Giubileo, la proposta di un indulto che accompagni le persone dopo il carcere
Ilaria Dioguardi
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vita.it
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Riassunto
Un gruppo di esperti, coordinato dal magistrato Nicola Mazzamuto, ha presentato una proposta di "indulto differito" per contrastare il grave sovraffollamento delle carceri italiane. A differenza delle misure passate, questa proposta punta su una libertà assistita che prevede la presa in carico dei detenuti da parte di reti di accoglienza, enti locali e Terzo settore. L'obiettivo principale è abbattere la recidiva garantendo percorsi di formazione, lavoro e mediazione sociale anziché un semplice rilascio senza supporto. Questa iniziativa richiama l'attenzione sulla necessità di riforme che coniughino la clemenza con la sicurezza e il reinserimento effettivo nella società.
Un gruppo di magistrati e giuristi propone l'adozione di un 'indulto differito' per contrastare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, rispondendo agli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica. A differenza dei provvedimenti passati, questa misura prevede un rinvio dell'efficacia di alcuni mesi per permettere un adeguato accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. L'obiettivo è prevenire la recidiva garantendo che il ritorno in libertà sia supportato da servizi sociali, enti territoriali e progetti di giustizia riparativa. Tale proposta mira a coniugare la clemenza con la sicurezza collettiva e la dignità dei detenuti attraverso un percorso di restituzione sociale. Questo evidenzia la necessità di riforme che vadano oltre la semplice scarcerazione per affrontare in modo umano e strutturale le criticità del sistema penale.
Simone Alecci, Sergio Belardinelli, Umberto Curi, et al.
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Il Foglio
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Il testo propone un "indulto differito" come soluzione innovativa per affrontare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, accogliendo gli appelli di Papa Francesco e del Presidente Mattarella. A differenza di un provvedimento immediato, questa misura prevede un'efficacia ritardata di tre o sei mesi per organizzare percorsi di reinserimento sociale, lavorativo e di giustizia riparativa. L'obiettivo è prevenire la recidiva e garantire la sicurezza collettiva attraverso un accompagnamento concreto del detenuto verso la libertà. Questa proposta evidenzia la necessità di una riforma che coniughi la clemenza istituzionale con la responsabilità sociale e strutturale del sistema penitenziario.
La proposta di un 'indulto differito' ha ricevuto il sostegno della CEI e del Cardinale Zuppi come risposta alla crisi di sovraffollamento e ai disagi psicologici nelle carceri italiane. A differenza del provvedimento tradizionale, questo modello prevede un periodo di sei mesi dedicato ad attività rieducative per facilitare il reinserimento sociale del detenuto. Secondo Mario Serio del Garante nazionale, l'obiettivo è onorare il mandato costituzionale della pena come percorso riabilitativo e non solo punitivo. L'iniziativa punta ora a diventare una proposta di legge di iniziativa popolare, sottolineando l'urgenza di trasformare il sistema penitenziario in un luogo di autentica speranza.