“I ragazzi di via Giustizia” a Mestre: le notti nel sottopasso dei senzatetto

Un gruppo di undici senzatetto di varie nazionalità occupa stabilmente il sottopasso ferroviario di via Giustizia a Mestre, creando problemi di igiene e sicurezza per i pendolari e i lavoratori della zona. Nonostante i numerosi ordini di allontanamento e le sanzioni della polizia locale, il gruppo continua a bivaccare accendendo fuochi e lasciando rifiuti pericolosi come siringhe. Negli ultimi giorni, i senzatetto hanno iniziato a spostarsi verso l'ex segheria Rosso, un edificio abbandonato che preoccupa le aziende vicine per il possibile ritorno di degrado e vandalismi. Questa situazione evidenzia la complessa sfida tra la gestione delle marginalità sociali e la tutela del decoro urbano.

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Immigrazione e cittadinanza. I numeri oltre la propaganda

L'articolo analizza come il tema dell'immigrazione sia spesso strumentalizzato dalla politica per creare allarmismo, nonostante i dati mostrino flussi gestibili rispetto ad altri Paesi europei. L'autore sottolinea l'urgenza di riformare il concetto di cittadinanza, superando l'ormai superato ius sanguinis per affrontare la grave crisi demografica e la carenza di manodopera che minacciano il sistema produttivo entro il 2029. Integrare i migranti attraverso formazione e diritti non è solo una questione etica, ma una necessità economica per sostenere un sistema previdenziale messo a rischio dai pensionamenti di massa. Questa sfida rappresenta un test decisivo per la lungimiranza della classe dirigente nel garantire il futuro economico dell'Italia.

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Dottrina Donald: io sono la legge

L'articolo analizza l'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro, orchestrato dagli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump per riaffermare la dominanza americana e il controllo sulle risorse petrolifere. L'autore evidenzia come questa azione segni il tramonto del diritto internazionale e delle democrazie liberali, inaugurando una nuova era basata esclusivamente sulla forza bruta. Vengono tracciati parallelismi tra la strategia di Trump e quelle di altri leader autoritari come Putin e Xi Jinping, sottolineando un pericoloso ritorno a logiche imperialiste. Questa situazione evidenzia una crisi profonda dell'ordine mondiale e della stabilità democratica globale.

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Responsabilità, sicurezza e speranza nella proposta di indulto “differito”

Un gruppo di magistrati e giuristi propone l'adozione di un 'indulto differito' per contrastare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, rispondendo agli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica. A differenza dei provvedimenti passati, questa misura prevede un rinvio dell'efficacia di alcuni mesi per permettere un adeguato accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. L'obiettivo è prevenire la recidiva garantendo che il ritorno in libertà sia supportato da servizi sociali, enti territoriali e progetti di giustizia riparativa. Tale proposta mira a coniugare la clemenza con la sicurezza collettiva e la dignità dei detenuti attraverso un percorso di restituzione sociale. Questo evidenzia la necessità di riforme che vadano oltre la semplice scarcerazione per affrontare in modo umano e strutturale le criticità del sistema penale.

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Venezuela. Ore di angoscia per le sorti del cooperante italiano Alberto Trentini

L'articolo riporta la delicata situazione di Alberto Trentini, cooperante veneziano detenuto nel carcere El Rodeo I in Venezuela dal 2024, in seguito al recente blitz americano che ha portato all'arresto di Nicolás Maduro. La famiglia e le istituzioni italiane, tra cui il ministro Tajani e il governatore Stefani, seguono con apprensione l'evolversi della crisi per garantire l'incolumità di Trentini e di altri prigionieri politici. Nonostante il clima di incertezza internazionale, si spera che il crollo del regime possa finalmente portare alla liberazione del volontario dopo oltre 400 giorni di prigionia. Questa vicenda sottolinea l'importanza di una diplomazia attiva e costante per la tutela dei cittadini italiani coinvolti in crisi geopolitiche.

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Venezuela. Paura per l’imprenditore italiano detenuto, appello a Roma per la liberazione

L'imprenditore Mario Burlò e l'operatore Alberto Trentini sono detenuti nel carcere venezuelano di El Rodeo I, in una situazione di crescente pericolo dopo l'arresto di Nicolás Maduro. Burlò è recluso dal 2024 con un'accusa generica di terrorismo, e ora i legali e la diplomazia italiana lavorano per ottenere il rilascio dei due connazionali. La struttura carceraria è nota per le sistematiche violazioni dei diritti umani, aggravando le preoccupazioni delle famiglie. Questa vicenda mette in luce la drammatica condizione dei detenuti italiani in contesti geopolitici instabili.

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Carceri, la denuncia dell’Osapp: “238 morti di malasanità penitenziaria nel 2025”

Leo Beneduci denuncia che i 238 decessi registrati nelle carceri italiane in un anno sono riconducibili a gravi carenze della sanità penitenziaria e non a responsabilità della Polizia Penitenziaria. Il sindacalista critica l'uso improprio dei trasferimenti d'urgenza e la mancanza di mezzi di soccorso adeguati, che costringono gli agenti a operare come infermieri su mezzi non attrezzati. Beneduci rivolge un appello alla premier Meloni e al ministro Nordio per una riforma immediata dei protocolli sanitari e dei trasporti dei detenuti. Questa denuncia evidenzia una crisi profonda nella gestione della salute in carcere, con pesanti ripercussioni sulla sicurezza e sulle risorse pubbliche.

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Carcere fuori legge: tra sovraffollamento, repressione e speranze tradite

L’autore analizza la profonda crisi del sistema carcerario italiano, culminata a fine 2025 con l'autorizzazione all'uso dello spray urticante e un sovraffollamento critico di circa 18.000 persone oltre la capienza. Questa condizione, definita come un vero e proprio maltrattamento strutturale, nega la dignità umana e la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione, alimentando invece recidiva e sofferenza. Nel 2025 si sono registrati 241 decessi, di cui 80 suicidi, confermando il fallimento di una gestione puramente repressiva che ignora le alternative alla detenzione per le pene brevi. Tale situazione evidenzia l’urgenza di riforme strutturali per evitare che il carcere diventi unicamente un luogo di negazione dei diritti fondamentali.

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Piano sicurezza del Governo, scetticismo del Pd. Il M5S: “Aspettiamo e speriamo”

Le opposizioni esprimono forte scetticismo verso il nuovo piano sicurezza del governo, che punta a contrastare la criminalità giovanile anche attraverso sanzioni amministrative per i genitori. Giuseppe Conte (M5S) e Debora Serracchiani (PD) criticano l'approccio puramente repressivo e chiedono investimenti reali nelle forze dell'ordine e nella prevenzione invece di semplici "spot" propagandistici. Nonostante le divergenze, emerge una possibile convergenza sulla modifica della riforma Cartabia per rendere procedibili d'ufficio alcuni reati predatori. Questo dibattito evidenzia la difficoltà di trovare un equilibrio tra misure punitive e interventi sociali nel contrasto alle baby gang.

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Pietro Grasso: “La democrazia non è il bottino della maggioranza di turno, rischia di svuotarsi”

Pietro Grasso, ex presidente del Senato, riflette sugli 80 anni della Repubblica mettendo in guardia contro il degrado del dibattito politico e il rischio di svuotamento dei valori costituzionali. L'ex magistrato sottolinea l'importanza della legalità e critica le riforme che mirano a ridurre l'indipendenza della magistratura, come la proposta di separazione delle carriere. Grasso auspica un ritorno allo 'spirito costituente' tra maggioranza e opposizione per contrastare l'astensionismo e proteggere l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Questo intervento evidenzia una sfida cruciale per la tenuta democratica dell'Italia e il futuro delle sue istituzioni.

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Giordano: “Voto Sì perché in Ue è inconcepibile una magistratura non separata”

L'avvocato Stefano Giordano sostiene la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, considerandola un passaggio obbligato per attuare pienamente il processo accusatorio e l'articolo 111 della Costituzione. Secondo Giordano, la riforma non sottomette il PM all'esecutivo, ma garantisce la terzietà del giudice e rompe le logiche di potere correntizie emerse con il caso Palamara. L'intervista sottolinea l'importanza di strumenti come il sorteggio per il CSM e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per superare i fallimenti dell'autodisciplina interna. La riforma mira inoltre ad allineare l'ordinamento italiano agli standard europei, dove la distinzione tra chi accusa e chi giudica è la norma. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di una magistratura strutturalmente imparziale per assicurare l'effettiva parità delle armi nel sistema penale.

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Cervo: “Dico No perché questa riforma mette in pericolo i nostri giudici”

Paola Cervo, giudice di sorveglianza e dirigente ANM, critica la riforma Nordio sostenendo che essa minacci l'indipendenza della magistratura piuttosto che migliorarne l'efficienza. La riforma preoccupa per l'introduzione di un sistema disciplinare potenzialmente condizionabile dalla politica e per il sorteggio dei membri del CSM, interpretato come un tentativo di indebolire l'autonomia giudiziaria. Cervo sottolinea che il rischio principale non riguarda solo i pubblici ministeri, ma la serenità e l'imparzialità di tutti i giudici. Questa situazione evidenzia una criticità profonda per la salvaguardia dell'equilibrio tra i poteri nello Stato italiano.

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Esprimersi per il “No”, a difesa dei cittadini dal potente di turno

In questo articolo, il Procuratore Capo di Bari Roberto Rossi invita a votare 'No' al referendum sulla riforma costituzionale 'Nordio', sostenendo che essa miri a ridurre l'autonomia della magistratura a favore della politica. L'autore critica in particolare il sorteggio dei membri del CSM e la separazione delle carriere, temendo che quest'ultima possa assoggettare il pubblico ministero al potere esecutivo. Viene inoltre contestata l'istituzione dell'Alta Corte Disciplinare, descritta come uno strumento di intimidazione privo di adeguate garanzie di ricorso per i magistrati. Il voto contrario è presentato non come una scelta partitica, ma come una difesa necessaria dell'indipendenza giudiziaria e dei diritti di tutti i cittadini. Questa riflessione solleva una questione cruciale sul bilanciamento dei poteri e sulla tenuta democratica dell'ordinamento italiano.

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Cottura cibi nelle celle del 41 bis: “Sì a fasce orarie giustificate”

La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che favoriva un detenuto al regime di 41 bis, stabilendo che le limitazioni orarie per cucinare in cella devono essere valutate in base a concrete esigenze organizzative o di sicurezza. I giudici hanno chiarito che tali restrizioni sono legittime purché non risultino discriminatorie o puramente vessatorie rispetto ai detenuti comuni. Il caso tornerà ora al Tribunale di Sorveglianza di Roma per una nuova valutazione che consideri le motivazioni dell'amministrazione penitenziaria. Questa sentenza evidenzia la continua ricerca di un equilibrio tra i diritti fondamentali dei detenuti e le necessità di controllo nei regimi di massima sicurezza.

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Il giudice può fare copia-incolla per motivi d’economia processuale

La Corte di Cassazione, con la sentenza 33584/2025, ha stabilito che i giudici possono utilizzare la tecnica del 'copia-incolla' nelle motivazioni per accelerare i tempi della giustizia. Questa pratica, definita motivazione 'per relationem', è legittima solo se viene citata la fonte e se il magistrato spiega chiaramente l'analogia tra i casi, garantendo la trasparenza necessaria per l'eventuale ricorso delle parti. La pronuncia chiarisce che tale metodo non compromette l'autonomia di giudizio né l'imparzialità del magistrato, ma risponde a un'esigenza di efficienza processuale prevista dal Codice di procedura civile. Questo orientamento evidenzia la volontà di modernizzare il sistema giudiziario italiano, puntando sulla celerità senza sacrificare il diritto di difesa.

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Firenze. Magistrati, volontari e Palazzo Vecchio: “Sollicciano ancora disumano”

Il carcere di Sollicciano apre il 2026 con un grave incendio che ha causato 26 intossicati, riaccendendo le polemiche sulle croniche carenze strutturali e igieniche dell'istituto. L'assessore Nicola Paulesu e vari esponenti della magistratura denunciano condizioni di vita disumane, caratterizzate da infiltrazioni, mancanza di riscaldamento e assenza di efficaci percorsi di reinserimento sociale. Nonostante i numerosi reclami e gli appelli delle associazioni, la struttura soffre di una grave inerzia istituzionale che compromette i diritti fondamentali dei detenuti. Questa situazione sottolinea una crisi profonda e non più rimandabile per il sistema carcerario italiano, dove il degrado strutturale ostacola ogni finalità rieducativa della pena.

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Firenze. “Una sequela allarmante di eventi, su Sollicciano servono risposte”

L'articolo riporta la dura condanna delle istituzioni locali a seguito di un grave incendio divampato nel carcere di Sollicciano, un evento che mette nuovamente in luce il degrado strutturale della struttura. L'assessore Nicola Paulesu e il deputato Federico Gianassi hanno denunciato una situazione ormai insostenibile, chiedendo interventi urgenti e non più rinviabili a livello nazionale. Le criticità segnalate riguardano la sicurezza e la tutela dei diritti fondamentali sia dei detenuti che del personale penitenziario. Questo episodio solleva ancora una volta la questione dell'emergenza cronica del sistema carcerario italiano e la necessità di una riforma profonda.

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Lucca. “Così il carcere di San Giorgio è diventato il più sovraffollato d’Italia”

Enrico Vincenzini, presidente toscano dell’Associazione Antigone, denuncia che il carcere San Giorgio di Lucca è il più sovraffollato d’Italia, avendo raggiunto un tasso del 243%. Nonostante il rinnovo delle aree comuni, le celle versano in condizioni igieniche precarie a causa della mancanza di manutenzione strutturale. Per risolvere l'emergenza, Antigone propone misure di clemenza come l’indulto, l’ampliamento dell’accesso alle misure alternative e la depenalizzazione di alcuni reati minori. È inoltre ritenuta urgente la costruzione di infrastrutture moderne che favoriscano la risocializzazione dei detenuti secondo i principi costituzionali. Questa situazione evidenzia la necessità di un intervento politico immediato per garantire i diritti fondamentali e la dignità umana all’interno del sistema penitenziario.

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Oristano. Evade dalla colonia penale di Is Arenas per tornare a Massama: “Meglio il carcere”

Manuel Medda, 48enne di Arcidano, ha spiegato in una lettera i motivi della sua fuga dalla colonia penale di Is Arenas, preferendo il carcere di Massama a causa delle condizioni degradate e del sovraffollamento della struttura. Il detenuto denuncia la totale mancanza di assistenza da parte di educatori e psicologi, oltre a una gestione che spingerebbe i carcerati verso la depressione. Dopo aver percorso 18 chilometri a piedi per tornare a casa, l'uomo si è consegnato spontaneamente alle autorità tramite il suo avvocato, nonostante ora rischi una denuncia per evasione. Questa vicenda mette in luce le gravi carenze strutturali e gestionali che possono affliggere alcune realtà del sistema carcerario italiano.

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Lecce. Luciana Delle Donne: “Gli scarti sono le materie prime con cui creiamo”

L'articolo descrive il progetto 'Made in Carcere' fondato da Luciana Delle Donne, che trasforma scarti tessili in prodotti di moda coinvolgendo persone detenute in diverse carceri italiane. Attraverso un modello di economia rigenerativa, l'iniziativa promuove l'inclusione sociale e la sostenibilità ambientale, offrendo ai partecipanti la possibilità di acquisire dignità e competenze professionali. L'obiettivo principale è favorire il reinserimento sociale e il riscatto umano attraverso il lavoro creativo e la valorizzazione di ciò che normalmente verrebbe scartato. Questa iniziativa evidenzia l'importanza del lavoro carcerario come strumento fondamentale per la riabilitazione e la riduzione dell'impatto ambientale.

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