Suicidio assistito, un plauso alla Consulta che riconosce l’autonomia delle regioni
Filomena Gallo
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Il Dubbio
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Riassunto
L'avvocata Filomena Gallo analizza la sentenza 204/2025 della Corte Costituzionale, che legittima il potere delle Regioni di legiferare sull'organizzazione del suicidio medicalmente assistito. La Consulta chiarisce che le amministrazioni locali non devono attendere il legislatore statale per rendere effettivo il servizio sanitario pubblico, smontando le resistenze politiche precedentemente espresse da altre regioni. Il provvedimento ribadisce inoltre l'importanza del coinvolgimento della sanità pubblica per garantire un accesso equo e uniforme a tale diritto. Questa decisione rappresenta un monito decisivo per il Parlamento, richiamando la politica a esercitare le proprie responsabilità democratiche senza ulteriori indugi.
L'articolo analizza la sentenza n. 204 del 2025 della Corte costituzionale, che ha sostanzialmente validato la legge della Regione Toscana sul suicidio medicalmente assistito. L'autore critica l'operato della Consulta, sostenendo che i giudici stiano di fatto sostituendo il Parlamento nel definire le norme sul fine vita all'interno del servizio sanitario pubblico. Nonostante la censura di alcuni aspetti formali, l'impalcatura della legge regionale resta in piedi, vincolando il legislatore nazionale a seguire i criteri già stabiliti dalla Corte. Questa situazione evidenzia una problematica tensione tra il potere giudiziario e l'autonomia legislativa su temi eticamente sensibili.
L'autore analizza la sentenza n. 201 del 2025 della Corte Costituzionale, che ha ripristinato il dovere del magistrato di sorveglianza di valutare le istanze di liberazione anticipata, eliminando i vincoli di inammissibilità introdotti dal recente Decreto Legge 92/2024. La Consulta ha ribadito che la liberazione anticipata non è un semplice premio, ma uno strumento fondamentale per la rieducazione e il reinserimento sociale del detenuto, in linea con i principi di uguaglianza della Costituzione. La decisione sottolinea come lo Stato debba garantire valutazioni periodiche del percorso detentivo per incentivare il cambiamento positivo del condannato. Questa pronuncia riafferma con forza la funzione rieducativa della pena contro le tendenze puramente punitive della legislazione attuale.
Bruno Mellano analizza il drammatico fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane, citando i recenti casi di Asti e Alessandria verificatisi tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026. Nel solo 2025 si sono registrati 80 suicidi, con un'incidenza venti volte superiore rispetto alla popolazione libera e un preoccupante tasso di mortalità anche tra il personale della Polizia Penitenziaria. L'autore sottolinea come il sovraffollamento e l'inefficacia dei percorsi di recupero rendano il carcere un luogo spesso privo di speranza, contravvenendo al principio costituzionale della pena. Queste morti rappresentano un fallimento collettivo che richiede un intervento immediato per restituire dignità e finalità rieducativa al sistema detentivo. Ciò evidenzia una criticità sistemica e urgente per il sistema penale italiano.