"Carceri come discariche umane", il Sindacato di polizia penitenziaria ora chiede una rivoluzione
Lucia Olivieri
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L'Edicola del Sud
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Riassunto
Federico Pilagatti, segretario del Sappe, denuncia la gravissima situazione delle carceri italiane, definendole 'discariche umane' prive di assistenza adeguata per detenuti con problemi psichiatrici e dipendenze. Il sindacato propone di superare il fallimento delle Rems riaprendo strutture specializzate e trasferendo i tossicodipendenti in comunità terapeutiche per ridurre suicidi e violenze. Viene inoltre suggerita l'espulsione immediata dei detenuti stranieri condannati come misura contro il sovraffollamento. Questa denuncia evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale per garantire il rispetto dei principi costituzionali e della dignità umana all'interno del sistema penitenziario.
Le carceri italiane affrontano un'emergenza sanitaria cronica, segnata da un sovraffollamento medio del 138% e un numero allarmante di suicidi e decessi. La carenza di personale sanitario e le pessime condizioni igienico-strutturali favoriscono l'insorgere di gravi disturbi mentali e l'abuso di farmaci tra i detenuti. Nonostante i diritti garantiti dalla Costituzione, la mancanza di coordinamento tra amministrazioni rende difficile l'accesso alle cure e ai percorsi di rieducazione. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di riforme per allineare il sistema penitenziario italiano agli standard internazionali e ai principi di umanità.
Il sistema carcerario italiano affronta un sovraffollamento critico con oltre 63.000 detenuti e una riduzione dei posti disponibili a causa di lavori di ristrutturazione, portando il tasso medio di affollamento al 137,8%. La situazione è aggravata dall'alto numero di suicidi, frequenti episodi di autolesionismo e dalla grave carenza di assistenza specialistica per i detenuti con disturbi psichiatrici o dipendenze. Anche la giustizia minorile e l'organico della polizia penitenziaria sono in forte sofferenza, con una mancanza di circa 2.000 agenti nonostante le recenti assunzioni. Questi dati sottolineano l'urgenza di riforme strutturali e di un maggiore ricorso a misure alternative per evitare il collasso definitivo del sistema penale.
L'articolo denuncia il drammatico sovraffollamento delle carceri italiane che, a fine 2025, ha raggiunto il 138,5%, aggravando il degrado strutturale e la violazione dei diritti costituzionali dei detenuti. Nonostante il calo della criminalità, il sistema penitenziario affronta un'emergenza umanitaria segnata da un numero record di decessi e condizioni igieniche precarie sia per i carcerati che per il personale. L'autore sottolinea il fallimento delle politiche governative e propone l'adozione di misure alternative per il 38% della popolazione carceraria che deve scontare pene residue inferiori ai due anni e mezzo. Questa crisi evidenzia l'urgente necessità di una riforma che riporti la dignità e la funzione rieducativa al centro del sistema penale italiano.