Francesca Ghezzani, nel suo libro 'Il silenzio dentro', esplora la realtà carceraria italiana attraverso il 'giornalismo costruttivo', dando voce a detenuti, ex detenuti ed esperti del settore. L'opera analizza le difficoltà del reinserimento sociale e il rischio di recidiva, ponendo l'accento sulla necessità di trasformare la detenzione in un autentico percorso di rieducazione. Attraverso testimonianze dirette e analisi di criminologi e sociologi, il testo cerca di superare i pregiudizi per mostrare come il riscatto personale sia possibile e vantaggioso per l'intera comunità. Questo lavoro sottolinea l'importanza di considerare il sistema penale non solo come punizione, ma come un investimento fondamentale per la sicurezza e la dignità sociale.
Nel suo romanzo 'Se fioriscono le spine', Glauco Giostra racconta il dramma del carcere e la difficile sfida del reinserimento sociale attraverso l'amicizia tra due detenuti, Antonio e Angelo. La storia evidenzia come i pregiudizi e la mancanza di opportunità spingano spesso gli ex carcerati verso nuove illegalità, nonostante il desiderio di una vita onesta. L'autore critica la cultura della punizione fine a se stessa, sottolineando il valore fondamentale del riscatto umano e della riabilitazione. Questa narrazione mette in luce la necessità per il sistema penale e la società di offrire reali seconde possibilità invece di limitarsi al solo giudizio.
La mostra 'L’arte come spazio di libertà' è stata inaugurata nella sala consiliare di Pescara e presenta i dipinti realizzati dai detenuti del carcere locale nell'ambito di un progetto di arteterapia. L'iniziativa, curata dalla psicologa Arianna Salviani e supportata dall'associazione Cuav Cambiamenti, mira a utilizzare l'espressione artistica come strumento di riabilitazione e riflessione interiore. L'esposizione, visitabile fino ai primi di febbraio il martedì e il giovedì pomeriggio, sottolinea l'importanza di mantenere un legame vivo tra la comunità esterna e la realtà carceraria. Questo progetto evidenzia come l'arte possa fungere da ponte fondamentale per il reinserimento sociale e la tutela della dignità umana dei detenuti.
Venerdì a Scandiano si terrà l'evento 'L’incontro scandaloso' tra Giuseppe Culicchia, cugino del brigatista Walter Alasia, e Giorgio Bazzega, figlio del maresciallo ucciso da Alasia nel 1976. L'iniziativa mira a esplorare i temi della memoria e della responsabilità, cercando di ricucire una ferita profonda causata dalla violenza politica degli anni di piombo. Il dialogo si inserisce in un progetto comunale più ampio dedicato alla giustizia riparativa in ambito educativo. Questo appuntamento sottolinea l'importanza del confronto umano per superare conflitti storici e promuovere una cultura della pace.
Alla Casa Circondariale di Trapani, il progetto “La libertà è un libro”, curato da Ornella Fulco e Fabrizia Sala, utilizza la lettura e la scrittura come strumenti di riscatto per i detenuti. Attraverso laboratori settimanali, i partecipanti esplorano temi legati ai sentimenti e ai diritti umani, riscoprendo la propria dignità oltre l'errore commesso. L'iniziativa, attiva da quindici anni, ha favorito momenti di profonda umanità, come l'incontro empatico tra i detenuti e la madre di una giovane vittima di criminalità. Questo progetto dimostra come la cultura e l'ascolto siano ponti fondamentali per il reinserimento sociale e la riabilitazione all'interno delle carceri italiane.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha emanato una circolare che accelera il trattenimento dei migranti irregolari ritenuti pericolosi nei Cpr, dando priorità assoluta alle procedure di rimpatrio. La direttiva semplifica i controlli medici, posticipando l'accertamento dell'idoneità, e stabilisce che la tossicodipendenza non escluderà più i soggetti dalla detenzione amministrativa. Il provvedimento giunge mentre il governo lavora a una nuova legge sulla materia, sollecitata dalla Corte Costituzionale per aggiornare normative vecchie di trent'anni. Questa stretta evidenzia un approccio marcatamente securitario che solleva preoccupazioni circa la tutela della salute e dei diritti fondamentali dei trattenuti.
L'articolo evidenzia l'allarmante numero di processi "temerari" in Italia, dove oltre la metà dei giudizi di primo grado si conclude con un'assoluzione, denunciando la mancanza di un filtro efficace nelle fasi preliminari. Il deputato Errico Costa sottolinea come l'appiattimento sulle tesi dell'accusa e la pressione mediatica costringano migliaia di innocenti a calvari giudiziari che causano danni reputazionali e personali irreversibili. Questa prassi, alimentata da una burocrazia che preferisce delegare il giudizio finale anziché archiviare indagini deboli, trasforma il processo stesso in una pena ingiusta. Tale situazione solleva dubbi profondi sulla tenuta del sistema accusatorio e sulla necessità di una maggiore responsabilità nell'esercizio dell'azione penale.
Il governo Meloni sta definendo un nuovo pacchetto sicurezza che unisce un decreto e un disegno di legge, con l'obiettivo di velocizzare le espulsioni dei migranti e contrastare l'emergenza lame tra i giovanissimi. Le nuove norme prevedono pene più severe per il porto di coltelli, inclusa la possibilità di arresto in flagranza per i minori, e l'estensione dell'ammonimento del Questore per la fascia 12-14 anni. Parallelamente, il testo punta a rafforzare le tutele legali e i rinnovi contrattuali per le forze dell'ordine, pur nel timore di possibili rilievi di costituzionalità da parte del Quirinale. Questa iniziativa evidenzia la priorità del governo nel rispondere alla percezione di insicurezza urbana attraverso un inasprimento delle misure preventive e repressive.
A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice di governo per discutere il nuovo "pacchetto sicurezza", composto da un disegno di legge e un decreto-legge mirati a contrastare furti, baby gang e criminalità diffusa. Tra le misure principali figurano restrizioni sul porto d'armi bianche, facilitazioni per gli sgomberi di immobili occupati e una possibile stretta sulla gestione dei minori stranieri non accompagnati. Nonostante la condivisione generale degli obiettivi tra i leader di maggioranza, restano da definire alcuni dettagli normativi che faranno slittare l'approvazione definitiva a fine gennaio. Le opposizioni criticano il provvedimento definendolo puramente ideologico e chiedendo invece maggiori risorse per le forze dell'ordine. Questa riforma segnala la volontà del governo di inasprire le politiche di ordine pubblico, pur tra le incertezze sulla loro effettiva implementazione.
In occasione delle comunicazioni del ministro Nordio sulla giustizia, i partiti della maggioranza cercano di inserire diverse riforme, dalla sicurezza alla prescrizione. Mentre Fratelli d'Italia punta sulla risoluzione dell'emergenza carceraria con quasi 10.000 nuovi posti letto, Forza Italia spinge per il referendum sulla separazione delle carriere. Il governo si impegna inoltre a contrastare fenomeni come le baby gang e a riformare gli organi di autogoverno della magistratura attraverso l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare. Questo dibattito evidenzia la complessità di bilanciare le diverse priorità politiche all'interno della coalizione di governo in materia di giustizia.
Susanna Marietti critica l'approccio repressivo del governo verso la criminalità minorile, evidenziando come l'uso di decreti basati su singoli fatti di cronaca non risolva il problema alla radice. L'autrice cita dati del Ministero dell'Interno che mostrano una stabilità o diminuzione dei reati giovanili, smentendo la narrativa di un'emergenza che giustificherebbe misure punitive come il decreto Caivano. Viene sottolineata la mancanza di investimenti in istruzione e servizi sociali, preferendo la carcerazione al modello educativo e riabilitativo tradizionale italiano. Questa situazione evidenzia la necessità di tornare a politiche di prevenzione sociale piuttosto che affidarsi esclusivamente alla repressione penale.
L'articolo critica la tendenza della politica italiana a rispondere con decreti repressivi a una presunta emergenza violenza, nonostante i dati statistici indichino una netta diminuzione degli omicidi e dei reati con armi bianche. L'autore evidenzia come il governo alimenti la percezione di insicurezza per giustificare misure drastiche, quali i metal detector nelle scuole o l'inasprimento della detenzione dei migranti nei Cpr. Secondo Sansonetti, tali provvedimenti servono più a soddisfare media e ottenere consensi elettorali che a garantire una reale sicurezza, arrivando a ipotizzare violazioni della Costituzione. Questo sottolinea una gestione della sicurezza pubblica basata sull'emotività mediatica piuttosto che su dati oggettivi.
L'autore analizza criticamente l'operato del governo italiano, descrivendolo come una "fabbrica dei reati" che risponde sistematicamente ai casi di cronaca con nuove norme penali spesso ridondanti o inefficaci. Dall'introduzione del reato di rave party fino alle recenti misure sulla sicurezza, l'articolo evidenzia una strategia populista volta a ottenere consenso attraverso un "racconto repressivo" piuttosto che affrontare le cause strutturali dei problemi. Questo approccio panpenalista, pur inasprendo le pene per condotte già sanzionabili, non produrrebbe risultati concreti, finendo invece per appesantire il sistema giudiziario e carcerario. La riflessione finale mette in guardia sul rischio di barattare le libertà civili con una puramente illusoria percezione di sicurezza.
Il progetto 'Giustizia con Misericordia', nato dalla collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo, ha coinvolto oltre 14.000 persone in tre anni, facilitando il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti in 16 regioni italiane. L'iniziativa ha permesso l'attivazione di percorsi formativi, tirocini e ricongiungimenti familiari, dimostrando che la riabilitazione è un obiettivo concreto attraverso la sinergia tra Terzo settore e istituzioni. Il programma si amplia ora con il piano 'Jobel', che estenderà questi interventi agli istituti penali minorili per favorire il recupero educativo e occupazionale dei più giovani. Questi risultati confermano quanto sia fondamentale investire in percorsi riabilitativi per costruire una società più equa e ridurre la marginalità sociale.
Il carcere di Rovigo affronta una grave carenza organica con 60 agenti mancanti rispetto ai 175 previsti, una situazione critica denunciata dalla deputata Nadia Romeo. Parallelamente, il trasferimento di personale da Treviso al nuovo istituto minorile è stato bloccato da un ricorso al Tar, aggravando l'incertezza gestionale della struttura. Questa scarsità di personale minaccia non solo la sicurezza, ma anche i fondamentali progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, come la produzione di cerotti medicali. Tale scenario evidenzia come la mancanza di organico rappresenti un ostacolo strutturale alla funzione rieducativa della pena nel sistema carcerario italiano.
Una delegazione di imprenditori di Confimprese ha visitato il carcere di Bollate per valutare l'assunzione di detenuti, offrendo una risposta concreta alla carenza di circa 10.000 addetti nel settore del commercio. L'iniziativa punta sulla formazione professionale e sull'applicazione dell'articolo 21, che permette ai detenuti di lavorare o studiare per prepararsi a un effettivo reinserimento sociale. Le testimonianze dei protagonisti confermano che l'impiego lavorativo è lo strumento principale per restituire dignità e abbattere i pregiudizi che circondano chi ha scontato una pena. Questo modello evidenzia come la collaborazione tra imprese e istituzioni penitenziarie sia fondamentale per una reale sostenibilità sociale e per la riduzione della recidiva.
Cappellani delle carceri lombarde
·
chiesadimilano.it
L'articolo riflette sulla conclusione del Giubileo della Speranza, evidenziando la profonda amarezza dei detenuti per la mancata concessione di un atto di clemenza da parte dello Stato italiano. Nonostante gli appelli di Papa Francesco e dei vescovi, il sistema carcerario rimane segnato da un grave sovraffollamento e da condizioni degradanti che alimentano la tragica piaga dei suicidi. I cappellani denunciano l'inefficacia di semplici ritocchi regolamentari, sottolineando come il carcere sia diventato un contenitore di sofferenza che coinvolge anche le famiglie dei ristretti. Questa situazione richiama l'urgenza per la politica di superare la logica punitiva e affrontare con coraggio la crisi di dignità del sistema penitenziario.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 3/2026, ha dichiarato legittimo il divieto di bilanciamento tra l'aggravante della rapina su mezzi pubblici e l'attenuante della lieve entità del fatto. Secondo i giudici, tale restrizione è ragionevole poiché mira a punire più severamente reati che generano allarme sociale e limitano la libertà di movimento e di reazione delle vittime. La norma protegge non solo il patrimonio, ma anche diritti fondamentali come l'integrità fisica e morale della persona in contesti di particolare vulnerabilità. Questa decisione riafferma la discrezionalità del legislatore nel definire regimi sanzionatori più rigidi per tutelare la sicurezza collettiva.