Teramo. Detenuto muore nel carcere di Castrogno: colpito da un malore mentre lavora
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certastampa.it
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Riassunto
Un detenuto somalo di 40 anni è deceduto a causa di un malore improvviso mentre svolgeva attività lavorativa all'interno del carcere di Castrogno, a Teramo. L'uomo, trasferito da Rebibbia ad aprile, non aveva mai manifestato problemi comportamentali e la sua morte ha scosso profondamente l'ambiente penitenziario locale. Attualmente, la direzione del carcere e il Garante dei detenuti sono impegnati nella gestione della situazione e nei contatti con i familiari della vittima. Questo tragico episodio riaccende l'attenzione sulle condizioni di salute e sulla sicurezza sul lavoro dei detenuti nelle strutture carcerarie italiane.
Maria Antonietta Farina Coscioni e Maria Teresa Molaschi
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welfarenetwork.it
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Le autrici hanno indirizzato una lettera all’assessore lombardo Guido Bertolaso per denunciare le critiche condizioni del carcere Ca’ del Ferro di Cremona a seguito di una visita ispettiva. Il documento mette in risalto il tragico suicidio di un educatore di 44 anni, che aveva in carico ben 150 detenuti, evidenziando come il carico di lavoro insostenibile comprometta la salute degli operatori e dei reclusi. Viene richiesta l’istituzione di una commissione d’inchiesta regionale sui suicidi in carcere e interventi urgenti per garantire il diritto alla salute all’interno delle strutture penitenziarie. Questa vicenda sottolinea l'urgenza di affrontare il malessere strutturale che affligge il sistema carcerario e chi vi lavora.
Una delegazione di Radicali Italiani, Possibile e Avs ha denunciato le condizioni critiche della Casa circondariale di Cuneo, definendole non dignitose sia per i detenuti che per gli operatori. Nonostante l'assenza di sovraffollamento formale, la struttura soffre di una grave carenza di personale, specialmente di mediatori culturali, e di ambienti degradati come le celle d'isolamento situate in locali angusti. Le attività rieducative e lavorative sono minime, lasciando la maggior parte dei detenuti in uno stato di inattività che ostacola il reinserimento sociale. Questo scenario richiama l'attenzione sull'urgenza di interventi istituzionali per garantire la dignità e la funzione rieducativa della pena.
Una delegazione di amministratori cremaschi ha visitato il carcere di Ca’ del Ferro, riscontrando un critico sovraffollamento con quasi 600 detenuti su 380 posti disponibili. Tra le principali preoccupazioni figurano la carenza di personale di polizia e l'alto numero di giovani adulti, spesso trasferiti dal carcere minorile Beccaria e segnati da fragilità sociale. Mentre tra i detenuti stranieri prevalgono reati legati a stupefacenti e patrimonio, tra gli italiani si osserva un aumento dei casi di maltrattamento in famiglia. Questo quadro sottolinea le croniche difficoltà strutturali e di organico che affliggono la gestione della casa circondariale di Cremona.