L’anno che verrà... istituzioni, potere, diseguaglianze e Stato di diritto
Daniela Piana
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Il Dubbio
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Riassunto
L'autrice analizza la crescente disuguaglianza sociale caratterizzata da una distribuzione asimmetrica del potere e dall'erosione dei corpi intermedi, lasciando i cittadini vulnerabili di fronte a grandi corporation e algoritmi. In questo contesto, l'accesso ai beni pubblici diventa iniquo e le fragilità individuali si accentuano nel rapporto con le istituzioni e le nuove tecnologie. La soluzione proposta risiede nel rafforzamento dello Stato di diritto, fondato su istituzioni imparziali, condivisione del sapere e tutela dell'autonomia individuale. Questo scenario richiama la necessità urgente di rimettere al centro il primato delle regole per garantire equità e partecipazione democratica.
L'articolo analizza l'attuale crisi dell'ordine mondiale, descrivendo un'epoca dominata da leader nazionalisti e 'cesaristi' che mettono in discussione le istituzioni multilaterali e il diritto internazionale. L'autrice evidenzia il pericoloso legame storico tra i conflitti bellici e l'inflazione, ricordando come l'instabilità economica possa favorire l'ascesa di regimi autoritari. Inoltre, vengono esaminati i rischi legati alle politiche daziarie e alla possibile esplosione della bolla speculativa dell'intelligenza artificiale, che minacciano la tenuta delle democrazie liberali. Questa analisi sottolinea l'urgente necessità di monitorare i nessi tra economia e potere politico per evitare che la legge del più forte prevalga definitivamente sul diritto globale.
L'articolo analizza il saggio 'Tecnofascismo' di Donatella Di Cesare, che esplora l'emergere di un nuovo modello autoritario basato sulla fusione tra etnocrazia e tecnocrazia, esemplificato dalla politica di Donald Trump. Questa deriva trasforma la democrazia in un regime di esclusione che colpisce le minoranze e promuove lo 'sciovinismo del benessere' a favore dei soli cittadini nativi. Di Cesare propone come alternativa un'etica della responsabilità basata sulla solidarietà e sulla cura dell'altro per superare il sovranismo identitario. Questa riflessione evidenzia i rischi di una trasformazione illiberale delle democrazie contemporanee verso forme di nazionalismo escludente.
L’articolo analizza la strategia legislativa del governo Meloni, caratterizzata da continui pacchetti sicurezza dettati dall'emergenza della cronaca, come nel caso dei recenti scontri a Torino. Tra le proposte più controverse emergono il fermo preventivo di 12 ore e lo scudo penale, misure che sollevano forti dubbi di costituzionalità e inaspriscono il rapporto con la magistratura. Secondo l'autrice, questo approccio rischia di trasformare il diritto penale da strumento di garanzia a mezzo di repressione ideologica contro categorie specifiche di individui. Tale scenario evidenzia una criticità profonda per la tenuta democratica e la salvaguardia dello Stato di diritto in Italia.