Iran. Trump rilancia e parla alle piazze: “L’aiuto degli Usa sta per arrivare”
Emilio Minervini
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Il Dubbio
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Riassunto
L'articolo riporta la drammatica repressione in Iran, dove si stima che le vittime tra i manifestanti abbiano raggiunto le 12.000 unità a causa dell'uso indiscriminato della forza da parte del regime. Il presidente statunitense Donald Trump ha reagito introducendo dazi commerciali e incitando i cittadini iraniani a proseguire la rivolta, mentre l'Alto Commissario ONU ha condannato la violenza e l'uso di esecuzioni capitali per scopi politici. Nonostante gli oltre 10.000 arresti e la propaganda governativa che definisce i manifestanti come terroristi, le proteste per il cambiamento fondamentale del Paese continuano ogni notte. Questa situazione sottolinea l'urgenza di un intervento coordinato della comunità internazionale per fermare le violazioni dei diritti umani in corso.
Le proteste in Iran contro l'inflazione e il carovita entrano nell'ottavo giorno, estendendosi a oltre 70 località e causando almeno 16 morti e numerosi feriti. Mentre le autorità tentano di screditare i manifestanti parlando di influenze straniere, la repressione si inasprisce con arresti e violenze brutali da parte delle forze di sicurezza. Il dibattito internazionale si interroga su un possibile intervento statunitense, sebbene la complessa struttura di potere dei pasdaran renda incerto ogni scenario di cambiamento rapido. Questa escalation sottolinea come la crisi economica stia mettendo a dura prova la tenuta del regime teocratico, spingendo la popolazione a sfidare nuovamente la dittatura.
L'articolo riporta la testimonianza di Noor, una studentessa di Teheran, nel contesto delle nuove ondate di protesta scoppiate in Iran a fine 2025 contro la dittatura e la crisi economica. Le manifestazioni, che hanno già causato oltre 40 morti e migliaia di arresti, vedono i cittadini invocare la libertà e, per la prima volta in modo così diffuso, il ritorno dell'erede dello scià Reza Pahlavi. Noor descrive una realtà di privazioni estreme, fame e repressione costante, dichiarandosi pronta a rischiare la vita per un futuro laico e dignitoso. Questo scenario conferma la profonda e violenta frattura tra il popolo iraniano e il regime teocratico, evidenziando una crisi umanitaria che richiede l'attenzione della comunità internazionale.
Antonio Polito analizza le proteste in Iran, dove milioni di cittadini rischiano la vita per ottenere libertà e benessere, valori che l'Occidente sembra oggi dare per scontati o addirittura criticare. L'articolo evidenzia il fallimento del regime teocratico e la debolezza dei suoi apparati, denunciando al contempo il silenzio contraddittorio delle piazze europee, spesso indifferenti alle violenze se non sono riconducibili all'imperialismo americano. Viene riportato l'appello della Premio Nobel Shirin Ebadi per un intervento internazionale volto a evitare un massacro da parte della repressione iraniana. Questa situazione pone l'Occidente di fronte al dilemma morale di come sostenere popoli che aspirano ai nostri stessi ideali universali.