La democrazia è in crisi, serve tornare all’utopia che già una volta ci salvò
Walter Veltroni
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Corriere della Sera
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Riassunto
Walter Veltroni analizza il declino dell'ordine internazionale multilaterale, evidenziando come il ritorno alla politica di potenza metta in pericolo le istituzioni democratiche globali. L'autore sostiene che l'abbandono delle regole condivise a favore della forza militare legittimi le mire espansionistiche di diverse potenze, erodendo le libertà individuali. La democrazia è descritta come sotto assedio da parte di nuove ideologie radicali che sfruttano la tecnologia per trasformare la società in una struttura autoritaria. Veltroni conclude invitando l'Europa a non restare inerme e a difendere i valori del dialogo e del pluralismo. Questa analisi evidenzia la fragilità degli equilibri mondiali contemporanei e la necessità di una difesa attiva della democrazia.
L'autore analizza le attuali riforme costituzionali italiane, come il premierato e l'autonomia, inquadrandole in una crisi globale del diritto internazionale e degli equilibri post-bellici. Azzariti suggerisce che sia in atto un "potere costituente dilatato" che agisce nel tempo attraverso prassi e fatti compiuti, erodendo gradualmente la Costituzione senza una rivoluzione popolare. Il cambiamento appare guidato dall'alto, privo di una strategia unitaria ma capace di trasformare il sistema in un nuovo regime autoritario. In questo scenario, gli intellettuali hanno il compito cruciale di trasformare il sentire comune in consapevolezza critica per difendere lo stato di diritto. Questa analisi sottolinea la necessità di una vigilanza democratica attiva di fronte a trasformazioni silenziose ma radicali.
L'autrice analizza la crescente disuguaglianza sociale caratterizzata da una distribuzione asimmetrica del potere e dall'erosione dei corpi intermedi, lasciando i cittadini vulnerabili di fronte a grandi corporation e algoritmi. In questo contesto, l'accesso ai beni pubblici diventa iniquo e le fragilità individuali si accentuano nel rapporto con le istituzioni e le nuove tecnologie. La soluzione proposta risiede nel rafforzamento dello Stato di diritto, fondato su istituzioni imparziali, condivisione del sapere e tutela dell'autonomia individuale. Questo scenario richiama la necessità urgente di rimettere al centro il primato delle regole per garantire equità e partecipazione democratica.
Vittorio Pelligra analizza l'etica della cura non come una semplice morale individuale, ma come una teoria della giustizia realista che riconosce la vulnerabilità umana come condizione universale. Basandosi sul pensiero di Joan Tronto, l'autore definisce la cura un'attività politica essenziale per mantenere e riparare il mondo, articolandola nelle fasi di attenzione, responsabilità e competenza. L'articolo evidenzia come la separazione tra cura e politica produca diseguaglianze sistemiche, poiché la definizione dei bisogni è sempre una scelta normativa carica di potere. La giustizia non deve quindi limitarsi alla distribuzione astratta di diritti, ma occuparsi delle condizioni materiali che ne permettono l'effettivo esercizio. Questa riflessione invita a ripensare le basi della nostra democrazia partendo dalla responsabilità condivisa verso la fragilità.