Carceri, l’indulto “differito” piace anche ai vescovi

Riassunto

La proposta di un 'indulto differito' ha ricevuto il sostegno della CEI e del Cardinale Zuppi come risposta alla crisi di sovraffollamento e ai disagi psicologici nelle carceri italiane. A differenza del provvedimento tradizionale, questo modello prevede un periodo di sei mesi dedicato ad attività rieducative per facilitare il reinserimento sociale del detenuto. Secondo Mario Serio del Garante nazionale, l'obiettivo è onorare il mandato costituzionale della pena come percorso riabilitativo e non solo punitivo. L'iniziativa punta ora a diventare una proposta di legge di iniziativa popolare, sottolineando l'urgenza di trasformare il sistema penitenziario in un luogo di autentica speranza.

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