In Iran la disperazione ha divorato la paura. E ora il sistema è sul punto di crollare
Tiziana Ciavardini
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Il Fatto Quotidiano
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Riassunto
L'articolo descrive una fase cruciale delle proteste in Iran, dove il collasso economico e lo sciopero dei commercianti (bazaari) stanno scuotendo le fondamenta del regime. Tiziana Ciavardini denuncia la brutale repressione degli ayatollah e l'indifferenza della comunità internazionale di fronte a un popolo che, spinto dalla fame e dall'inflazione, non teme più la morte. Il movimento "Donna, Vita, Libertà" si è ora evoluto in una rivolta con obiettivi politici chiari, evidenziando crepe persino all'interno del governo iraniano. Questo scenario sottolinea l'urgenza di una solidarietà globale per sostenere la lotta del popolo iraniano per la libertà e i diritti fondamentali.
Le proteste in Iran contro l'inflazione e il carovita entrano nell'ottavo giorno, estendendosi a oltre 70 località e causando almeno 16 morti e numerosi feriti. Mentre le autorità tentano di screditare i manifestanti parlando di influenze straniere, la repressione si inasprisce con arresti e violenze brutali da parte delle forze di sicurezza. Il dibattito internazionale si interroga su un possibile intervento statunitense, sebbene la complessa struttura di potere dei pasdaran renda incerto ogni scenario di cambiamento rapido. Questa escalation sottolinea come la crisi economica stia mettendo a dura prova la tenuta del regime teocratico, spingendo la popolazione a sfidare nuovamente la dittatura.
L'articolo riporta la testimonianza di Noor, una studentessa di Teheran, nel contesto delle nuove ondate di protesta scoppiate in Iran a fine 2025 contro la dittatura e la crisi economica. Le manifestazioni, che hanno già causato oltre 40 morti e migliaia di arresti, vedono i cittadini invocare la libertà e, per la prima volta in modo così diffuso, il ritorno dell'erede dello scià Reza Pahlavi. Noor descrive una realtà di privazioni estreme, fame e repressione costante, dichiarandosi pronta a rischiare la vita per un futuro laico e dignitoso. Questo scenario conferma la profonda e violenta frattura tra il popolo iraniano e il regime teocratico, evidenziando una crisi umanitaria che richiede l'attenzione della comunità internazionale.
L'articolo riporta la drammatica repressione in Iran, dove si stima che le vittime tra i manifestanti abbiano raggiunto le 12.000 unità a causa dell'uso indiscriminato della forza da parte del regime. Il presidente statunitense Donald Trump ha reagito introducendo dazi commerciali e incitando i cittadini iraniani a proseguire la rivolta, mentre l'Alto Commissario ONU ha condannato la violenza e l'uso di esecuzioni capitali per scopi politici. Nonostante gli oltre 10.000 arresti e la propaganda governativa che definisce i manifestanti come terroristi, le proteste per il cambiamento fondamentale del Paese continuano ogni notte. Questa situazione sottolinea l'urgenza di un intervento coordinato della comunità internazionale per fermare le violazioni dei diritti umani in corso.