Porto Azzurro (Li). “Maggiore conoscenza fra carcere ed esterno”

Raimonda Lobina, garante dei detenuti di Porto Azzurro, sottolinea il successo del progetto 'Cambio musica' e del recente concerto di Natale che ha coinvolto detenuti e volontari nella Casa di Reclusione Pasquale de Santis. Nonostante la scarsa partecipazione delle istituzioni locali, l'iniziativa dimostra come la musica sia uno strumento fondamentale per la riabilitazione, permettendo di esprimere emozioni e superare la solitudine del carcere. Il progetto è reso possibile grazie all'impegno dei volontari dell'associazione Dialogo e al sostegno di Soci Coop, evidenziando il valore dei percorsi artistici nel sistema penitenziario. Questo intervento richiama l'attenzione sulla necessità di integrare maggiormente il carcere con la comunità esterna per favorire una reale crescita sociale.

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La forza del bene che è attorno a noi (e spesso non vediamo)

Nel suo nuovo libro "Cento ripartenze. Quando la vita ricomincia", Giorgio Paolucci esplora storie di resilienza raccolte tra carceri, scuole e percorsi migratori. Il volume evidenzia come la fragilità umana, se accolta, possa trasformarsi in un’opportunità di rinascita e rigenerazione interiore contro la rassegnazione dei tempi moderni. Attraverso incontri significativi e testimonianze di speranza, l'autore mostra che è possibile ritrovare il senso dell'esistenza anche nelle difficoltà più profonde. Queste narrazioni rappresentano un invito a riconoscere il bene che ci circonda come nutrimento essenziale per l'anima.

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Milano. La creatività che ci salva. Michele De Lucchi firma la Porta della Speranza di San Vittore

A Milano è stata inaugurata la prima delle dieci "Porte della Speranza", un’installazione monumentale di Michele De Lucchi posta davanti al carcere di San Vittore per favorire il dialogo tra arte, società e sistema penitenziario. Il progetto, promosso dalla Santa Sede in collaborazione con il DAP, coinvolgerà diverse città italiane e internazionali attraverso opere di grandi creativi e laboratori educativi per i detenuti. L'opera di De Lucchi, una porta aperta in legno priva di mura, simboleggia un percorso di trasformazione e rinascita accessibile a tutti. Questa iniziativa sottolinea il valore della creatività come strumento essenziale per la riabilitazione e il reinserimento sociale.

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Milano. La musica di Muti nel carcere di Opera: “Vola libera per tutti e guarisce lo spirito”

Il Maestro Riccardo Muti dirigerà un concerto speciale presso il carcere di Opera a Milano, coinvolgendo l'Orchestra Cherubini e i detenuti-liutai che realizzano strumenti dal legno dei barconi dei migranti. L'evento celebra il potere della musica come strumento di libertà e impegno civile, superando ogni barriera sociale attraverso l'esecuzione di capolavori di Vivaldi e Verdi. Muti sottolinea come l'arte possa curare lo spirito e offrire una nuova prospettiva di bellezza anche in contesti di sofferenza e detenzione. Questa iniziativa dimostra come la cultura possa diventare un ponte fondamentale per la riabilitazione sociale e la speranza universale.

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Caltanissetta. Lo street food di “Nino ‘u ballerino” per i detenuti del carcere

Lo street food chef Antonino Buffa, noto come 'Nino ‘u ballerino', ha guidato l'iniziativa 'Mandato di cottura-I sapori della libertà' presso la Casa Circondariale di Caltanissetta. L'evento ha coinvolto dieci detenuti nella preparazione di specialità siciliane per circa trecento persone, utilizzando il cibo come strumento di rieducazione e riscatto sociale. Il progetto, sostenuto dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, punta a valorizzare le competenze dei detenuti per favorire un futuro reinserimento lavorativo. Questa iniziativa sottolinea l'importanza di percorsi di risocializzazione concreta per costruire opportunità alternative alla criminalità.

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Prato. I detenuti si prendono cura della colonia felina e degli spazi verdi

L'azienda Estra ha donato alla Casa circondariale di Prato cibo, cucce e attrezzature per la tutela della colonia felina e la cura delle aree verdi interne. L'iniziativa permette ai detenuti di assumersi la responsabilità degli animali e degli spazi comuni, favorendo percorsi di sensibilizzazione e collaborazione. Il direttore dell'istituto, Luca Cicerelli, ha elogiato il progetto come esempio di alleanza territoriale volta alla rieducazione e al reinserimento sociale. Questo intervento dimostra come la cura per l'ambiente e per gli animali possa diventare un efficace strumento di partecipazione civica e riabilitazione all'interno delle carceri.

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Santa Maria Capua Vetere (Ce). Se i detenuti vestono le “guardie”

Presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, cento detenuti producono ogni anno 30mila camicie per la polizia penitenziaria grazie a una collaborazione tra il Ministero della Giustizia e la Fondazione Isaia. Tommaso D’Alterio, direttore della fondazione, descrive l'iniziativa come un modello virtuoso che garantisce reddito, competenze professionali reali e una riduzione della recidiva attraverso la stabilità produttiva. Il progetto mira a superare gli ostacoli burocratici dell'inserimento esterno creando laboratori interni che preparino i ristretti al lavoro in azienda una volta terminata la pena. L'esperienza è stata citata al CNEL come esempio di sostenibilità economica e sociale nel sistema carcerario. Questo progetto dimostra come il lavoro qualificato in carcere sia uno strumento essenziale per la riabilitazione e il reinserimento futuro dei detenuti.

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Fossano (Cn). La Garante: “Carcere struttura di eccellenza, pronta a nuovi cambiamenti nel 2026”

Il carcere Santa Caterina di Fossano si conferma un modello di eccellenza per la rieducazione e il reinserimento sociale, grazie a laboratori professionalizzanti che spaziano dalla panificazione alla carpenteria. Nonostante il successo dei percorsi formativi, la garante Michela Revelli ha segnalato criticità legate alla carenza di organico della Polizia Penitenziaria e ai lunghi tempi d'attesa della magistratura di sorveglianza. Sebbene la struttura non soffra di sovraffollamento, l'imminente pensionamento di figure chiave e la mancanza di giovani reclute pongono serie sfide per la gestione futura della sicurezza. Questa situazione evidenzia la necessità di supportare le eccellenze carcerarie con risorse umane adeguate per non vanificare i risultati ottenuti nel trattamento dei detenuti.

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“Il digiuno pubblico è illegale”. Dolci, Levi, Calamandrei e i pescatori della Baia di San Cataldo

L'articolo rievoca la figura di Danilo Dolci e la sua lotta non violenta nella Sicilia del 1956 contro l'indigenza e l'illegalità. Attraverso gesti eclatanti come lo sciopero della fame e lo 'sciopero alla rovescia', Dolci ricevette il sostegno dei più grandi intellettuali dell'epoca, gettando le basi per l'egemonia culturale della sinistra progressista. Mirella Serri sottolinea come la nuova legalità promossa dalla Costituzione sia nata da queste azioni concrete per i diritti civili e lo sviluppo sociale. Questo esempio storico invita a riflettere su come la vera cultura si costruisca attraverso il cambiamento sociale e non solo tramite la celebrazione del passato.

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La “lince” e gli abusi delle forze di polizia

Il 12 ottobre a Bologna, un manifestante è rimasto cieco da un occhio dopo essere stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo dalle forze dell'ordine. La vittima, che oggi usa lo pseudonimo 'Lince', ha lanciato una campagna con il supporto di Amnesty International per denunciare gli abusi e chiedere verità e giustizia. L'iniziativa solleva il problema strutturale dell'uso della violenza nella gestione dell'ordine pubblico e richiede l'introduzione obbligatoria di codici identificativi per gli agenti. Questa vicenda evidenzia l'urgente necessità di garantire trasparenza e responsabilità nell'operato delle forze di polizia per evitare che la tutela dei cittadini si trasformi in prevaricazione.

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Il 2026 sarà l’anno della giustizia o del trionfo dell’impunità?

L’articolo analizza i progressi e le sfide della giustizia internazionale, sottolineando come l’efficacia di organi come la Corte Penale Internazionale dipenda strettamente dalla cooperazione degli Stati. Nonostante successi significativi, come l’arresto di Rodrigo Duterte e la condanna di Ali Kushayb, l'autore denuncia i doppi standard politici e la scarsa collaborazione di alcuni paesi, tra cui l'Italia. Il testo evidenzia la necessità di superare le tutele politiche per garantire la punizione dei crimini contro l’umanità in scenari complessi come quelli di Gaza e del Myanmar. Questo scenario pone l'accento sulla responsabilità cruciale della comunità internazionale nel sostenere la legalità globale senza parzialità.

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Rinaudo: “Sì al referendum per tutelare la giustizia dei cittadini”

L'ex magistrato Antonio Rinaudo promuove il referendum sulla separazione delle carriere per garantire la reale autonomia e indipendenza del giudice rispetto al pubblico ministero. Secondo Rinaudo, è necessario superare l'attuale CSM unico creando due organi amministrativi distinti che riflettano le diverse mentalità professionali e funzioni dei due ruoli. La riforma mira a tutelare i cittadini, assicurando che chiunque affronti un processo sia giudicato da un magistrato veramente terzo e imparziale. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di una riforma strutturale per migliorare la percezione di equità del sistema giudiziario italiano.

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La separazione delle carriere gode di consenso tra i miei studenti detenuti: il risultato di anni di disinformazione

L'articolo critica aspramente la riforma sulla separazione delle carriere della magistratura, sostenendo che non risolva i problemi strutturali della giustizia come l'inefficienza e i tempi lunghi. L'autore evidenzia come il provvedimento rappresenti un attacco all'indipendenza dei giudici, pilastro della democrazia italiana e frutto dell'eredità costituzionale post-fascista. Viene sottolineato che la riforma aumenterà i costi per i contribuenti senza offrire benefici reali ai cittadini o al sistema penale. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di difendere l'autonomia giudiziaria come garanzia di equilibrio tra i poteri dello Stato.

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Sicurezza, Stato e sindaci devono cooperare. E servono più poliziotti

L’autore sostiene che la sicurezza non debba essere trattata come una bandiera ideologica, ma come una politica pubblica complessa che richiede coordinamento tra Stato e Comuni. L’articolo evidenzia come l'aumento delle disuguaglianze economiche e la carenza di oltre 11.000 unità nella Polizia di Stato rappresentino ostacoli strutturali alla sicurezza urbana. Piuttosto che l'inasprimento delle pene, Lo Russo invoca la certezza della sanzione e il potenziamento della funzione rieducativa del carcere per abbattere l'alto tasso di recidiva italiano. Il testo conclude sottolineando che la rigenerazione urbana e il supporto ai servizi sociali sono precondizioni essenziali per una comunità sicura. Questa analisi mette in luce l'urgenza di passare da interventi simbolici a strategie sistemiche di coesione sociale.

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Milano. Youssef morto tra le fiamme a San Vittore: la famiglia si oppone all’archiviazione

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per i compagni di cella di Youssef Barsom, il diciottenne morto in un incendio a San Vittore nel settembre 2024, escludendo la loro responsabilità nel presunto suicidio. Tuttavia, il fratello del giovane si oppone alla decisione, denunciando che l'inchiesta avrebbe ignorato le gravi patologie psichiche del ragazzo, già accertate in precedenza dal Tribunale per i Minorenni. L'opposizione punta a evidenziare le possibili omissioni dell'amministrazione penitenziaria nella valutazione del rischio e nella gestione di un detenuto affetto da totale vizio di mente. La vicenda mette in luce le criticità del sistema penitenziario italiano nel monitorare e proteggere i detenuti con fragilità psichiatriche accertate.

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Cuneo. “Al carcere Cerialdo mancano risorse, attività culturali e percorsi di reinserimento”

Giulia Marro, Filippo Blengino e Francesca Druetti hanno visitato la casa circondariale Cerialdo di Cuneo per denunciare le gravi carenze strutturali e la mancanza di percorsi rieducativi. Con circa 400 detenuti, la struttura soffre per la scarsità di personale e mediatori culturali, alimentando un tasso di recidiva che raggiunge il 70%. La visita sottolinea come l'assenza di attività costruttive impedisca il reinserimento sociale dei detenuti, contravvenendo alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Questa situazione rappresenta un chiaro fallimento del sistema penitenziario italiano e una criticità per la sicurezza collettiva.

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Vibo Valentia. Visita delegazione di +Europa: “Carenza di personale nell’area sanitaria del carcere”

Una delegazione di +Europa ha visitato la casa circondariale di Vibo Valentia per monitorare le condizioni della struttura, accogliendo positivamente i lavori di ristrutturazione nell'area di alta sicurezza. Tuttavia, è stata espressa forte preoccupazione per la persistente carenza di personale sanitario, che compromette il diritto alla salute dei detenuti. Il gruppo ha inoltre promesso la consegna di giocattoli per i bambini nell'area colloqui e indumenti per un detenuto iraniano in stato di necessità entro l'Epifania. Questa iniziativa sottolinea l'urgenza di tutelare la dignità umana e la funzione rieducativa della pena nel sistema carcerario italiano.

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La guerra non c’è (ma la pace ormai è finita)

L'articolo analizza la preoccupante tendenza contemporanea a normalizzare la guerra e il riarmo, segnando il declino di un'epoca che aveva ripudiato il conflitto dopo le atrocità della Seconda Guerra Mondiale. L'autore richiama l'Articolo 11 della Costituzione italiana, sottolineando come l'impegno attivo per la pace venga oggi trascurato a favore di interessi bellici ed economici. Attraverso il pensiero del generale Smedley Butler, viene suggerito che i conflitti siano spesso alimentati da logiche di profitto piuttosto che da necessità diplomatiche. Questa riflessione mette in guardia contro la perdita di una coscienza storica collettiva che considerava la guerra come un punto di non ritorno.

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Iran. Scontri e barricate per le strade: quindici manifestanti uccisi, 70 città e villaggi coinvolti

Le proteste in Iran contro l'inflazione e il carovita entrano nell'ottavo giorno, estendendosi a oltre 70 località e causando almeno 16 morti e numerosi feriti. Mentre le autorità tentano di screditare i manifestanti parlando di influenze straniere, la repressione si inasprisce con arresti e violenze brutali da parte delle forze di sicurezza. Il dibattito internazionale si interroga su un possibile intervento statunitense, sebbene la complessa struttura di potere dei pasdaran renda incerto ogni scenario di cambiamento rapido. Questa escalation sottolinea come la crisi economica stia mettendo a dura prova la tenuta del regime teocratico, spingendo la popolazione a sfidare nuovamente la dittatura.

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Il diritto internazionale è morto? Viva il diritto internazionale!

L'articolo analizza le conseguenze dell'attacco statunitense in Venezuela, mettendo in guardia contro la tentazione di dichiarare la fine definitiva del diritto internazionale a favore della forza. Tommaso Greco sostiene che arrendersi alla "legge del più forte" favorisca solo chi viola le regole, ricordando che il diritto dipende dalla volontà e dai comportamenti di chi deve applicarlo. L'autore invita l'Europa a non cedere alla logica del riarmo, ma a farsi custode del patrimonio giuridico globale per ripristinare un ordine basato sulle regole. Questa riflessione evidenzia la necessità di non legittimare la violenza come unico strumento di regolazione dei conflitti globali.

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