Responsabilità, sicurezza e speranza nella proposta di indulto “differito”
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Avvenire
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Riassunto
Un gruppo di magistrati e giuristi propone l'adozione di un 'indulto differito' per contrastare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, rispondendo agli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica. A differenza dei provvedimenti passati, questa misura prevede un rinvio dell'efficacia di alcuni mesi per permettere un adeguato accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. L'obiettivo è prevenire la recidiva garantendo che il ritorno in libertà sia supportato da servizi sociali, enti territoriali e progetti di giustizia riparativa. Tale proposta mira a coniugare la clemenza con la sicurezza collettiva e la dignità dei detenuti attraverso un percorso di restituzione sociale. Questo evidenzia la necessità di riforme che vadano oltre la semplice scarcerazione per affrontare in modo umano e strutturale le criticità del sistema penale.
Simone Alecci, Sergio Belardinelli, Umberto Curi, et al.
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Il Foglio
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Il testo propone un "indulto differito" come soluzione innovativa per affrontare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, accogliendo gli appelli di Papa Francesco e del Presidente Mattarella. A differenza di un provvedimento immediato, questa misura prevede un'efficacia ritardata di tre o sei mesi per organizzare percorsi di reinserimento sociale, lavorativo e di giustizia riparativa. L'obiettivo è prevenire la recidiva e garantire la sicurezza collettiva attraverso un accompagnamento concreto del detenuto verso la libertà. Questa proposta evidenzia la necessità di una riforma che coniughi la clemenza istituzionale con la responsabilità sociale e strutturale del sistema penitenziario.
La proposta di un 'indulto differito' ha ricevuto il sostegno della CEI e del Cardinale Zuppi come risposta alla crisi di sovraffollamento e ai disagi psicologici nelle carceri italiane. A differenza del provvedimento tradizionale, questo modello prevede un periodo di sei mesi dedicato ad attività rieducative per facilitare il reinserimento sociale del detenuto. Secondo Mario Serio del Garante nazionale, l'obiettivo è onorare il mandato costituzionale della pena come percorso riabilitativo e non solo punitivo. L'iniziativa punta ora a diventare una proposta di legge di iniziativa popolare, sottolineando l'urgenza di trasformare il sistema penitenziario in un luogo di autentica speranza.
Un gruppo di esperti, coordinato dal magistrato Nicola Mazzamuto, ha presentato una proposta di "indulto differito" per contrastare il grave sovraffollamento delle carceri italiane. A differenza delle misure passate, questa proposta punta su una libertà assistita che prevede la presa in carico dei detenuti da parte di reti di accoglienza, enti locali e Terzo settore. L'obiettivo principale è abbattere la recidiva garantendo percorsi di formazione, lavoro e mediazione sociale anziché un semplice rilascio senza supporto. Questa iniziativa richiama l'attenzione sulla necessità di riforme che coniughino la clemenza con la sicurezza e il reinserimento effettivo nella società.