Trump, l’uso della forza sta sgretolando l’idea di un diritto internazionale

L'articolo analizza la crescente assertività della politica estera di Donald Trump, che spazia dalle rinnovate mire sulla Groenlandia fino alla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela. Mentre gli Stati Uniti agiscono con estrema rapidità ignorando il diritto internazionale, i leader europei appaiono divisi tra chi condanna i metodi americani e chi, come il governo italiano, tende a giustificarli come legittimi. L'autore sottolinea come la frammentazione politica del Vecchio Continente renda difficile contrastare un'amministrazione americana sempre più determinata e spregiudicata. Questa situazione evidenzia l'urgenza per l'Europa di trovare una coesione strategica per evitare di essere travolta dall'unilateralismo statunitense.

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Iran. Scontri e barricate per le strade: quindici manifestanti uccisi, 70 città e villaggi coinvolti

Le proteste in Iran contro l'inflazione e il carovita entrano nell'ottavo giorno, estendendosi a oltre 70 località e causando almeno 16 morti e numerosi feriti. Mentre le autorità tentano di screditare i manifestanti parlando di influenze straniere, la repressione si inasprisce con arresti e violenze brutali da parte delle forze di sicurezza. Il dibattito internazionale si interroga su un possibile intervento statunitense, sebbene la complessa struttura di potere dei pasdaran renda incerto ogni scenario di cambiamento rapido. Questa escalation sottolinea come la crisi economica stia mettendo a dura prova la tenuta del regime teocratico, spingendo la popolazione a sfidare nuovamente la dittatura.

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Venezuela. Paura per l’imprenditore italiano detenuto, appello a Roma per la liberazione

L'imprenditore Mario Burlò e l'operatore Alberto Trentini sono detenuti nel carcere venezuelano di El Rodeo I, in una situazione di crescente pericolo dopo l'arresto di Nicolás Maduro. Burlò è recluso dal 2024 con un'accusa generica di terrorismo, e ora i legali e la diplomazia italiana lavorano per ottenere il rilascio dei due connazionali. La struttura carceraria è nota per le sistematiche violazioni dei diritti umani, aggravando le preoccupazioni delle famiglie. Questa vicenda mette in luce la drammatica condizione dei detenuti italiani in contesti geopolitici instabili.

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Venezuela. Ore di angoscia per le sorti del cooperante italiano Alberto Trentini

L'articolo riporta la delicata situazione di Alberto Trentini, cooperante veneziano detenuto nel carcere El Rodeo I in Venezuela dal 2024, in seguito al recente blitz americano che ha portato all'arresto di Nicolás Maduro. La famiglia e le istituzioni italiane, tra cui il ministro Tajani e il governatore Stefani, seguono con apprensione l'evolversi della crisi per garantire l'incolumità di Trentini e di altri prigionieri politici. Nonostante il clima di incertezza internazionale, si spera che il crollo del regime possa finalmente portare alla liberazione del volontario dopo oltre 400 giorni di prigionia. Questa vicenda sottolinea l'importanza di una diplomazia attiva e costante per la tutela dei cittadini italiani coinvolti in crisi geopolitiche.

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Carceri, la denuncia dell’Osapp: “238 morti di malasanità penitenziaria nel 2025”

Leo Beneduci denuncia che i 238 decessi registrati nelle carceri italiane in un anno sono riconducibili a gravi carenze della sanità penitenziaria e non a responsabilità della Polizia Penitenziaria. Il sindacalista critica l'uso improprio dei trasferimenti d'urgenza e la mancanza di mezzi di soccorso adeguati, che costringono gli agenti a operare come infermieri su mezzi non attrezzati. Beneduci rivolge un appello alla premier Meloni e al ministro Nordio per una riforma immediata dei protocolli sanitari e dei trasporti dei detenuti. Questa denuncia evidenzia una crisi profonda nella gestione della salute in carcere, con pesanti ripercussioni sulla sicurezza e sulle risorse pubbliche.

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Carcere fuori legge: tra sovraffollamento, repressione e speranze tradite

L’autore analizza la profonda crisi del sistema carcerario italiano, culminata a fine 2025 con l'autorizzazione all'uso dello spray urticante e un sovraffollamento critico di circa 18.000 persone oltre la capienza. Questa condizione, definita come un vero e proprio maltrattamento strutturale, nega la dignità umana e la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione, alimentando invece recidiva e sofferenza. Nel 2025 si sono registrati 241 decessi, di cui 80 suicidi, confermando il fallimento di una gestione puramente repressiva che ignora le alternative alla detenzione per le pene brevi. Tale situazione evidenzia l’urgenza di riforme strutturali per evitare che il carcere diventi unicamente un luogo di negazione dei diritti fondamentali.

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Piano sicurezza del Governo, scetticismo del Pd. Il M5S: “Aspettiamo e speriamo”

Le opposizioni esprimono forte scetticismo verso il nuovo piano sicurezza del governo, che punta a contrastare la criminalità giovanile anche attraverso sanzioni amministrative per i genitori. Giuseppe Conte (M5S) e Debora Serracchiani (PD) criticano l'approccio puramente repressivo e chiedono investimenti reali nelle forze dell'ordine e nella prevenzione invece di semplici "spot" propagandistici. Nonostante le divergenze, emerge una possibile convergenza sulla modifica della riforma Cartabia per rendere procedibili d'ufficio alcuni reati predatori. Questo dibattito evidenzia la difficoltà di trovare un equilibrio tra misure punitive e interventi sociali nel contrasto alle baby gang.

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Pietro Grasso: “La democrazia non è il bottino della maggioranza di turno, rischia di svuotarsi”

Pietro Grasso, ex presidente del Senato, riflette sugli 80 anni della Repubblica mettendo in guardia contro il degrado del dibattito politico e il rischio di svuotamento dei valori costituzionali. L'ex magistrato sottolinea l'importanza della legalità e critica le riforme che mirano a ridurre l'indipendenza della magistratura, come la proposta di separazione delle carriere. Grasso auspica un ritorno allo 'spirito costituente' tra maggioranza e opposizione per contrastare l'astensionismo e proteggere l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Questo intervento evidenzia una sfida cruciale per la tenuta democratica dell'Italia e il futuro delle sue istituzioni.

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Giordano: “Voto Sì perché in Ue è inconcepibile una magistratura non separata”

L'avvocato Stefano Giordano sostiene la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, considerandola un passaggio obbligato per attuare pienamente il processo accusatorio e l'articolo 111 della Costituzione. Secondo Giordano, la riforma non sottomette il PM all'esecutivo, ma garantisce la terzietà del giudice e rompe le logiche di potere correntizie emerse con il caso Palamara. L'intervista sottolinea l'importanza di strumenti come il sorteggio per il CSM e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per superare i fallimenti dell'autodisciplina interna. La riforma mira inoltre ad allineare l'ordinamento italiano agli standard europei, dove la distinzione tra chi accusa e chi giudica è la norma. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di una magistratura strutturalmente imparziale per assicurare l'effettiva parità delle armi nel sistema penale.

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Cervo: “Dico No perché questa riforma mette in pericolo i nostri giudici”

Paola Cervo, giudice di sorveglianza e dirigente ANM, critica la riforma Nordio sostenendo che essa minacci l'indipendenza della magistratura piuttosto che migliorarne l'efficienza. La riforma preoccupa per l'introduzione di un sistema disciplinare potenzialmente condizionabile dalla politica e per il sorteggio dei membri del CSM, interpretato come un tentativo di indebolire l'autonomia giudiziaria. Cervo sottolinea che il rischio principale non riguarda solo i pubblici ministeri, ma la serenità e l'imparzialità di tutti i giudici. Questa situazione evidenzia una criticità profonda per la salvaguardia dell'equilibrio tra i poteri nello Stato italiano.

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Esprimersi per il “No”, a difesa dei cittadini dal potente di turno

In questo articolo, il Procuratore Capo di Bari Roberto Rossi invita a votare 'No' al referendum sulla riforma costituzionale 'Nordio', sostenendo che essa miri a ridurre l'autonomia della magistratura a favore della politica. L'autore critica in particolare il sorteggio dei membri del CSM e la separazione delle carriere, temendo che quest'ultima possa assoggettare il pubblico ministero al potere esecutivo. Viene inoltre contestata l'istituzione dell'Alta Corte Disciplinare, descritta come uno strumento di intimidazione privo di adeguate garanzie di ricorso per i magistrati. Il voto contrario è presentato non come una scelta partitica, ma come una difesa necessaria dell'indipendenza giudiziaria e dei diritti di tutti i cittadini. Questa riflessione solleva una questione cruciale sul bilanciamento dei poteri e sulla tenuta democratica dell'ordinamento italiano.

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Cottura cibi nelle celle del 41 bis: “Sì a fasce orarie giustificate”

La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che favoriva un detenuto al regime di 41 bis, stabilendo che le limitazioni orarie per cucinare in cella devono essere valutate in base a concrete esigenze organizzative o di sicurezza. I giudici hanno chiarito che tali restrizioni sono legittime purché non risultino discriminatorie o puramente vessatorie rispetto ai detenuti comuni. Il caso tornerà ora al Tribunale di Sorveglianza di Roma per una nuova valutazione che consideri le motivazioni dell'amministrazione penitenziaria. Questa sentenza evidenzia la continua ricerca di un equilibrio tra i diritti fondamentali dei detenuti e le necessità di controllo nei regimi di massima sicurezza.

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Il giudice può fare copia-incolla per motivi d’economia processuale

La Corte di Cassazione, con la sentenza 33584/2025, ha stabilito che i giudici possono utilizzare la tecnica del 'copia-incolla' nelle motivazioni per accelerare i tempi della giustizia. Questa pratica, definita motivazione 'per relationem', è legittima solo se viene citata la fonte e se il magistrato spiega chiaramente l'analogia tra i casi, garantendo la trasparenza necessaria per l'eventuale ricorso delle parti. La pronuncia chiarisce che tale metodo non compromette l'autonomia di giudizio né l'imparzialità del magistrato, ma risponde a un'esigenza di efficienza processuale prevista dal Codice di procedura civile. Questo orientamento evidenzia la volontà di modernizzare il sistema giudiziario italiano, puntando sulla celerità senza sacrificare il diritto di difesa.

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Nuoro. Badu e Carros diventa un caso nazionale, scontro politico sul 41 bis

Il deputato Salvatore Deidda (FdI) attacca duramente il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu, accusando Pd e M5S di ipocrisia riguardo alle polemiche sul regime di 41 bis a Badu e Carros e Uta. Deidda sottolinea che le decisioni contestate risalgono a provvedimenti votati dai precedenti governi e che l'attuale esecutivo sta solo mettendo in sicurezza le strutture per isolare i detenuti. Viene inoltre ribadita la necessità di queste carceri per permettere il rientro in Sardegna degli agenti di polizia penitenziaria locali, garantendo controlli rigorosi per evitare infiltrazioni mafiose. Questa vicenda mette in luce la complessa gestione della sicurezza carceraria e il persistente scontro politico sulla territorialità delle pene in Sardegna.

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Alessandria. In arrivo 150 detenuti per mafia o terrorismo, i primi già a metà febbraio

Il carcere San Michele di Alessandria si avvia a diventare una struttura di massima sicurezza per circa 150 detenuti in regime di 41-bis, con i primi arrivi previsti per metà febbraio. Nonostante la mancanza di conferme ufficiali dal Ministero della Giustizia, lo svuotamento dei detenuti comuni e i lavori di adeguamento strutturale confermano il cambio di destinazione d'uso. Il sindaco e diversi esponenti politici locali esprimono forte preoccupazione per il rischio di smantellare anni di progetti rieducativi e di integrazione sociale costruiti con il territorio. Questa trasformazione solleva interrogativi cruciali sull'equilibrio tra le necessità di sicurezza nazionale e la tutela dei percorsi di riabilitazione carceraria.

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Alessandria. Carcere duro, il sindaco Abonante: “Roma decide senza interpellarci”

Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, esprime forte preoccupazione per la trasformazione del carcere di San Michele in una struttura di massima sicurezza destinata a 150 detenuti in regime di 41-bis. Secondo il primo cittadino, questa decisione calata dall’alto rischia di vanificare anni di investimenti in percorsi rieducativi e sociali, oltre a generare incognite sulla sicurezza urbana e sulla gestione sanitaria. Abonante lamenta inoltre la mancanza di dialogo con il Ministero e il degrado del vicino istituto Don Soria, chiedendo risposte concrete per il territorio. Questa vicenda evidenzia la necessità di un maggiore coordinamento tra il Ministero della Giustizia e gli enti locali nella gestione dei penitenziari di massima sicurezza.

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Carceri, la conta che non si ferma: suicidi, rivolte e un sistema al limite

L'articolo descrive la drammatica situazione delle carceri italiane nel 2025, segnate da un sovraffollamento medio del 138,5% e un numero record di suicidi, compreso tra 79 e 80 casi. Oltre ai decessi, si registrano frequenti episodi di rivolte e incendi, alimentati dalla disperazione e dalla gestione inadeguata di detenuti con gravi fragilità psichiche. Il confronto internazionale mostra che l'Italia supera la mediana europea per criticità sistemiche, rendendo insufficienti i soli piani di ampliamento delle strutture. Questa situazione mette in luce una crisi umanitaria e gestionale ormai insostenibile per il sistema penitenziario italiano.

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Firenze. Oltre Sollicciano, oltre la carcerazione

L'articolo analizza la recente pronuncia della Corte Costituzionale sulla liberazione anticipata e le gravi carenze strutturali del carcere di Sollicciano, emerse drasticamente dopo un recente incendio. Gli autori criticano il modello del 'carcere volano' e i tentativi di privatizzazione dell'esecuzione penale, promuovendo invece il principio del diritto penale minimo. La proposta centrale è quella di puntare sulla decarcerazione e su pene alternative che rendano finalmente effettivo il fine rieducativo previsto dall'articolo 27 della Costituzione. Questo contributo sottolinea l'urgenza di una riforma che consideri la detenzione solo come extrema ratio per garantire la dignità umana e la legalità.

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Avellino. L’incontro “Oltre le mura: la persona dietro alla detenzione femminile”

L'evento 'Oltre le mura' ad Avellino ha denunciato le criticità del sistema carcerario italiano, focalizzandosi sul dramma della detenzione femminile e dei bambini ristretti nell'Icam di Lauro. La criminologa Claudia Cavallo ha evidenziato un sovraffollamento nazionale del 139%, richiamando il rispetto degli articoli 27 e 32 della Costituzione sulla rieducazione e il diritto alla salute. È stata criticata l'inefficacia delle riforme Cartabia e Nordio, proponendo amnistia e indulto come uniche soluzioni reali per decongestionare le strutture. La situazione descritta evidenzia una violazione sistematica della dignità umana che richiede un intervento legislativo immediato, specialmente a tutela dei minori nati in carcere.

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Milano. Carceri, presentato il progetto “Parole di speranza”

Il Gruppo Editoriale San Paolo ha presentato 'Parole di speranza', un progetto per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle difficili condizioni carcerarie e l'importanza dei legami familiari dei detenuti. L'iniziativa, in collaborazione con Bambinisenzasbarre, include donazioni di libri, abbonamenti a riviste e un reading curato da Daria Bignardi per le detenute di San Vittore nel 2026. Figure istituzionali e religiose, tra cui il garante Luigi Pagano, hanno ribadito l'urgenza di contrastare il sovraffollamento e promuovere la giustizia riparativa tramite la cultura. Questo progetto evidenzia la necessità di trasformare il carcere da luogo di esclusione a percorso di effettivo reinserimento sociale.

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