Alessandria. “Molti dubbi su carcere San Michele per detenuti 41 bis”
Riassunto
Federico Fornaro, parlamentare del Partito Democratico, ha espresso forti critiche riguardo alla trasformazione del carcere San Michele di Alessandria in un centro destinato ad accogliere 150 detenuti in regime di 41 bis. Il piano governativo prevede di ridurre gli istituti per detenuti speciali in tutta Italia, rendendo quello di Alessandria l'unico polo di riferimento per il Piemonte. Fornaro denuncia la mancanza di trasparenza del Ministero e il silenzio delle istituzioni locali, temendo gravi rischi di infiltrazione criminale per il territorio e un impatto critico sulle strutture ospedaliere locali. La questione solleva un tema cruciale sulla sicurezza pubblica e sulla gestione centralizzata dei detenuti ad alto rischio nelle province italiane.
Federico Fornaro, parlamentare del Partito Democratico, interviene nuovamente sulla trasformazione del carcere di San Michele, destinato ad accogliere detenuti in regime di 41 bis. Fornaro, dopo il silenzio riscontrato in seguito alla sua interrogazione urgente al Ministro della Giustizia per chiedere chiarimenti sul futuro del carcere di Alessandria, ha spiegato come il verbale della seduta del 18 dicembre relativo alla “Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano”, abbia chiarito gli “intendimenti dell’amministrazione penitenziaria sul carcere di San Michele ad Alessandria.
“Tutte le voci e gli scenari più negativi vengono purtroppo confermati dalle parole del sottosegretario Del Mastro delle Vedove che in quella occasione ha relazionato sulla riorganizzazione e razionalizzazione e l’individuazione da destinate al regime speciale differenziato dal 41 bis. Attualmente i detenuti in regime di 41 bis nel nostro paese sono 750, distribuiti in 12 istituti di pena, 11 dei quali in promiscuità con detenuti comuni. Per volontà del Governo le carceri dedicate ai 41 bis saranno ridotti a 7, in cinque regioni. In Piemonte da 3 (Alessandria, Cuneo e Novara) a 1 (solo San Michele ad Alessandria)”.
“Il silenzio del governo sul progetto - continua Fornaro - è stato motivato con esigenze di segretezza per cui a nessun livello né parlamentare né locale ci si è potuti confrontare nel merito della questione e della scelta compiuta. Il sottosegretario ha poi ricordato che ogni regione interessata dovrà assicurare in ciascun capoluogo di provincia, negli ospedali generali, reparti destinati ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis. In sede di Conferenza unificata la regione Sardegna ha sollevato riserve e dubbi su queste decisioni governative, il Piemonte risulta silente. Immaginiamo che la Regione e l’Aso siano stati già adeguatamente informati dal ministero e si staranno prontamente attivando. Attendiamo conferme dagli enti interessati”.
Fornaro avanza comunque “molti dubbi e riserve sulla scelta di concentrare in pochi istituti (per Alessandria si tratterebbe se confermati di 150 detenuti in 41 bis, pari al 20% del totale Italia) i rischi connessi a queste presenze e alla possibile infiltrazione dei territori limitrofi al carcere. Se si rivelerà una riorganizzazione sbagliata a pagare il conto sarà la comunità alessandrina e dell’intera provincia con buona pace dei periodici proclami sulla sicurezza da parte del governo Meloni. Operazioni di questa complessità che cancellano la stessa storia di gestione attiva dei detenuti nell’istituto di San Michele poteva e doveva essere gestita in altro modo dal ministero della Giustizia coinvolgendo in primo luogo il Comune di Alessandria, pur riconoscendo esigenze di massima riservatezza. Vigileremo sull’esecuzione di un piano di centralizzazione dei detenuti in regime 41 bis che presenta più di un elemento di criticità e di rischio per la comunità alessandrina. In Sardegna in presenza di problematiche analoghe la Regione si è mossa e anche esponenti della maggioranza di governo hanno sollevato dubbi con richieste di rivedere il piano. Qui da noi silenzio totale”.