Cuneo. Processo per le presunte torture sui detenuti: verranno sentiti in aula 60 testimoni
Riassunto
È iniziato a Cuneo il processo contro dieci agenti della polizia penitenziaria accusati di torture e violenze avvenute nel carcere di Cerialdo nel 2023. Le indagini descrivono una spedizione punitiva contro alcuni detenuti pakistani che protestavano per ricevere cure mediche, oltre a episodi di pestaggi e falsificazione di atti ufficiali per coprire i reati. Tra gli imputati compaiono anche l'ex comandante del carcere per omissione di denuncia e un medico per favoreggiamento. Il caso vede la partecipazione dei garanti dei detenuti come parti civili e punta a fare luce su gravi abusi di potere istituzionale. Questa vicenda sottolinea l'urgente necessità di garantire la trasparenza e il rispetto dei diritti umani all'interno del sistema carcerario italiano.
La Stampa, 29 gennaio 2026
È iniziato il processo a dieci degli agenti coinvolti, altri quattro hanno scelto l’abbreviato. È cominciato ieri, in tribunale, il processo a dieci imputati legati, a vario titolo, alle presunte torture su detenuti nel carcere Cerialdo. Gli imputati sono dieci, sui quattordici rinviati a giudizio, quelli che hanno scelto di rispondere alle accuse in dibattimento. Secondo la Procura, quattro di questi avrebbero partecipato alla ormai tristemente nota “spedizione punitiva”. Guidati dall’ispettore G.V., che ha scelto il rito abbreviato, nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2023 si sarebbero introdotti nella cella 417 della quarta sezione del Padiglione Gesso, quello destinato ai detenuti comuni. All’interno si trovavano quattro pakistani che, poche ore prima, avevano protestato battendo le stoviglie contro le porte blindate per chiedere cure mediche per un compagno della cella 416, che lamentava forti dolori a una gamba.
Da quel momento sarebbero iniziate le percosse, proseguite anche durante il trasferimento verso l’infermeria e nelle stanze di attesa, con calci, pugni e trascinamenti lungo le scale. Le violenze non si sarebbero fermate neppure davanti al medico e avrebbero coinvolto anche il detenuto della cella 416. Tutti e cinque i detenuti pakistani sarebbero poi stati collocati in isolamento in ambienti privi di adeguate dotazioni, nonostante le condizioni fisiche.
L’inchiesta della Procura - L’inchiesta della Procura ha messo l’attenzione non solo sulla spedizione punitiva, ma su una serie di episodi che avrebbero visto anche due detenuti di origine nordafricana subire violenze. Per questo hanno scelto il dibattimento per affrontare le accuse di percosse e minacce anche i tre agenti accusati di aver sferrato calci e pugni e minacciato un detenuto il 19 luglio 2023. Altri due sono a processo perché avrebbero dichiarato il falso nelle loro relazioni di servizio allo scopo di coprire i colleghi. Tra gli imputati figura anche la ex comandante della polizia penitenziaria, oggi vice, E.F., coinvolta per presunta omissione di denuncia: avrebbe omesso di segnalare tempestivamente quanto avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2023, riferendo i fatti solo diversi giorni dopo al direttore della struttura.
Rinvio all’11 marzo - Ieri il collegio di giudici ha ascoltato le istanze preliminari di pm e avvocati e ha rinviato all’11 marzo per la prosecuzione dell’udienza filtro in cui verranno ammessi i mezzi di prova. Il processo si annuncia lungo e complesso a partire da liste testimoniali di oltre sessanta persone. Tra le parti civili costituite ci sono quattro detenuti e i garanti regionale e nazionale dei detenuti. Il 16 febbraio, invece, sono previste le prime sentenze per i quattro che hanno scelto l’abbreviato: per G.V., il pm ha chiesto tre anni e due mesi di reclusione. Un anno e sei mesi è la pena sollecitata per il medico dell’istituto, A.M., accusato di falso, omissione di referto e favoreggiamento. Un anno di reclusione è stato richiesto per due agenti imputati per falso in atto pubblico.