Migranti. Quand’eravamo noi l’“etnia” dei coltelli
Gian Antonio Stella
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Corriere della Sera
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Riassunto
L'autore critica le recenti affermazioni del sindaco di La Spezia sulla presunta propensione alla violenza di certe etnie, ricordando come gli stessi italiani fossero vittime di tali pregiudizi negli Stati Uniti del secolo scorso. Stella ricostruisce l'origine del termine dispregiativo 'dago', spesso associato al pugnale, e cita tragici episodi storici come il linciaggio di New Orleans del 1891. L'articolo evidenzia come la storia si ripeta attraverso stereotipi pericolosi che un tempo colpivano i nostri emigrati e oggi vengono rivolti verso i nuovi arrivati. Questa riflessione invita a non dimenticare il passato migratorio italiano per evitare di alimentare nuove forme di razzismo basate su generalizzazioni infondate.
L'autore analizza l'omicidio di La Spezia come pretesto per legittimare politiche repressive e criminalizzare i giovani migranti, denunciando la strumentalizzazione politica del fenomeno dei cosiddetti "maranza". Scalia sostiene che la violenza sia un problema sociale diffuso e non limitato a specifiche etnie, criticando duramente l'efficacia dei decreti sicurezza degli ultimi trent'anni. Il testo evidenzia come il definanziamento della scuola e del welfare alimenti un circolo vizioso di marginalità che la sola repressione non è in grado di risolvere. Questo scenario sottolinea il fallimento di un approccio esclusivamente securitario a discapito della reale inclusione sociale.
L'autore analizza il fenomeno della violenza giovanile in Italia, smontando la narrazione emergenziale della "generazione delle lame" alimentata dal recente accoltellamento a La Spezia. I dati statistici evidenziano che l'Italia presenta tassi di violenza tra i giovani inferiori alla media europea e che non esiste un'esplosione strutturale della criminalità minorile nel lungo periodo. Ramella sostiene che la sola repressione sia una risposta miope, suggerendo invece interventi di prevenzione sociale ed educativa che agiscano sulle radici del disagio individuale e comunitario. Questo evidenzia la necessità di superare la retorica punitiva per investire in politiche sociali capaci di offrire protezione e futuro alle nuove generazioni.
L'articolo analizza il nuovo pacchetto sicurezza, criticando la tendenza a rappresentare l'immigrazione esclusivamente come una minaccia per la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico. Le norme proposte limitano le attività di soccorso delle ONG, aumentano i poteri del Viminale sui rimpatri e riducono il supporto per i minori non accompagnati e i ricongiungimenti familiari. L'autore evidenzia come tali restrizioni rischino di generare maggiore marginalità sociale piuttosto che garantire una reale sicurezza urbana. Questa riflessione pone l'accento sul rischio che l'indebolimento dei diritti dei migranti possa compromettere la coesione del tessuto sociale italiano.