Antisemitismo, la destra accelera: oggi il Senato vota sul ddl della Lega

di Andrea Carugati
Il Manifesto, 21 gennaio 2026
La proposta del capogruppo Romeo sarà adottata come testo base. Contrari Pd, M5s e Avs. A favore Iv e Azione. Tra i dem ancora tensione con Delrio. Domani la riunione dei senatori. Mentre il Pd cerca una faticosa mediazione sul disegno di legge contro l’antisemitismo (prevista per domani la riunione del gruppo in Senato), la destra accelera. E già oggi è intenzionata ad adottare in commissione Affari costituzionali il ddl della Lega, a prima firma del capogruppo Romeo, come testo base.
Un disegno di legge che adotta la linee guida dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che prevedono di sanzionare chi critica duramente il governo di Israele o paragona ile azioni di Netanyahu a quelle dei nazisti. I paletti fissati dall’IHRA sono presenti anche negli altri ddl già presentati: quello di Scalfarotto di Iv (molto simile a quello della Lega) e quello del dem Graziano Delrio, contestato dai vertici del suo partito e anche da una vasta schiera di intellettuali, che vedono il rischio di una censura per le posizioni propal.
La destra ieri in commissione ha deciso di dire no alla proposta di Avs di nuove audizioni, e di adottare oggi il testo base. Domani il Pd discuterà tra i senatori la proposta di legge da portare in commissione, che dovrebbe riferirsi, oltre che all’antisemitismo, anche ad altre forme di razzismo e discriminazione. Ma, a questo punto, si trasformerà in emendamenti, perché -una volta adottato il testo base- si potrà procedere solo con richieste di modifica.
Il ddl di Romeo non prevede reati penali (come fa invece la proposta di Gasparri di Fi) ma di estendere il “diniego all’autorizzazione di una riunione o manifestazione pubblica per ragioni di moralità” anche ai casi di “valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”. Insomma: se la legge passasse, il governo avrebbe mano libera per vietare (o quantomeno provare a limitare) le manifestazioni pro Palestina. Ed è questo, a conti fatti, il reale motivo per cui la destra vuole approvare questa legge, visto che la legge Mancino già punisce penalmente qualsiasi forma di razzismo o incitamento alla violenza.
Le opposizioni di centrosinistra si preparano a votare no all’adozione del testo base. E chiederanno l’istituzione di un comitato ristretto, “che è quello che si fa quando c’è la volontà politica di arrivare a un testo comune”, ricorda il capogruppo Pd Andrea Giorgis. “Considero sbagliato strumentalizzare un tema così seri come sta facendo la destra”, dice Peppe De Cristofaro di Avs. “Il loro disegno è chiaro: far passare quelli come noi che considerano inadeguata e pericolosa la definizione dell’IHRA come poco attenti ai rigurgiti di antisemitismo. Che vanno contrastati, ma non in questo modo sbagliato. Io non ho mai paragonato Netanyahu ai nazisti, ma considero grave e pericoloso che una legge stabilisca che chi fa questo paragone è antisemita. È indubbio che una legge del genere finirà per rendere più difficili le critiche al governo di Israele, e credo che questa norma finirà per alimentare i fenomeni di antisemitismo invece che farli diminuire”.
Nel Pd la discussione non è ancora decollata: resta una divisione tra i firmatari del ddl Delrio (una decina di senatori che considera legittima la definizione IHRA) e il resto del gruppo, che vorrebbe superarla, perché convinta che possa essere usata come strumento di censura verso i propal, come ha spiegato anche su queste pagine la storica Anna Foa. Le interlocuzioni tra Delrio e Giorgis (ieri un lungo colloquio in Senato) finora non hanno prodotto risultati.
“Abbiamo deciso di non procedere ad ulteriori audizioni - ha spiegato il presidente della commissione Alberto Balboni di Fdi - ma di chiedere contributi scritti, due per ogni gruppo”. Quanto alla decisione su come procedere, Balboni ha osservato: “A me non dispiace l’idea del comitato ristretto ma se ci sono testi molto diversi tra loro è destinato a fallire, perché in quella sede la decisione deve essere presa all’unanimità”. Il lavoro in commissione dovrebbe terminare entro metà febbraio: poi il testo passerà all’aula del Sena