Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
·
La Repubblica
·
Riassunto
Il 12 ottobre a Bologna, un manifestante è rimasto cieco da un occhio dopo essere stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo dalle forze dell'ordine. La vittima, che oggi usa lo pseudonimo 'Lince', ha lanciato una campagna con il supporto di Amnesty International per denunciare gli abusi e chiedere verità e giustizia. L'iniziativa solleva il problema strutturale dell'uso della violenza nella gestione dell'ordine pubblico e richiede l'introduzione obbligatoria di codici identificativi per gli agenti. Questa vicenda evidenzia l'urgente necessità di garantire trasparenza e responsabilità nell'operato delle forze di polizia per evitare che la tutela dei cittadini si trasformi in prevaricazione.
I pubblici ministeri di Verona hanno richiesto condanne fino a oltre sette anni per due ex poliziotti accusati di tortura e falso in atto pubblico ai danni di persone vulnerabili, come tossicodipendenti e stranieri. Le prove principali consistono in filmati che documentano aggressioni fisiche e insulti razziali avvenuti tra il 2022 e il 2023 nella stanza dei fermati della questura. Oltre a questo processo, un'altra inchiesta parallela coinvolge altri 16 agenti per reati simili, delineando quello che l'accusa definisce un sistema di abuso e prevaricazione. Questo caso solleva gravi interrogativi sulla tutela dei diritti umani e sulla condotta delle forze dell'ordine all'interno delle strutture di detenzione.
È iniziato a Cuneo il processo contro dieci agenti della polizia penitenziaria accusati di torture e violenze avvenute nel carcere di Cerialdo nel 2023. Le indagini descrivono una spedizione punitiva contro alcuni detenuti pakistani che protestavano per ricevere cure mediche, oltre a episodi di pestaggi e falsificazione di atti ufficiali per coprire i reati. Tra gli imputati compaiono anche l'ex comandante del carcere per omissione di denuncia e un medico per favoreggiamento. Il caso vede la partecipazione dei garanti dei detenuti come parti civili e punta a fare luce su gravi abusi di potere istituzionale. Questa vicenda sottolinea l'urgente necessità di garantire la trasparenza e il rispetto dei diritti umani all'interno del sistema carcerario italiano.
Un agente di polizia penitenziaria del carcere di Torino, sospeso per aver denunciato al TG5 il sovraffollamento e la carenza di organico, ha ottenuto dal Tar la sospensione della sanzione disciplinare. I giudici hanno ipotizzato un caso di whistleblowing, poiché l'agente ha segnalato criticità che ledono l'interesse pubblico in un contesto di gravi disordini. Nonostante il tentativo di anonimato, il Dap aveva identificato l'agente acquisendo il video integrale dall'emittente, applicando la sanzione massima di sei mesi nonostante l'assenza di precedenti. Questo caso evidenzia la tensione tra il dovere di riservatezza dei dipendenti pubblici e la necessità di denunciare condizioni lavorative degradate e pericolose.