L'autrice analizza la crescente disuguaglianza sociale caratterizzata da una distribuzione asimmetrica del potere e dall'erosione dei corpi intermedi, lasciando i cittadini vulnerabili di fronte a grandi corporation e algoritmi. In questo contesto, l'accesso ai beni pubblici diventa iniquo e le fragilità individuali si accentuano nel rapporto con le istituzioni e le nuove tecnologie. La soluzione proposta risiede nel rafforzamento dello Stato di diritto, fondato su istituzioni imparziali, condivisione del sapere e tutela dell'autonomia individuale. Questo scenario richiama la necessità urgente di rimettere al centro il primato delle regole per garantire equità e partecipazione democratica.
Roberta d’Angelo osserva come, nonostante il disinteresse per i partiti e la deriva dei social media, i giovani stiano riscoprendo la partecipazione politica attraverso la protesta, spinti da un rinnovato senso di giustizia. L'autrice sottolinea che l'indignazione per i conflitti globali ha risvegliato le coscienze, ma avverte che per passare dalla contestazione a un cambiamento reale sono necessari studio e approfondimento. Il richiamo finale è al discorso di Capodanno del Presidente Mattarella, che esorta le nuove generazioni a essere coraggiose e protagoniste del proprio futuro. Questo scenario evidenzia l'importanza di canalizzare l'istinto della piazza verso un impegno civico consapevole per rafforzare la democrazia.
Paolo Ferrara (Terre des Hommes)
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Corriere della Sera
L’autore descrive l'impatto positivo della cooperativa La Paranza e della Fondazione San Gennaro nel Rione Sanità di Napoli, dove cultura e bellezza diventano strumenti di riscatto sociale. Attraverso la partecipazione collettiva e la gestione di spazi comuni, il quartiere contrasta attivamente povertà e criminalità, seguendo il principio che la vera liberazione avviene solo insieme. L'esperienza dimostra come la solidarietà e l'arte possano offrire alternative concrete alla disperazione e all'isolamento. Ferrara conclude auspicando che il 2026 sia un anno dedicato alla costruzione di reti e cammini condivisi verso la libertà. Questa testimonianza sottolinea l'importanza dei modelli partecipativi per la rigenerazione urbana e sociale in contesti difficili.
L'autore analizza la recente operazione militare statunitense in Venezuela, definendo la cattura del presidente Maduro un atto di forza che ignora le basi del diritto internazionale. Sebbene presentata come un'azione giudiziaria, l'iniziativa di Trump viola la sovranità territoriale e crea un precedente in cui la potenza militare prevale sulla legalità e sulla cooperazione tra Stati. L'articolo evidenzia il passaggio verso una fase storica dove il raggiungimento del risultato giustifica ogni mezzo, indebolendo le istituzioni preposte alla risoluzione diplomatica delle crisi. Questa deriva sottolinea una preoccupante erosione dei principi giuridici che regolano i rapporti tra le nazioni.
L'articolo descrive una fase cruciale delle proteste in Iran, dove il collasso economico e lo sciopero dei commercianti (bazaari) stanno scuotendo le fondamenta del regime. Tiziana Ciavardini denuncia la brutale repressione degli ayatollah e l'indifferenza della comunità internazionale di fronte a un popolo che, spinto dalla fame e dall'inflazione, non teme più la morte. Il movimento "Donna, Vita, Libertà" si è ora evoluto in una rivolta con obiettivi politici chiari, evidenziando crepe persino all'interno del governo iraniano. Questo scenario sottolinea l'urgenza di una solidarietà globale per sostenere la lotta del popolo iraniano per la libertà e i diritti fondamentali.
L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e Fabio Falbo hanno scritto il libro 'L'emergenza negata', denunciando il collasso del sistema carcerario italiano e il fallimento delle politiche basate sul populismo penale. Il testo critica il governo per l'introduzione di nuovi reati e la mancanza di provvedimenti di clemenza, evidenziando il drammatico record di 80 suicidi registrato nel 2025. Gli autori sottolineano come la gestione attuale ignori le carenze strutturali e i diritti dei detenuti, preferendo la retorica della ritorsione penale rispetto a riforme concrete. Questo volume pone l'accento sulla necessità urgente di una riforma che superi l'approccio puramente punitivo e affronti la crisi umanitaria delle carceri italiane.
Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha concesso la detenzione domiciliare a un detenuto malato, stabilendo che il sovraffollamento carcerario e la carenza di personale generano una sofferenza aggiuntiva incompatibile con i principi costituzionali. Nonostante le condizioni di salute dell'uomo non fossero di per sé incompatibili con la cella, i giudici hanno riconosciuto che la gestione di patologie serie in un contesto di sovrappopolazione cronica ostacola il diritto alla salute e l'umanità della pena. Questa ordinanza pionieristica apre la strada a nuove interpretazioni giuridiche che considerano le criticità sistemiche delle carceri come fattore determinante per l'accesso a misure alternative. Il caso evidenzia la necessità urgente di riforme strutturali per decongestionare gli istituti penitenziari italiani.
A Milano è esplosa una forte polemica per un'affissione pubblicitaria alla Stazione Centrale che definisce la riforma della giustizia come un pericolo per l'indipendenza dei magistrati. Il comitato 'Giustizia Sì Separa' e vari esponenti politici hanno denunciato il messaggio come ingannevole, sostenendo che la riforma non pregiudichi in alcun modo l'autonomia garantita dalla Costituzione. Secondo i promotori del Sì, si tratterebbe di una distorsione consapevole della realtà volta a manipolare l'opinione pubblica attraverso il timore di una subordinazione alla politica. Questa vicenda mette in luce la necessità di un dibattito referendario basato su dati oggettivi e sulla correttezza dell'informazione verso i cittadini.
L'articolo analizza l'accesa campagna dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) contro la riforma Nordio, che prevede la separazione delle carriere e il sorteggio per il CSM. Secondo l'autore, tale riforma smantellerebbe il potere delle "correnti", che oggi agiscono come pseudo-partiti controllando le nomine e le carriere dei magistrati italiani. L'imponente investimento pubblicitario dell'ANM nelle stazioni ferroviarie viene interpretato come un tentativo estremo di preservare un sistema di potere interno minacciato dal cambiamento legislativo. Questo scontro solleva interrogativi cruciali sul limite tra l'associazionismo giudiziario e l'opposizione politica alle riforme approvate dal Parlamento.
Un nuovo disegno di legge punta a introdurre il reato di apologia della criminalità organizzata per punire comportamenti come gli 'inchini' durante le processioni o canzoni che esaltano la mafia. L'autore osserva però che la sola repressione penale rischia di essere un'operazione di facciata in assenza di una strategia che valorizzi il merito, il sacrificio e l'istruzione. Secondo Riello, l'attrattiva dei modelli criminali tra i giovani è alimentata da uno Stato che non promuove virtù morali concrete, ma si limita a dare segnali simbolici. È necessario un cambio di rotta radicale che ricostruisca un sistema valoriale opposto a quello delinquenziale. Questo evidenzia la necessità di una riforma culturale che vada oltre la semplice sanzione penale per contrastare efficacemente la subcultura mafiosa.
L'articolo critica aspramente la ricostruzione del programma Report sulla strage di Capaci, definendola una narrazione suggestiva priva di riscontri oggettivi che vorrebbe Stefano Delle Chiaie come mente dell'attentato. L'autore evidenzia come le prove presentate, basate su un vecchio colloquio investigativo condotto dal magistrato Donadio, siano frutto di interrogatori guidati e prive di valore legale. Inoltre, viene sottolineata l'inaffidabilità del testimone Alberto Lo Cicero, il quale era già stato allontanato da Cosa Nostra anni prima della strage e non fornì mai dettagli rilevanti nei verbali ufficiali. Questo caso mette in luce la pericolosa tendenza a sovrapporre teoremi mediatici alle verità processuali consolidate.
Nel 2026, la Sardegna diventerà la regione italiana con il maggior numero di detenuti in regime di 41bis, aggravando una situazione già critica dovuta al sovraffollamento e alla carenza cronica di personale. Il rapporto dell'associazione Socialismo Diritti Riforme evidenzia che gli istituti dell'isola ospitano oltre 2.500 persone a fronte di una capienza insufficiente, con una mancanza di circa 200 agenti e 60 amministrativi. Le criticità si estendono anche all'assistenza sanitaria penitenziaria e ai rapporti con i familiari, ostacolando i progetti di reinserimento sociale. Questa situazione evidenzia la necessità impellente di un impegno politico costante per tutelare la dignità di chi vive e lavora nelle carceri sarde.
Il Magistrato di Sorveglianza di Siracusa ha concesso 45 giorni alla Direzione del carcere di Cavadonna per sanare le gravi criticità igienico-sanitarie e strutturali del Blocco 20. L'ordinanza segue un’ispezione che ha confermato infestazioni e la mancanza di servizi essenziali come riscaldamento e acqua calda, definendo la situazione una grave violazione del diritto alla salute. L'avvocato Marco Cadili ha inoltre denunciato il sovraffollamento della struttura, richiamando gli standard della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Una nuova udienza di verifica è fissata per il 20 febbraio 2026, termine entro il quale dovranno essere garantiti i diritti fondamentali dei detenuti. Questo caso evidenzia la drammatica necessità di interventi urgenti per garantire condizioni di detenzione dignitose nel sistema carcerario italiano.
Un gruppo di esperti, coordinato dal magistrato Nicola Mazzamuto, ha presentato una proposta di "indulto differito" per contrastare il grave sovraffollamento delle carceri italiane. A differenza delle misure passate, questa proposta punta su una libertà assistita che prevede la presa in carico dei detenuti da parte di reti di accoglienza, enti locali e Terzo settore. L'obiettivo principale è abbattere la recidiva garantendo percorsi di formazione, lavoro e mediazione sociale anziché un semplice rilascio senza supporto. Questa iniziativa richiama l'attenzione sulla necessità di riforme che coniughino la clemenza con la sicurezza e il reinserimento effettivo nella società.
L'articolo denuncia la crisi drammatica del sistema carcerario italiano nel 2025, segnato da 80 suicidi e un sovraffollamento insostenibile che ha raggiunto i 63.868 detenuti. Con una capienza effettiva di soli 46.124 posti, molte strutture soffrono di gravi carenze igieniche, mancanza di personale e spazi vitali ridotti sotto i tre metri quadrati. L'associazione Antigone evidenzia inoltre un peggioramento negli istituti minorili dovuto agli effetti del decreto Caivano, che ha aumentato la popolazione giovane trascurando la funzione educativa della pena. Questa situazione evidenzia un'emergenza umanitaria e strutturale critica che richiede interventi urgenti da parte delle istituzioni.
Il trentottenne Christian Guercio si è tolto la vita in carcere tre giorni dopo l'arresto per resistenza a pubblico ufficiale, avvenuto in uno stato di forte alterazione dovuta alla tossicodipendenza. La famiglia e l'avvocato denunciano la mancata attivazione di protocolli sanitari adeguati e criticano la decisione di trasferire l'uomo in cella anziché sottoporlo a un trattamento sanitario obbligatorio. Questo tragico evento solleva seri interrogativi sulla gestione dei detenuti fragili e sulla superficialità delle procedure mediche e legali applicate in casi di crisi psichica. La vicenda evidenzia una criticità profonda del sistema penitenziario italiano nel gestire la salute mentale e le dipendenze.
Un uomo di 72 anni di Messina, accusato di evasione dai domiciliari, ha chiesto esplicitamente alla giudice di essere trasferito in carcere per sfuggire alla solitudine e alle difficoltà quotidiane. L'anziano, precedentemente arrestato per maltrattamenti, ha spiegato di non riuscire a provvedere autonomamente a cibo e medicine restando isolato in casa. Nonostante la richiesta insolita dettata dal profondo disagio sociale, il tribunale ha convalidato il fermo senza però applicare alcuna misura cautelare. Questa vicenda mette in luce come l'isolamento degli anziani e la mancanza di una rete di supporto possano trasformare le misure alternative in una condizione percepita come peggiore della detenzione stessa.
Maria Antonietta Farina Coscioni e Maria Teresa Molaschi
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welfarenetwork.it
Le autrici hanno indirizzato una lettera all’assessore lombardo Guido Bertolaso per denunciare le critiche condizioni del carcere Ca’ del Ferro di Cremona a seguito di una visita ispettiva. Il documento mette in risalto il tragico suicidio di un educatore di 44 anni, che aveva in carico ben 150 detenuti, evidenziando come il carico di lavoro insostenibile comprometta la salute degli operatori e dei reclusi. Viene richiesta l’istituzione di una commissione d’inchiesta regionale sui suicidi in carcere e interventi urgenti per garantire il diritto alla salute all’interno delle strutture penitenziarie. Questa vicenda sottolinea l'urgenza di affrontare il malessere strutturale che affligge il sistema carcerario e chi vi lavora.
A Milano è stata inaugurata la prima delle dieci "Porte della Speranza", un’installazione monumentale di Michele De Lucchi posta davanti al carcere di San Vittore per favorire il dialogo tra arte, società e sistema penitenziario. Il progetto, promosso dalla Santa Sede in collaborazione con il DAP, coinvolgerà diverse città italiane e internazionali attraverso opere di grandi creativi e laboratori educativi per i detenuti. L'opera di De Lucchi, una porta aperta in legno priva di mura, simboleggia un percorso di trasformazione e rinascita accessibile a tutti. Questa iniziativa sottolinea il valore della creatività come strumento essenziale per la riabilitazione e il reinserimento sociale.