Dentro e fuori il carcere: dove nasce davvero il cambiamento
Ivana Barberini
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trendsanita.it
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Riassunto
L'associazione 'Incontro e Presenza', guidata da Claudio Santarelli, opera da oltre trent'anni nelle carceri lombarde promuovendo il reinserimento dei detenuti attraverso relazioni umane e sostegno materiale. Santarelli evidenzia come il percorso post-pena sia ostacolato da pesanti barriere burocratiche e da una cultura della diffidenza che coinvolge il 70% delle imprese e degli enti pubblici. Viene inoltre sottolineata l'importanza delle misure alternative, che risulterebbero meno costose per la collettività rispetto alla detenzione tradizionale e più efficaci per la sicurezza sociale. Questo scenario evidenzia una sfida cruciale per il sistema penale italiano: passare da una logica puramente punitiva a una realmente inclusiva e riabilitativa.
L'articolo mette in luce come le misure alternative alla detenzione riducano drasticamente la recidiva, passando dal 70% di chi sconta la pena in carcere al solo 17%. L'autore critica l'attuale sistema che vede la prigione come una "scuola del crimine", proponendo di trasformare le misure alternative in pene principali per rispettare il dettato costituzionale di risocializzazione. Attraverso dati concreti, si dimostra che la sicurezza pubblica non aumenta con l'inasprimento delle pene detentive, ma con seri percorsi trattamentali e lavorativi. Questa analisi evidenzia la necessità urgente di una riforma liberale e garantista della giustizia penale italiana.
Gianpaolo Catanzariti sottolinea l'importanza di potenziare le misure alternative alla detenzione e le opportunità lavorative per i detenuti come strumento per garantire la sicurezza collettiva e rispettare la Costituzione. L'autore evidenzia che, mentre la recidiva per chi sconta la pena interamente in carcere è del 70%, essa crolla drasticamente per chi accede a percorsi di reinserimento sociale, con revoche delle misure solo nello 0,19% dei casi. Nonostante i chiari benefici economici e sociali, il sistema attuale soffre di sovraffollamento e di una narrazione mediatica ostile che rallenta l'applicazione di queste riforme. Questo articolo pone l'accento sulla necessità di una politica carceraria basata su dati oggettivi per migliorare l'efficienza del sistema penale italiano.
Un gruppo di magistrati e giuristi propone l'adozione di un 'indulto differito' per contrastare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, rispondendo agli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica. A differenza dei provvedimenti passati, questa misura prevede un rinvio dell'efficacia di alcuni mesi per permettere un adeguato accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. L'obiettivo è prevenire la recidiva garantendo che il ritorno in libertà sia supportato da servizi sociali, enti territoriali e progetti di giustizia riparativa. Tale proposta mira a coniugare la clemenza con la sicurezza collettiva e la dignità dei detenuti attraverso un percorso di restituzione sociale. Questo evidenzia la necessità di riforme che vadano oltre la semplice scarcerazione per affrontare in modo umano e strutturale le criticità del sistema penale.