Referendum, Nordio spinge per marzo e “punge” l’Anm

Il Guardasigilli Carlo Nordio ha lanciato una sfida pubblica all'Associazione Nazionale Magistrati per un confronto sulla riforma della giustizia, in vista del referendum previsto per la metà di marzo 2026. Il Ministro accusa la magistratura di temere il dialogo, mentre le opposizioni criticano la mancanza di dibattito parlamentare, giustificata da Nordio con la necessità di dare priorità alla riforma del premierato. Parallelamente, prosegue la raccolta firme del fronte del 'No' sostenuta da PD e Movimento 5 Stelle per contrastare un provvedimento ritenuto dannoso. Questa situazione evidenzia una tensione istituzionale crescente tra il potere esecutivo e l'ordine giudiziario in vista di una scadenza referendaria cruciale.

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Referendum, altre conferme sulla data del voto: domenica 22 marzo

Il governo italiano si prepara a fissare per il 22 marzo 2026 la data del referendum confermativo sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere e la riforma del CSM. L'annuncio ufficiale, atteso per il 9 gennaio da parte di Giorgia Meloni, darà il via a una campagna elettorale decisiva per il futuro dell'assetto giudiziario. Mentre il centrodestra preme per un'approvazione rapida, le opposizioni puntano a mobilitare l'elettorato per il "No", supportate da una significativa raccolta firme online. Trattandosi di un referendum costituzionale non sarà necessario il quorum, rendendo la partecipazione un segnale politico fondamentale per la fine della legislatura. Questo voto rappresenta un momento di svolta cruciale per l'indipendenza e l'organizzazione della magistratura in Italia.

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Referendum, opposizioni all’attacco: “Da Nordio arroganza senza limiti”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato che il referendum sulla riforma della giustizia si terrà probabilmente nella seconda metà di marzo, definendo "superflua" la raccolta firme in corso. Nordio ha ammesso di aver preferito rispondere alle critiche tramite un libro di prossima uscita piuttosto che nel dibattito parlamentare per accelerare i tempi, scatenando dure reazioni da parte di opposizioni e magistrati. Sul fronte operativo, il governo prevede di stabilizzare solo la metà dei 12.000 funzionari assunti con il Pnrr, lasciando incerto il futuro di molti precari nei tribunali. Questa situazione evidenzia una preoccupante tensione tra l'esecutivo e le istituzioni parlamentari, sollevando interrogativi sulla tutela dei processi democratici.

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Referendum, la nuova battaglia di Rosy Bindi: la “catto-pasionaria” diventata il volto tv del No

L'ex ministra Rosy Bindi emerge come figura di spicco del fronte del 'No' nel referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, difendendo fermamente l'indipendenza della magistratura dal potere politico. L'articolo ripercorre la sua lunga storia politica, dalle radici nell'Azione Cattolica alla militanza nel PD, sottolineando il suo ruolo storico di oppositrice e la sua coerenza ideale. Bindi si ritrova oggi a guidare una battaglia cruciale contro le riforme del governo Meloni, nonostante le divisioni interne alla sinistra e le critiche dell'opinione pubblica. Questa vicenda evidenzia la persistente centralità del dibattito sulla giustizia e sull'equilibrio dei poteri nell'assetto istituzionale italiano.

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Alessandria. “Suicidio in carcere nella notte di Capodanno”

L’anno 2026 si apre con un tragico suicidio nel carcere Don Soria di Alessandria, confermando una crisi sistemica che ha registrato 238 decessi nel solo 2025. Daniele Robotti, dell’Associazione Radicale “Marco Pannella”, sottolinea nell'intervista come il sovraffollamento estremo e la carenza di personale rendano invivibili le strutture penitenziarie italiane. Viene inoltre segnalata la trasformazione del carcere di San Michele per ospitare il regime 41 bis, un processo che aggrava la pressione sulle altre carceri già sature a causa dello spostamento dei detenuti. Questa situazione evidenzia una criticità drammatica e persistente per il rispetto dei diritti umani nel sistema penale italiano.

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Teramo. Detenuto muore nel carcere di Castrogno: colpito da un malore mentre lavora

Un detenuto somalo di 40 anni è deceduto a causa di un malore improvviso mentre svolgeva attività lavorativa all'interno del carcere di Castrogno, a Teramo. L'uomo, trasferito da Rebibbia ad aprile, non aveva mai manifestato problemi comportamentali e la sua morte ha scosso profondamente l'ambiente penitenziario locale. Attualmente, la direzione del carcere e il Garante dei detenuti sono impegnati nella gestione della situazione e nei contatti con i familiari della vittima. Questo tragico episodio riaccende l'attenzione sulle condizioni di salute e sulla sicurezza sul lavoro dei detenuti nelle strutture carcerarie italiane.

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Teramo. Ci sono luoghi in cui la distanza non si misura in chilometri ma in serrature

L'autore racconta la sua visita alla Casa Circondariale di Teramo, evidenziando una situazione critica dovuta a un sovraffollamento del 183% e alla grave carenza di personale sanitario e di polizia. Nonostante le celle siano strutturate per garantire una minima dignità, l'intero sistema fatica a gestire l'emergenza quotidiana e a offrire percorsi educativi o sanitari adeguati. La testimonianza pone l'accento sulla dimensione umana e sulla stanchezza che caratterizza sia i detenuti sia gli agenti che operano in condizioni di forte pressione. Questa situazione mette in luce l'urgenza di interventi strutturali per evitare che il disagio diventi tragedia nel sistema penitenziario italiano.

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Nuoro. Non è una storia di Natale

L'articolo denuncia lo svuotamento improvviso del carcere di Nuoro durante il periodo festivo, probabilmente per destinare la struttura al regime di 41 bis. Questa decisione interrompe bruscamente percorsi scolastici, universitari e progetti rieducativi consolidati nel tempo da operatori e volontari, ignorando le proteste della comunità locale. Lo sradicamento dei detenuti rappresenta un grave spreco di risorse umane e un passo indietro rispetto al modello di pena orientato alla dignità e al reinserimento sociale. L'autrice sottolinea come tale provvedimento contrasti con l'Ordinamento Penitenziario e i principi costituzionali che dovrebbero guidare il sistema carcerario. Questa situazione evidenzia una preoccupante mancanza di attenzione verso l'emancipazione umana dei reclusi.

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Nuoro. La denuncia di Liberu: “Il 41 bis? Una vendetta di Stato”

Pier Franco Devias, esponente di Liberu, contesta duramente la trasformazione del carcere di Badu ‘e Carros in un istituto riservato esclusivamente al regime di 41 bis, definendolo un atto di 'colonialismo penale'. La misura comporterebbe il trasferimento dei detenuti sardi lontano dalle proprie famiglie, violando gli accordi sulla territorialità della pena e i principi costituzionali di reinserimento sociale. Secondo Devias, tale progetto utilizza la Sardegna come piattaforma penale per la criminalità organizzata nazionale a scapito dei diritti della popolazione locale. Questa vicenda solleva una questione critica riguardante l'equilibrio tra gestione carceraria di massima sicurezza e il rispetto della dignità territoriale e umana.

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Nuoro. Consiglio comunale straordinario su carcere e 41 bis

Il 9 gennaio si terrà a Nuoro un consiglio comunale straordinario per discutere la decisione del Governo di destinare il carcere di Badu ‘e Carros esclusivamente al regime del 41 bis. L'amministrazione locale, guidata dal sindaco Emiliano Fenu, esprime forte preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sul tessuto sociale ed economico e sulla vocazione culturale della città. L'obiettivo dell'incontro è ottenere chiarimenti dal Ministero della Giustizia e coordinare una risposta condivisa che salvaguardi lo sviluppo del territorio. Questa vicenda evidenzia la crescente tensione tra le politiche di sicurezza nazionale e le aspirazioni di crescita e rieducazione delle comunità locali.

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Nordio: “Il referendum sulla giustizia nella seconda metà di marzo”

In un'intervista al Corriere della Sera, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio discute il prossimo referendum sulla riforma della giustizia, previsto per la seconda metà di marzo 2026. Il Ministro critica aspramente l'Associazione Nazionale Magistrati per aver rifiutato un confronto diretto, sostenendo che l'introduzione del sorteggio per il CSM sia il vero punto di rottura. Nordio rassicura inoltre sui tempi della digitalizzazione giudiziaria legata al PNRR, definendo la riforma come una necessaria evoluzione del sistema penale italiano. Questo scontro mette in luce la persistente tensione tra il potere esecutivo e l'ordine giudiziario nel contesto istituzionale italiano.

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Più sicurezza nel carcere. Arriva lo spray urticante

Nei prossimi giorni inizierà una sperimentazione di sei mesi che doterà la Polizia penitenziaria di spray al peperoncino per fronteggiare l'aumento delle aggressioni e degli eventi critici nelle carceri. Il provvedimento, firmato dal capo del DAP Stefano Di Michele, stabilisce l'uso del dispositivo per autodifesa e deterrenza in aree detentive e durante i trasferimenti, escludendo l'uso all'interno degli automezzi. Al termine del periodo di prova, una commissione valuterà l'eventuale adozione definitiva dello strumento, mentre i sindacati sollecitano anche un incremento del personale e ulteriori dotazioni tecniche. Questa iniziativa riflette il tentativo di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e tutela del personale all'interno del sistema penitenziario italiano.

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Dentro e fuori il carcere: dove nasce davvero il cambiamento

L'associazione 'Incontro e Presenza', guidata da Claudio Santarelli, opera da oltre trent'anni nelle carceri lombarde promuovendo il reinserimento dei detenuti attraverso relazioni umane e sostegno materiale. Santarelli evidenzia come il percorso post-pena sia ostacolato da pesanti barriere burocratiche e da una cultura della diffidenza che coinvolge il 70% delle imprese e degli enti pubblici. Viene inoltre sottolineata l'importanza delle misure alternative, che risulterebbero meno costose per la collettività rispetto alla detenzione tradizionale e più efficaci per la sicurezza sociale. Questo scenario evidenzia una sfida cruciale per il sistema penale italiano: passare da una logica puramente punitiva a una realmente inclusiva e riabilitativa.

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Carceri, dramma e umanità

L'articolo denuncia le condizioni degradanti delle carceri italiane, in palese contrasto con l'Articolo 27 della Costituzione che impone umanità e rieducazione. Mario Bertolissi richiama l'impegno storico di figure come Marco Pannella e i Papi nel denunciare il sovraffollamento, la mancanza di cure e la solitudine dei detenuti. Nonostante i richiami istituzionali e l'opera di sensibilizzazione di Radio Carcere, lo Stato italiano viene criticato per un'inerzia che dura da decenni. Questa situazione rappresenta un fallimento della Repubblica nel garantire i diritti fondamentali e la dignità umana all'interno del sistema penitenziario.

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Suicidio assistito, un plauso alla Consulta che riconosce l’autonomia delle regioni

L'avvocata Filomena Gallo analizza la sentenza 204/2025 della Corte Costituzionale, che legittima il potere delle Regioni di legiferare sull'organizzazione del suicidio medicalmente assistito. La Consulta chiarisce che le amministrazioni locali non devono attendere il legislatore statale per rendere effettivo il servizio sanitario pubblico, smontando le resistenze politiche precedentemente espresse da altre regioni. Il provvedimento ribadisce inoltre l'importanza del coinvolgimento della sanità pubblica per garantire un accesso equo e uniforme a tale diritto. Questa decisione rappresenta un monito decisivo per il Parlamento, richiamando la politica a esercitare le proprie responsabilità democratiche senza ulteriori indugi.

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Un 2026 di verità e pace. Anche nel dibattito pubblico

In vista della campagna referendaria sulla giustizia, l'autore invita a un dibattito trasparente che eviti intenti propagandistici e preservi l'indipendenza della magistratura. Balduzzi critica la proposta di separazione delle carriere e la creazione di un organo disciplinare esterno al CSM, temendo che tali misure possano indebolire l'imparzialità dei giudici. Viene inoltre contestato il ricorso al sorteggio per le rappresentanze istituzionali, ritenendo che ciò mortifichi l'associazionismo dei magistrati a favore di correnti occulte più pericolose. L'articolo conclude auspicando riforme che migliorino il codice di procedura e la legge elettorale del CSM senza intaccare l'assetto costituzionale. Questa analisi pone l'accento sulla necessità di proteggere l'equilibrio tra i poteri per garantire la tenuta democratica del Paese.

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Il Presidente invita i giovani a essere esigenti, ma l’Italia ama i giovani?

Davide Rondoni riflette sul messaggio del Presidente Mattarella ai giovani, evidenziando il divario tra le potenzialità delle nuove generazioni e una realtà italiana spesso percepita come ostile. L'autore sostiene che l'apatia politica e l'emigrazione giovanile siano causate da un sistema burocratico e decisionale gestito da adulti che soffoca l'iniziativa e rallenta l'ingresso nel mondo del lavoro. Nonostante le recenti proposte governative per le politiche giovanili, viene sottolineata l'urgenza di scelte coraggiose da parte della classe dirigente per restituire spazio e fiducia ai ragazzi. Questo scenario mette in luce il rischio concreto che l'Italia si consolidi come un Paese incapace di valorizzare i propri talenti.

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Il gran discorso del Quirinale che scuote la meglio gioventù

Nel suo discorso di fine anno, il presidente Sergio Mattarella ha rivolto un appello accorato ai giovani, esortandoli a recuperare la forza visionaria e la responsabilità civile della ricostruzione post-bellica. Il Capo dello Stato ha sottolineato l'importanza dei diritti inviolabili e della convivenza sociale, mettendo in guardia contro la frammentazione del senso di comunità e la crescente rassegnazione. Davide Varì evidenzia come il messaggio presidenziale spinga le nuove generazioni a non rassegnarsi e a tornare protagoniste del futuro, superando l'indifferenza e le disuguaglianze. Questo richiamo sottolinea la necessità di riscoprire un impegno civico condiviso per rigenerare le basi democratiche del Paese.

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Sovraffollamento, suicidi e autolesionismo, le spine delle carceri per il 2026

Il rapporto di fine 2025 dell'associazione Antigone delinea un quadro drammatico delle carceri italiane, dove il sovraffollamento ha raggiunto il 138,5% a fronte di una capienza insufficiente. Nonostante una diminuzione dei reati, la popolazione carceraria continua a crescere, portando a condizioni igieniche precarie, carenza di spazi minimi vitali e un numero allarmante di decessi e suicidi. Il presidente Patrizio Gonnella denuncia il silenzio delle istituzioni e la mancanza di riforme per alleggerire un sistema ormai in crisi strutturale, che grava sia sui detenuti che sul personale. Questa situazione evidenzia una criticità insostenibile per il sistema penale italiano, che richiede interventi urgenti per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.

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2025, l’anno in cui le carceri hanno toccato il fondo

L'articolo analizza la grave crisi del sistema carcerario italiano al termine del 2025, segnato da un sovraffollamento record di oltre 17.000 detenuti oltre la capienza e da ben 80 suicidi. Nonostante gli appelli del Papa e del Presidente Mattarella, le condizioni igienico-sanitarie restano critiche e il 'Decreto Carceri' del 2024 si è rivelato inefficace nel fornire soluzioni concrete. La carenza di personale e la negazione del diritto alla salute trasformano le strutture in luoghi di sofferenza e abbandono piuttosto che di riabilitazione. Tutto ciò evidenzia la necessità urgente di riforme strutturali per evitare che il sistema penitenziario collassi definitivamente trasformandosi in una mera discarica sociale.

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