Alessandria. Detenuto muore in cella inalando gas da una bomboletta
Federico Gottardo
·
La Repubblica
·
Riassunto
Un detenuto di 40 anni è deceduto nel carcere di Alessandria la notte di Capodanno a causa di un'asfissia provocata dall'inalazione di gas da una bomboletta per fornelli. Nonostante il pronto intervento della polizia penitenziaria, per l'uomo non c'è stato nulla da fare dopo che ha perso i sensi nella sua cella. L'episodio ha scatenato nuove proteste da parte del sindacato Osapp, che denuncia il collasso del sistema carcerario italiano per mancanza di investimenti e supporto organizzativo. Questo tragico evento evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale per garantire la sicurezza e la dignità all'interno degli istituti penitenziari.
L'autrice critica la trasformazione del carcere di San Michele ad Alessandria in un istituto per il regime 41 bis, lamentando la mancanza di coinvolgimento delle istituzioni locali in questa decisione. Il provvedimento rischia di smantellare anni di progetti di rieducazione e reinserimento sociale, aggravando al contempo la situazione già critica del carcere Don Soria, segnato da carenze strutturali e un alto tasso di suicidi. Viene invocato un cambio di paradigma che sostituisca la logica emergenziale con una gestione basata sulla dignità umana e sulla responsabilità condivisa. Questa situazione evidenzia una crisi profonda della funzione costituzionale della pena nel sistema carcerario italiano.
Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, esprime forte preoccupazione per la trasformazione del carcere di San Michele in una struttura di massima sicurezza destinata a 150 detenuti in regime di 41-bis. Secondo il primo cittadino, questa decisione calata dall’alto rischia di vanificare anni di investimenti in percorsi rieducativi e sociali, oltre a generare incognite sulla sicurezza urbana e sulla gestione sanitaria. Abonante lamenta inoltre la mancanza di dialogo con il Ministero e il degrado del vicino istituto Don Soria, chiedendo risposte concrete per il territorio. Questa vicenda evidenzia la necessità di un maggiore coordinamento tra il Ministero della Giustizia e gli enti locali nella gestione dei penitenziari di massima sicurezza.
Il carcere San Michele di Alessandria si avvia a diventare una struttura di massima sicurezza per circa 150 detenuti in regime di 41-bis, con i primi arrivi previsti per metà febbraio. Nonostante la mancanza di conferme ufficiali dal Ministero della Giustizia, lo svuotamento dei detenuti comuni e i lavori di adeguamento strutturale confermano il cambio di destinazione d'uso. Il sindaco e diversi esponenti politici locali esprimono forte preoccupazione per il rischio di smantellare anni di progetti rieducativi e di integrazione sociale costruiti con il territorio. Questa trasformazione solleva interrogativi cruciali sull'equilibrio tra le necessità di sicurezza nazionale e la tutela dei percorsi di riabilitazione carceraria.