di riabilitazione per abbattere la recidiva e rispettare il dettato costituzionale. Questa situazione evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale che ponga fine ai trattamenti inumani e degradanti denunciati anche dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
L'autore racconta la sua visita alla Casa Circondariale di Teramo, evidenziando una situazione critica dovuta a un sovraffollamento del 183% e alla grave carenza di personale sanitario e di polizia. Nonostante le celle siano strutturate per garantire una minima dignità, l'intero sistema fatica a gestire l'emergenza quotidiana e a offrire percorsi educativi o sanitari adeguati. La testimonianza pone l'accento sulla dimensione umana e sulla stanchezza che caratterizza sia i detenuti sia gli agenti che operano in condizioni di forte pressione. Questa situazione mette in luce l'urgenza di interventi strutturali per evitare che il disagio diventi tragedia nel sistema penitenziario italiano.