“Se fioriscono le spine”: due vite sospese tra pena e riscatto
Angela Stella
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L'Unità
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Riassunto
Nel suo romanzo 'Se fioriscono le spine', Glauco Giostra racconta il dramma del carcere e la difficile sfida del reinserimento sociale attraverso l'amicizia tra due detenuti, Antonio e Angelo. La storia evidenzia come i pregiudizi e la mancanza di opportunità spingano spesso gli ex carcerati verso nuove illegalità, nonostante il desiderio di una vita onesta. L'autore critica la cultura della punizione fine a se stessa, sottolineando il valore fondamentale del riscatto umano e della riabilitazione. Questa narrazione mette in luce la necessità per il sistema penale e la società di offrire reali seconde possibilità invece di limitarsi al solo giudizio.
L'autore esplora il significato della giustizia attraverso la letteratura e la teologia, sostenendo che la pena debba avere una funzione rieducativa e non vendicativa. Citando Beccaria e Dostoevskij, l'articolo evidenzia come l'essere umano non coincida mai interamente con il reato commesso. Viene sottolineato il valore terapeutico della sanzione e l'importanza di investire in istruzione e lavoro all'interno delle carceri per prevenire la recidiva. Il testo richiama infine l'articolo 27 della Costituzione italiana per ribadire che una società matura deve proteggere se stessa senza disumanizzare il condannato. Questo approccio mette in luce la necessità di una riforma profonda del sistema carcerario orientata alla riparazione e alla riconciliazione.
L’autore analizza la profonda crisi del sistema carcerario italiano, culminata a fine 2025 con l'autorizzazione all'uso dello spray urticante e un sovraffollamento critico di circa 18.000 persone oltre la capienza. Questa condizione, definita come un vero e proprio maltrattamento strutturale, nega la dignità umana e la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione, alimentando invece recidiva e sofferenza. Nel 2025 si sono registrati 241 decessi, di cui 80 suicidi, confermando il fallimento di una gestione puramente repressiva che ignora le alternative alla detenzione per le pene brevi. Tale situazione evidenzia l’urgenza di riforme strutturali per evitare che il carcere diventi unicamente un luogo di negazione dei diritti fondamentali.
Il nuovo volume digitale 'La cura educativa in carcere', curato da Corrado Cosenza, esplora il ruolo dell'istruzione come strumento fondamentale per l'umanizzazione della pena e la rieducazione dei detenuti. Attraverso contributi teorici e testimonianze dirette, l'opera analizza come la scuola in contesti detentivi diventi uno spazio di rigenerazione e di riconoscimento della dignità della persona. Il testo affronta nodi complessi come il difficile dialogo tra didattica e trattamento penitenziario, evidenziando la necessità di modelli educativi che riaprano prospettive di futuro. Questa riflessione sottolinea l'importanza vitale dell'istruzione per adempiere alla funzione riabilitativa della pena prevista dal nostro ordinamento.