Milano. La musica di Muti nel carcere di Opera: “Vola libera per tutti e guarisce lo spirito”

Il Maestro Riccardo Muti dirigerà un concerto speciale presso il carcere di Opera a Milano, coinvolgendo l'Orchestra Cherubini e i detenuti-liutai che realizzano strumenti dal legno dei barconi dei migranti. L'evento celebra il potere della musica come strumento di libertà e impegno civile, superando ogni barriera sociale attraverso l'esecuzione di capolavori di Vivaldi e Verdi. Muti sottolinea come l'arte possa curare lo spirito e offrire una nuova prospettiva di bellezza anche in contesti di sofferenza e detenzione. Questa iniziativa dimostra come la cultura possa diventare un ponte fondamentale per la riabilitazione sociale e la speranza universale.

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“Il digiuno pubblico è illegale”. Dolci, Levi, Calamandrei e i pescatori della Baia di San Cataldo

L'articolo rievoca la figura di Danilo Dolci e la sua lotta non violenta nella Sicilia del 1956 contro l'indigenza e l'illegalità. Attraverso gesti eclatanti come lo sciopero della fame e lo 'sciopero alla rovescia', Dolci ricevette il sostegno dei più grandi intellettuali dell'epoca, gettando le basi per l'egemonia culturale della sinistra progressista. Mirella Serri sottolinea come la nuova legalità promossa dalla Costituzione sia nata da queste azioni concrete per i diritti civili e lo sviluppo sociale. Questo esempio storico invita a riflettere su come la vera cultura si costruisca attraverso il cambiamento sociale e non solo tramite la celebrazione del passato.

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La “lince” e gli abusi delle forze di polizia

Il 12 ottobre a Bologna, un manifestante è rimasto cieco da un occhio dopo essere stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo dalle forze dell'ordine. La vittima, che oggi usa lo pseudonimo 'Lince', ha lanciato una campagna con il supporto di Amnesty International per denunciare gli abusi e chiedere verità e giustizia. L'iniziativa solleva il problema strutturale dell'uso della violenza nella gestione dell'ordine pubblico e richiede l'introduzione obbligatoria di codici identificativi per gli agenti. Questa vicenda evidenzia l'urgente necessità di garantire trasparenza e responsabilità nell'operato delle forze di polizia per evitare che la tutela dei cittadini si trasformi in prevaricazione.

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Il 2026 sarà l’anno della giustizia o del trionfo dell’impunità?

L’articolo analizza i progressi e le sfide della giustizia internazionale, sottolineando come l’efficacia di organi come la Corte Penale Internazionale dipenda strettamente dalla cooperazione degli Stati. Nonostante successi significativi, come l’arresto di Rodrigo Duterte e la condanna di Ali Kushayb, l'autore denuncia i doppi standard politici e la scarsa collaborazione di alcuni paesi, tra cui l'Italia. Il testo evidenzia la necessità di superare le tutele politiche per garantire la punizione dei crimini contro l’umanità in scenari complessi come quelli di Gaza e del Myanmar. Questo scenario pone l'accento sulla responsabilità cruciale della comunità internazionale nel sostenere la legalità globale senza parzialità.

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Il diritto internazionale è morto? Viva il diritto internazionale!

L'articolo analizza le conseguenze dell'attacco statunitense in Venezuela, mettendo in guardia contro la tentazione di dichiarare la fine definitiva del diritto internazionale a favore della forza. Tommaso Greco sostiene che arrendersi alla "legge del più forte" favorisca solo chi viola le regole, ricordando che il diritto dipende dalla volontà e dai comportamenti di chi deve applicarlo. L'autore invita l'Europa a non cedere alla logica del riarmo, ma a farsi custode del patrimonio giuridico globale per ripristinare un ordine basato sulle regole. Questa riflessione evidenzia la necessità di non legittimare la violenza come unico strumento di regolazione dei conflitti globali.

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La democrazia è in crisi, serve tornare all’utopia che già una volta ci salvò

Walter Veltroni analizza il declino dell'ordine internazionale multilaterale, evidenziando come il ritorno alla politica di potenza metta in pericolo le istituzioni democratiche globali. L'autore sostiene che l'abbandono delle regole condivise a favore della forza militare legittimi le mire espansionistiche di diverse potenze, erodendo le libertà individuali. La democrazia è descritta come sotto assedio da parte di nuove ideologie radicali che sfruttano la tecnologia per trasformare la società in una struttura autoritaria. Veltroni conclude invitando l'Europa a non restare inerme e a difendere i valori del dialogo e del pluralismo. Questa analisi evidenzia la fragilità degli equilibri mondiali contemporanei e la necessità di una difesa attiva della democrazia.

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La guerra non c’è (ma la pace ormai è finita)

L'articolo analizza la preoccupante tendenza contemporanea a normalizzare la guerra e il riarmo, segnando il declino di un'epoca che aveva ripudiato il conflitto dopo le atrocità della Seconda Guerra Mondiale. L'autore richiama l'Articolo 11 della Costituzione italiana, sottolineando come l'impegno attivo per la pace venga oggi trascurato a favore di interessi bellici ed economici. Attraverso il pensiero del generale Smedley Butler, viene suggerito che i conflitti siano spesso alimentati da logiche di profitto piuttosto che da necessità diplomatiche. Questa riflessione mette in guardia contro la perdita di una coscienza storica collettiva che considerava la guerra come un punto di non ritorno.

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Prato. I detenuti si prendono cura della colonia felina e degli spazi verdi

L'azienda Estra ha donato alla Casa circondariale di Prato cibo, cucce e attrezzature per la tutela della colonia felina e la cura delle aree verdi interne. L'iniziativa permette ai detenuti di assumersi la responsabilità degli animali e degli spazi comuni, favorendo percorsi di sensibilizzazione e collaborazione. Il direttore dell'istituto, Luca Cicerelli, ha elogiato il progetto come esempio di alleanza territoriale volta alla rieducazione e al reinserimento sociale. Questo intervento dimostra come la cura per l'ambiente e per gli animali possa diventare un efficace strumento di partecipazione civica e riabilitazione all'interno delle carceri.

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Trump, l’uso della forza sta sgretolando l’idea di un diritto internazionale

L'articolo analizza la crescente assertività della politica estera di Donald Trump, che spazia dalle rinnovate mire sulla Groenlandia fino alla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela. Mentre gli Stati Uniti agiscono con estrema rapidità ignorando il diritto internazionale, i leader europei appaiono divisi tra chi condanna i metodi americani e chi, come il governo italiano, tende a giustificarli come legittimi. L'autore sottolinea come la frammentazione politica del Vecchio Continente renda difficile contrastare un'amministrazione americana sempre più determinata e spregiudicata. Questa situazione evidenzia l'urgenza per l'Europa di trovare una coesione strategica per evitare di essere travolta dall'unilateralismo statunitense.

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Iran. Scontri e barricate per le strade: quindici manifestanti uccisi, 70 città e villaggi coinvolti

Le proteste in Iran contro l'inflazione e il carovita entrano nell'ottavo giorno, estendendosi a oltre 70 località e causando almeno 16 morti e numerosi feriti. Mentre le autorità tentano di screditare i manifestanti parlando di influenze straniere, la repressione si inasprisce con arresti e violenze brutali da parte delle forze di sicurezza. Il dibattito internazionale si interroga su un possibile intervento statunitense, sebbene la complessa struttura di potere dei pasdaran renda incerto ogni scenario di cambiamento rapido. Questa escalation sottolinea come la crisi economica stia mettendo a dura prova la tenuta del regime teocratico, spingendo la popolazione a sfidare nuovamente la dittatura.

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Santa Maria Capua Vetere (Ce). Se i detenuti vestono le “guardie”

Presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, cento detenuti producono ogni anno 30mila camicie per la polizia penitenziaria grazie a una collaborazione tra il Ministero della Giustizia e la Fondazione Isaia. Tommaso D’Alterio, direttore della fondazione, descrive l'iniziativa come un modello virtuoso che garantisce reddito, competenze professionali reali e una riduzione della recidiva attraverso la stabilità produttiva. Il progetto mira a superare gli ostacoli burocratici dell'inserimento esterno creando laboratori interni che preparino i ristretti al lavoro in azienda una volta terminata la pena. L'esperienza è stata citata al CNEL come esempio di sostenibilità economica e sociale nel sistema carcerario. Questo progetto dimostra come il lavoro qualificato in carcere sia uno strumento essenziale per la riabilitazione e il reinserimento futuro dei detenuti.

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Fossano (Cn). La Garante: “Carcere struttura di eccellenza, pronta a nuovi cambiamenti nel 2026”

Il carcere Santa Caterina di Fossano si conferma un modello di eccellenza per la rieducazione e il reinserimento sociale, grazie a laboratori professionalizzanti che spaziano dalla panificazione alla carpenteria. Nonostante il successo dei percorsi formativi, la garante Michela Revelli ha segnalato criticità legate alla carenza di organico della Polizia Penitenziaria e ai lunghi tempi d'attesa della magistratura di sorveglianza. Sebbene la struttura non soffra di sovraffollamento, l'imminente pensionamento di figure chiave e la mancanza di giovani reclute pongono serie sfide per la gestione futura della sicurezza. Questa situazione evidenzia la necessità di supportare le eccellenze carcerarie con risorse umane adeguate per non vanificare i risultati ottenuti nel trattamento dei detenuti.

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Cuneo. “Al carcere Cerialdo mancano risorse, attività culturali e percorsi di reinserimento”

Giulia Marro, Filippo Blengino e Francesca Druetti hanno visitato la casa circondariale Cerialdo di Cuneo per denunciare le gravi carenze strutturali e la mancanza di percorsi rieducativi. Con circa 400 detenuti, la struttura soffre per la scarsità di personale e mediatori culturali, alimentando un tasso di recidiva che raggiunge il 70%. La visita sottolinea come l'assenza di attività costruttive impedisca il reinserimento sociale dei detenuti, contravvenendo alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Questa situazione rappresenta un chiaro fallimento del sistema penitenziario italiano e una criticità per la sicurezza collettiva.

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Milano. Youssef morto tra le fiamme a San Vittore: la famiglia si oppone all’archiviazione

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per i compagni di cella di Youssef Barsom, il diciottenne morto in un incendio a San Vittore nel settembre 2024, escludendo la loro responsabilità nel presunto suicidio. Tuttavia, il fratello del giovane si oppone alla decisione, denunciando che l'inchiesta avrebbe ignorato le gravi patologie psichiche del ragazzo, già accertate in precedenza dal Tribunale per i Minorenni. L'opposizione punta a evidenziare le possibili omissioni dell'amministrazione penitenziaria nella valutazione del rischio e nella gestione di un detenuto affetto da totale vizio di mente. La vicenda mette in luce le criticità del sistema penitenziario italiano nel monitorare e proteggere i detenuti con fragilità psichiatriche accertate.

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Sicurezza, Stato e sindaci devono cooperare. E servono più poliziotti

L’autore sostiene che la sicurezza non debba essere trattata come una bandiera ideologica, ma come una politica pubblica complessa che richiede coordinamento tra Stato e Comuni. L’articolo evidenzia come l'aumento delle disuguaglianze economiche e la carenza di oltre 11.000 unità nella Polizia di Stato rappresentino ostacoli strutturali alla sicurezza urbana. Piuttosto che l'inasprimento delle pene, Lo Russo invoca la certezza della sanzione e il potenziamento della funzione rieducativa del carcere per abbattere l'alto tasso di recidiva italiano. Il testo conclude sottolineando che la rigenerazione urbana e il supporto ai servizi sociali sono precondizioni essenziali per una comunità sicura. Questa analisi mette in luce l'urgenza di passare da interventi simbolici a strategie sistemiche di coesione sociale.

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La separazione delle carriere gode di consenso tra i miei studenti detenuti: il risultato di anni di disinformazione

L'articolo critica aspramente la riforma sulla separazione delle carriere della magistratura, sostenendo che non risolva i problemi strutturali della giustizia come l'inefficienza e i tempi lunghi. L'autore evidenzia come il provvedimento rappresenti un attacco all'indipendenza dei giudici, pilastro della democrazia italiana e frutto dell'eredità costituzionale post-fascista. Viene sottolineato che la riforma aumenterà i costi per i contribuenti senza offrire benefici reali ai cittadini o al sistema penale. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di difendere l'autonomia giudiziaria come garanzia di equilibrio tra i poteri dello Stato.

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Rinaudo: “Sì al referendum per tutelare la giustizia dei cittadini”

L'ex magistrato Antonio Rinaudo promuove il referendum sulla separazione delle carriere per garantire la reale autonomia e indipendenza del giudice rispetto al pubblico ministero. Secondo Rinaudo, è necessario superare l'attuale CSM unico creando due organi amministrativi distinti che riflettano le diverse mentalità professionali e funzioni dei due ruoli. La riforma mira a tutelare i cittadini, assicurando che chiunque affronti un processo sia giudicato da un magistrato veramente terzo e imparziale. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di una riforma strutturale per migliorare la percezione di equità del sistema giudiziario italiano.

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Riforma giustizia, due mesi al voto. Ma la raccolta firme può allungare i tempi

Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia di Carlo Nordio è previsto per marzo 2026, aprendo una fase di acceso scontro politico e istituzionale. Il ministro Nordio ha difeso il provvedimento, criticando l'Associazione Nazionale Magistrati per il rifiuto al dialogo e la scelta di schierarsi apertamente per il 'No'. Parallelamente, l'Unione delle Camere Penali accusa le opposizioni di voler ritardare il voto per timore di una sconfitta, mentre Forza Italia vede nel referendum l'occasione per stabilizzare il sistema giudiziario. Questa consultazione rappresenta un passaggio cruciale per definire i futuri equilibri tra politica e magistratura in Italia.

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Riforma della giustizia, il referendum si muove nella nebbia

L'articolo analizza il prossimo referendum sulla riforma della giustizia, focalizzato sulla separazione delle carriere, l'istituzione di due CSM e di un'Alta Corte disciplinare. Secondo l'autore, la riforma non attacca la magistratura ma rafforza lo Stato di diritto, garantendo che il giudice sia un arbitro terzo e imparziale tra accusa e difesa. Un punto cruciale è la riduzione del peso delle correnti attraverso il sorteggio dei componenti dei Consigli, mantenendo comunque l'indipendenza del Pubblico Ministero dal potere politico. La riforma punta a superare una visione moralista della giustizia per approdare a un sistema accusatorio moderno e trasparente. Questo dibattito sottolinea la necessità di evolvere il sistema penale italiano verso una maggiore equità e terzietà.

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Pagano: “Il carcere è una misura anacronistica. Abbattere le barriere, almeno quelle culturali”

Luigi Pagano, garante dei detenuti di Milano, sostiene che le persone con disabilità non dovrebbero essere recluse in carcere, definendo la detenzione una misura ormai anacronistica. Nell'intervista rilasciata a Rai 3, Pagano evidenzia come la rigidità delle strutture carcerarie spesso provochi ulteriori danni ai detenuti invece di favorirne il reinserimento. L’appello finale è quello di abbattere le barriere fisiche e culturali per avviare una riforma profonda del sistema. Ciò evidenzia una criticità fondamentale per la gestione della dignità umana all'interno delle carceri italiane.

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