Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
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La Repubblica
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Riassunto
Il 12 ottobre a Bologna, un manifestante è rimasto cieco da un occhio dopo essere stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo dalle forze dell'ordine. La vittima, che oggi usa lo pseudonimo 'Lince', ha lanciato una campagna con il supporto di Amnesty International per denunciare gli abusi e chiedere verità e giustizia. L'iniziativa solleva il problema strutturale dell'uso della violenza nella gestione dell'ordine pubblico e richiede l'introduzione obbligatoria di codici identificativi per gli agenti. Questa vicenda evidenzia l'urgente necessità di garantire trasparenza e responsabilità nell'operato delle forze di polizia per evitare che la tutela dei cittadini si trasformi in prevaricazione.
L'articolo riporta l'allarme di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, riguardo al nuovo pacchetto sicurezza del governo Meloni, che introduce lo scudo penale per le forze dell'ordine e il fermo di 12 ore. Noury denuncia una crescente criminalizzazione del dissenso e l'uso sproporzionato di strumenti come lacrimogeni e taser, segnalando un'erosione della libertà di manifestazione che risale ai fatti del G8 di Genova. Viene inoltre sottolineata l'urgenza mai ascoltata di introdurre codici identificativi per gli agenti per garantire trasparenza e prevenire l'impunità. Questa situazione evidenzia un preoccupante scivolamento verso pratiche autoritarie che mettono a rischio la tutela dei diritti civili e del dibattito pubblico in Italia.
Il processo contro l'agente Andrea Pellegrini, accusato di tortura e falso aggravato ai danni del giovane rom sordo Hasib Omerovic, inizierà il 2 novembre 2026. Durante un blitz illegale nel 2022, Omerovic precipitò da una finestra per sfuggire a violenze e minacce perpetrate con un coltello e cavi elettrici, mentre altri agenti hanno già ricevuto condanne o patteggiamenti per aver falsificato i verbali. La ricostruzione della procura evidenzia un abuso di potere scaturito da dicerie social mai confermate. Questa vicenda mette in luce la necessità di una vigilanza rigorosa contro gli abusi di potere e le torture all'interno delle istituzioni.
Una violenta rivolta è scoppiata nel carcere della Dozza a Bologna dopo che un detenuto si è visto negare un ricovero ospedaliero, provocando numerosi feriti tra gli agenti e gravi danni strutturali. A causa degli incendi appiccati, circa quaranta detenuti sono stati costretti a dormire nei corridoi, evidenziando l'impossibilità di trasferimenti per la mancanza cronica di posti in altri istituti. Mentre il garante regionale invoca l'indulto per ridurre la pressione carceraria, i sindacati di polizia denunciano l'ingestibilità della struttura e chiedono misure più severe. Questa vicenda evidenzia una criticità sistemica legata al sovraffollamento e alla gestione della sicurezza nelle carceri italiane.