Pietro Grasso: “La democrazia non è il bottino della maggioranza di turno, rischia di svuotarsi”
Fabio Martini
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La Stampa
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Riassunto
Pietro Grasso, ex presidente del Senato, riflette sugli 80 anni della Repubblica mettendo in guardia contro il degrado del dibattito politico e il rischio di svuotamento dei valori costituzionali. L'ex magistrato sottolinea l'importanza della legalità e critica le riforme che mirano a ridurre l'indipendenza della magistratura, come la proposta di separazione delle carriere. Grasso auspica un ritorno allo 'spirito costituente' tra maggioranza e opposizione per contrastare l'astensionismo e proteggere l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Questo intervento evidenzia una sfida cruciale per la tenuta democratica dell'Italia e il futuro delle sue istituzioni.
L'articolo analizza il prossimo referendum sulla giustizia come un momento cruciale nel lungo conflitto tra politica e magistratura, focalizzandosi sulla riforma del CSM e il rischio di alterare l'equilibrio costituzionale. L'autore evidenzia come la separazione delle carriere sia già nei fatti realtà e che il vero nodo sia la proposta di sorteggio dei membri del CSM, interpretata come una minaccia all'indipendenza giudiziaria. Viene denunciata una tendenza globale alla verticalizzazione del potere esecutivo che rischia di indebolire la tutela dei diritti dei cittadini. Per superare questa fase distruttiva, Giovagnoli invita a recuperare lo spirito dei padri costituenti, cercando un compromesso che preservi l'autonomia dei giudici. Questo scenario evidenzia una sfida fondamentale per la tenuta democratica del sistema italiano.
L'articolo sostiene le ragioni del "sì" al referendum sulla giustizia, denunciando l'attuale mancanza di responsabilità e l'autoreferenzialità della magistratura italiana. Secondo l'autore, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è fondamentale per garantire l'imparzialità e allineare l'Italia agli standard degli altri Paesi europei. Crucianelli evidenzia come il sistema di autogoverno non sia riuscito a correggere errori strutturali e mancanze disciplinari gravi, rendendo il referendum un atto di maturità democratica necessario per tutelare i cittadini. Questo contributo mette in luce l'urgenza di una riforma istituzionale per superare uno status quo ormai considerato insostenibile.
L'avvocato Stefano Giordano sostiene la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, considerandola un passaggio obbligato per attuare pienamente il processo accusatorio e l'articolo 111 della Costituzione. Secondo Giordano, la riforma non sottomette il PM all'esecutivo, ma garantisce la terzietà del giudice e rompe le logiche di potere correntizie emerse con il caso Palamara. L'intervista sottolinea l'importanza di strumenti come il sorteggio per il CSM e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per superare i fallimenti dell'autodisciplina interna. La riforma mira inoltre ad allineare l'ordinamento italiano agli standard europei, dove la distinzione tra chi accusa e chi giudica è la norma. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di una magistratura strutturalmente imparziale per assicurare l'effettiva parità delle armi nel sistema penale.