Alessandria. In arrivo 150 detenuti per mafia o terrorismo, i primi già a metà febbraio
Adelia Pantano
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La Stampa
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Riassunto
Il carcere San Michele di Alessandria si avvia a diventare una struttura di massima sicurezza per circa 150 detenuti in regime di 41-bis, con i primi arrivi previsti per metà febbraio. Nonostante la mancanza di conferme ufficiali dal Ministero della Giustizia, lo svuotamento dei detenuti comuni e i lavori di adeguamento strutturale confermano il cambio di destinazione d'uso. Il sindaco e diversi esponenti politici locali esprimono forte preoccupazione per il rischio di smantellare anni di progetti rieducativi e di integrazione sociale costruiti con il territorio. Questa trasformazione solleva interrogativi cruciali sull'equilibrio tra le necessità di sicurezza nazionale e la tutela dei percorsi di riabilitazione carceraria.
Il deputato Federico Fornaro ha lanciato un allarme sulla riorganizzazione del regime 41-bis, che vedrà il carcere San Michele di Alessandria diventare l'unico polo di massima sicurezza in Piemonte, ospitando circa 150 detenuti. La decisione, emersa da un piano del Ministero della Giustizia, è stata criticata per la mancanza di confronto con le amministrazioni locali e per il pesante impatto previsto sui servizi sanitari territoriali. Inoltre, si teme che questa eccessiva concentrazione possa compromettere i decennali percorsi di risocializzazione e l'identità di un istituto storicamente aperto al territorio. Questa situazione evidenzia la necessità di un dialogo trasparente tra governo e comunità locali per gestire la sicurezza senza trascurare le esigenze dei territori.
Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, esprime forte preoccupazione per la trasformazione del carcere di San Michele in una struttura di massima sicurezza destinata a 150 detenuti in regime di 41-bis. Secondo il primo cittadino, questa decisione calata dall’alto rischia di vanificare anni di investimenti in percorsi rieducativi e sociali, oltre a generare incognite sulla sicurezza urbana e sulla gestione sanitaria. Abonante lamenta inoltre la mancanza di dialogo con il Ministero e il degrado del vicino istituto Don Soria, chiedendo risposte concrete per il territorio. Questa vicenda evidenzia la necessità di un maggiore coordinamento tra il Ministero della Giustizia e gli enti locali nella gestione dei penitenziari di massima sicurezza.
Il carcere di Vigevano è attualmente vuoto per consentire i lavori di adeguamento strutturale necessari alla sua trasformazione in un istituto per il regime di 41-bis. La transizione preoccupa il personale della polizia penitenziaria e i volontari, che attendono chiarimenti sulla fine dei cantieri e sulla futura gestione dell'organico sotto il nuovo regime restrittivo. Al momento la direzione è affidata pro tempore a Davide Pisapia, in attesa che le procedure ministeriali portino alla nomina di un nuovo dirigente. Questa trasformazione evidenzia le sfide logistiche e gestionali che il sistema penitenziario deve affrontare nel convertire strutture verso il regime di carcere duro.