L'articolo affronta il tema della sicurezza scolastica partendo dal caso di uno studente sorpreso con un taser in un istituto della periferia milanese. Ferruccio de Bortoli evidenzia come dirigenti e docenti siano gravati da responsabilità crescenti, spesso non supportate adeguatamente da famiglie e comunità. Mentre il governo prepara nuovi provvedimenti, emerge il dilemma tra l'adozione di misure drastiche, come i metal detector, e la necessità di mantenere la scuola come un luogo di dialogo. È fondamentale trovare un equilibrio che non trasformi gli istituti in fortezze, ma che sappia prevenire solitudini e deviazioni giovanili. Questo scenario solleva interrogativi urgenti sul ruolo educativo e sulla sicurezza negli spazi pubblici dedicati ai giovani.
Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, ha introdotto controlli a sorpresa con metal detector portatili per contrastare la diffusione di coltelli tra gli studenti. L'iniziativa, nata in collaborazione con la Prefettura, è stata adottata come deterrente dopo aver constatato che il possesso di armi bianche è una realtà trasversale legata a fattori di status, difesa o emulazione. I risultati mostrano un clima scolastico più sereno e una riduzione del senso di minaccia tra i ragazzi, integrando la sorveglianza ai percorsi educativi tradizionali. Questo caso evidenzia come la sicurezza scolastica richieda un equilibrio tra prevenzione pratica e dialogo costante per proteggere gli studenti.
L'autore Riccardo Piroddi analizza come il termine gergale 'maranza' sia diventato una categoria politica per stigmatizzare i giovani di seconda generazione, nascondendo i fallimenti sistemici delle politiche di integrazione in Italia. L'articolo evidenzia che, anziché affrontare le disuguaglianze sociali e la mancanza di riconoscimento giuridico, il dibattito pubblico preferisce concentrarsi sulla colpevolizzazione e sulla repressione. La marginalizzazione delle periferie e il limitato accesso alla cittadinanza alimentano un disagio che viene erroneamente trattato solo come un problema di ordine pubblico. Ciò riflette la necessità critica per lo Stato italiano di investire in politiche di inclusione reale invece di affidarsi esclusivamente a strumenti punitivi.
Il progetto 'Giustizia con Misericordia', nato dalla collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo, ha coinvolto oltre 14.000 persone in tre anni, facilitando il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti in 16 regioni italiane. L'iniziativa ha permesso l'attivazione di percorsi formativi, tirocini e ricongiungimenti familiari, dimostrando che la riabilitazione è un obiettivo concreto attraverso la sinergia tra Terzo settore e istituzioni. Il programma si amplia ora con il piano 'Jobel', che estenderà questi interventi agli istituti penali minorili per favorire il recupero educativo e occupazionale dei più giovani. Questi risultati confermano quanto sia fondamentale investire in percorsi riabilitativi per costruire una società più equa e ridurre la marginalità sociale.
L’articolo analizza come la rinnovata «war on drugs» dell'amministrazione Trump venga utilizzata come pretesto per politiche neocoloniali e aggressioni militari in America Latina, con particolare riferimento al Venezuela. La società civile internazionale contesta il concetto di «narcoterrorismo», definendolo una categoria priva di fondamento giuridico internazionale utile solo a giustificare violazioni dei diritti umani e della sovranità statale. Attraverso un excursus storico che tocca Panama, Colombia e Messico, l'autrice evidenzia come queste strategie mirino al controllo geopolitico e delle risorse piuttosto che al contrasto del narcotraffico. Il testo conclude sottolineando che solo il superamento del paradigma proibizionista può sottrarre legittimità a queste forme di intervento bellico.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha emanato una circolare che accelera il trattenimento dei migranti irregolari ritenuti pericolosi nei Cpr, dando priorità assoluta alle procedure di rimpatrio. La direttiva semplifica i controlli medici, posticipando l'accertamento dell'idoneità, e stabilisce che la tossicodipendenza non escluderà più i soggetti dalla detenzione amministrativa. Il provvedimento giunge mentre il governo lavora a una nuova legge sulla materia, sollecitata dalla Corte Costituzionale per aggiornare normative vecchie di trent'anni. Questa stretta evidenzia un approccio marcatamente securitario che solleva preoccupazioni circa la tutela della salute e dei diritti fondamentali dei trattenuti.
Susanna Marietti critica l'approccio repressivo del governo verso la criminalità minorile, evidenziando come l'uso di decreti basati su singoli fatti di cronaca non risolva il problema alla radice. L'autrice cita dati del Ministero dell'Interno che mostrano una stabilità o diminuzione dei reati giovanili, smentendo la narrativa di un'emergenza che giustificherebbe misure punitive come il decreto Caivano. Viene sottolineata la mancanza di investimenti in istruzione e servizi sociali, preferendo la carcerazione al modello educativo e riabilitativo tradizionale italiano. Questa situazione evidenzia la necessità di tornare a politiche di prevenzione sociale piuttosto che affidarsi esclusivamente alla repressione penale.
L'autore critica le recenti affermazioni del sindaco di La Spezia sulla presunta propensione alla violenza di certe etnie, ricordando come gli stessi italiani fossero vittime di tali pregiudizi negli Stati Uniti del secolo scorso. Stella ricostruisce l'origine del termine dispregiativo 'dago', spesso associato al pugnale, e cita tragici episodi storici come il linciaggio di New Orleans del 1891. L'articolo evidenzia come la storia si ripeta attraverso stereotipi pericolosi che un tempo colpivano i nostri emigrati e oggi vengono rivolti verso i nuovi arrivati. Questa riflessione invita a non dimenticare il passato migratorio italiano per evitare di alimentare nuove forme di razzismo basate su generalizzazioni infondate.
In occasione delle comunicazioni del ministro Nordio sulla giustizia, i partiti della maggioranza cercano di inserire diverse riforme, dalla sicurezza alla prescrizione. Mentre Fratelli d'Italia punta sulla risoluzione dell'emergenza carceraria con quasi 10.000 nuovi posti letto, Forza Italia spinge per il referendum sulla separazione delle carriere. Il governo si impegna inoltre a contrastare fenomeni come le baby gang e a riformare gli organi di autogoverno della magistratura attraverso l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare. Questo dibattito evidenzia la complessità di bilanciare le diverse priorità politiche all'interno della coalizione di governo in materia di giustizia.
L'autore analizza criticamente l'operato del governo italiano, descrivendolo come una "fabbrica dei reati" che risponde sistematicamente ai casi di cronaca con nuove norme penali spesso ridondanti o inefficaci. Dall'introduzione del reato di rave party fino alle recenti misure sulla sicurezza, l'articolo evidenzia una strategia populista volta a ottenere consenso attraverso un "racconto repressivo" piuttosto che affrontare le cause strutturali dei problemi. Questo approccio panpenalista, pur inasprendo le pene per condotte già sanzionabili, non produrrebbe risultati concreti, finendo invece per appesantire il sistema giudiziario e carcerario. La riflessione finale mette in guardia sul rischio di barattare le libertà civili con una puramente illusoria percezione di sicurezza.
A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice di governo per discutere il nuovo "pacchetto sicurezza", composto da un disegno di legge e un decreto-legge mirati a contrastare furti, baby gang e criminalità diffusa. Tra le misure principali figurano restrizioni sul porto d'armi bianche, facilitazioni per gli sgomberi di immobili occupati e una possibile stretta sulla gestione dei minori stranieri non accompagnati. Nonostante la condivisione generale degli obiettivi tra i leader di maggioranza, restano da definire alcuni dettagli normativi che faranno slittare l'approvazione definitiva a fine gennaio. Le opposizioni criticano il provvedimento definendolo puramente ideologico e chiedendo invece maggiori risorse per le forze dell'ordine. Questa riforma segnala la volontà del governo di inasprire le politiche di ordine pubblico, pur tra le incertezze sulla loro effettiva implementazione.
Il governo Meloni sta definendo un nuovo pacchetto sicurezza che unisce un decreto e un disegno di legge, con l'obiettivo di velocizzare le espulsioni dei migranti e contrastare l'emergenza lame tra i giovanissimi. Le nuove norme prevedono pene più severe per il porto di coltelli, inclusa la possibilità di arresto in flagranza per i minori, e l'estensione dell'ammonimento del Questore per la fascia 12-14 anni. Parallelamente, il testo punta a rafforzare le tutele legali e i rinnovi contrattuali per le forze dell'ordine, pur nel timore di possibili rilievi di costituzionalità da parte del Quirinale. Questa iniziativa evidenzia la priorità del governo nel rispondere alla percezione di insicurezza urbana attraverso un inasprimento delle misure preventive e repressive.
Alla Casa Circondariale di Trapani, il progetto “La libertà è un libro”, curato da Ornella Fulco e Fabrizia Sala, utilizza la lettura e la scrittura come strumenti di riscatto per i detenuti. Attraverso laboratori settimanali, i partecipanti esplorano temi legati ai sentimenti e ai diritti umani, riscoprendo la propria dignità oltre l'errore commesso. L'iniziativa, attiva da quindici anni, ha favorito momenti di profonda umanità, come l'incontro empatico tra i detenuti e la madre di una giovane vittima di criminalità. Questo progetto dimostra come la cultura e l'ascolto siano ponti fondamentali per il reinserimento sociale e la riabilitazione all'interno delle carceri italiane.
L'articolo evidenzia l'allarmante numero di processi "temerari" in Italia, dove oltre la metà dei giudizi di primo grado si conclude con un'assoluzione, denunciando la mancanza di un filtro efficace nelle fasi preliminari. Il deputato Errico Costa sottolinea come l'appiattimento sulle tesi dell'accusa e la pressione mediatica costringano migliaia di innocenti a calvari giudiziari che causano danni reputazionali e personali irreversibili. Questa prassi, alimentata da una burocrazia che preferisce delegare il giudizio finale anziché archiviare indagini deboli, trasforma il processo stesso in una pena ingiusta. Tale situazione solleva dubbi profondi sulla tenuta del sistema accusatorio e sulla necessità di una maggiore responsabilità nell'esercizio dell'azione penale.
Venerdì a Scandiano si terrà l'evento 'L’incontro scandaloso' tra Giuseppe Culicchia, cugino del brigatista Walter Alasia, e Giorgio Bazzega, figlio del maresciallo ucciso da Alasia nel 1976. L'iniziativa mira a esplorare i temi della memoria e della responsabilità, cercando di ricucire una ferita profonda causata dalla violenza politica degli anni di piombo. Il dialogo si inserisce in un progetto comunale più ampio dedicato alla giustizia riparativa in ambito educativo. Questo appuntamento sottolinea l'importanza del confronto umano per superare conflitti storici e promuovere una cultura della pace.
L'articolo critica la tendenza della politica italiana a rispondere con decreti repressivi a una presunta emergenza violenza, nonostante i dati statistici indichino una netta diminuzione degli omicidi e dei reati con armi bianche. L'autore evidenzia come il governo alimenti la percezione di insicurezza per giustificare misure drastiche, quali i metal detector nelle scuole o l'inasprimento della detenzione dei migranti nei Cpr. Secondo Sansonetti, tali provvedimenti servono più a soddisfare media e ottenere consensi elettorali che a garantire una reale sicurezza, arrivando a ipotizzare violazioni della Costituzione. Questo sottolinea una gestione della sicurezza pubblica basata sull'emotività mediatica piuttosto che su dati oggettivi.
L’attivista iraniana Nasrin Sotoudeh descrive la rivoluzione in corso come il culmine di decenni di vessazioni, crisi economica e violazioni dei diritti delle donne. L'avvocata denuncia l'uso del blackout di internet come strumento politico per isolare i cittadini e nascondere la violenta repressione del regime. Sotoudeh avverte inoltre la comunità internazionale che la democrazia non può essere imposta con interventi militari unilaterali, ma deve nascere dal rispetto della pluralità sociale interna. Questa testimonianza evidenzia il coraggio di una nazione che sfida il sequestro delle proprie libertà fondamentali.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 3/2026, ha dichiarato legittimo il divieto di bilanciamento tra l'aggravante della rapina su mezzi pubblici e l'attenuante della lieve entità del fatto. Secondo i giudici, tale restrizione è ragionevole poiché mira a punire più severamente reati che generano allarme sociale e limitano la libertà di movimento e di reazione delle vittime. La norma protegge non solo il patrimonio, ma anche diritti fondamentali come l'integrità fisica e morale della persona in contesti di particolare vulnerabilità. Questa decisione riafferma la discrezionalità del legislatore nel definire regimi sanzionatori più rigidi per tutelare la sicurezza collettiva.