Pagano: “Il carcere è una misura anacronistica. Abbattere le barriere, almeno quelle culturali”
Redazione
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politicamentecorretto.com
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Riassunto
Luigi Pagano, garante dei detenuti di Milano, sostiene che le persone con disabilità non dovrebbero essere recluse in carcere, definendo la detenzione una misura ormai anacronistica. Nell'intervista rilasciata a Rai 3, Pagano evidenzia come la rigidità delle strutture carcerarie spesso provochi ulteriori danni ai detenuti invece di favorirne il reinserimento. L’appello finale è quello di abbattere le barriere fisiche e culturali per avviare una riforma profonda del sistema. Ciò evidenzia una criticità fondamentale per la gestione della dignità umana all'interno delle carceri italiane.
A Pavia sono stati sbloccati i 'protocolli d’inclusione' per i detenuti della casa circondariale di Torre del Gallo, permettendo l'avvio di attività culturali e di pubblica utilità. Lo sblocco è avvenuto a seguito di un’interrogazione parlamentare che ha sollecitato il Ministero della Giustizia a favore di percorsi rieducativi concreti. L’iniziativa punta a migliorare le condizioni di un sistema carcerario attualmente in crisi, caratterizzato da sovraffollamento e tensioni interne. Queste convenzioni mirano a restituire alla pena la sua funzione costituzionale di reinserimento sociale, coinvolgendo attivamente il Comune e gli enti locali nel recupero dei reclusi. Questo provvedimento rappresenta un passo fondamentale per contrastare il degrado degli istituti penitenziari italiani attraverso la dignità e il lavoro.
Don Adamo Affri, cappellano del carcere di Piacenza, sottolinea la grave carenza di risorse umane a fronte di un sovraffollamento che ostacola i percorsi di rieducazione e supporto psicologico. L'intervista evidenzia come il sistema attuale privilegi la punizione rispetto al trattamento, alimentando il senso di isolamento dei detenuti e il rischio di recidiva. Viene proposta una maggiore integrazione tra carcere e società civile, attraverso l'accoglienza in parrocchie e comunità, per abbattere lo stigma sociale. Questo appello richiama l'urgenza di rendere la pena carceraria un percorso di reale umanità e reinserimento, come previsto dalla Costituzione.
L'articolo analizza la recente scarcerazione di Danilo Coppola, evidenziando come le sue gravi condizioni di salute rendessero la detenzione a San Vittore un trattamento inumano e incompatibile con la finalità rieducativa della pena. L'autore cita l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha riconosciuto come il carcere non debba trasformarsi in una forma di tortura fisica o vendetta di Stato. Attraverso questo caso, viene denunciato il degrado sistemico e il sovraffollamento delle carceri italiane, dove molti altri detenuti vivono in condizioni simili di sofferenza gratuita. Questo evidenzia la necessità critica di una riforma profonda del sistema penale per allinearlo ai principi costituzionali di umanità e dignità.