Giustizia, la legge “veneta” che detta l’agenda ai pm: a quali reati dare la precedenza

Il disegno di legge firmato dai senatori Erika Stefani e Pierantonio Zanettin propone di stabilire a livello parlamentare i criteri di priorità per l'azione penale, attuando quanto previsto dalla riforma Cartabia. La norma punta a rendere uniformi le scelte delle procure, dando precedenza a reati gravi o con forte impatto sociale, come la violenza di genere e i reati predatori. Mentre i proponenti sostengono la necessità di un indirizzo politico per garantire maggiore trasparenza e sicurezza, l'opposizione critica il provvedimento vedendovi un rischio di controllo della politica sulla magistratura. Questa discussione evidenzia il delicato equilibrio tra l'autonomia dei pubblici ministeri e il potere di indirizzo del Parlamento.

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I ragazzi in carcere. Sintomo di un’Italia che ha perso la speranza

L'articolo analizza l'allarmante aumento del 35% dei minorenni detenuti in Italia tra il 2022 e il 2025, nonostante non si registri un reale incremento dei reati commessi. Vittorio Coletti evidenzia come una società che invecchia tenda a percepire i giovani come una minaccia, preferendo la punizione carceraria ai percorsi di rieducazione e reinserimento sociale. Il declino della giustizia minorile e l'adozione di misure repressive, come il 'decreto Caivano', riflettono una perdita di speranza nel futuro e una delega delle responsabilità educative alle istituzioni. Questa tendenza evidenzia una crisi profonda del sistema sociale italiano, che rischia di trasformare le carceri in luoghi di recidiva anziché di recupero.

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Guai confondere sicurezza e immunità: è questa la tragica lezione di Rogoredo

L'articolo analizza il caso del poliziotto coinvolto in una sparatoria a Rogoredo, evidenziando come la vicenda stia alimentando il dibattito politico sulla necessità di uno scudo penale per le forze dell'ordine. L'autrice sottolinea che l'iscrizione nel registro degli indagati non è una condanna, ma una garanzia procedurale essenziale per accertare la verità e mantenere l'equilibrio dello Stato di diritto. Viene ribadito che la sicurezza non deve essere confusa con l'immunità e che le indagini sono fondamentali per preservare la credibilità delle istituzioni. Questo caso mette in luce la necessità di mantenere il principio di uguaglianza davanti alla legge, specialmente quando sono coinvolti i pubblici ufficiali.

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Cedu, celle disumane e malagiustizia: 62 condanne in un anno

Il Rapporto annuale 2025 della Corte di Strasburgo evidenzia una crisi strutturale della giustizia italiana, con 62 violazioni accertate su 65 sentenze, riguardanti principalmente l'equo processo e il trattamento dei detenuti. Il dato più allarmante riguarda le 38 condanne per la mancata esecuzione di sentenze interne, segno di un inadempimento sistemico da parte dello Stato. Vengono citati casi emblematici come il rinnovo del regime di 41-bis per detenuti affetti da Alzheimer e la carenza di posti nelle strutture psichiatriche giudiziarie (Rems). Questa situazione evidenzia una persistente difficoltà del sistema italiano nel garantire i diritti fondamentali e l'effettività delle decisioni giudiziarie.

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Chi ha paura dei ragazzi. Come il Decreto Caivano ha piegato la giustizia minorile

L'autore analizza l'VIII Rapporto di Antigone, evidenziando come l'Italia sia tra i paesi meno criminali d'Europa per quanto riguarda i minorenni, smentendo così la retorica dell'emergenza baby gang. Il recente sovraffollamento degli istituti minorili non deriva da un aumento dei reati, ma dalla svolta repressiva del "decreto Caivano", che ha aumentato il ricorso alla custodia cautelare e limitato strumenti di recupero efficaci come la messa alla prova. Questo spostamento verso un modello punitivo rischia di smantellare decenni di eccellenza nella giustizia minorile italiana, basata sulla responsabilizzazione del minore. Questa situazione evidenzia una pericolosa deriva del sistema penale che predilige la percezione di sicurezza alla reale efficacia dei percorsi riabilitativi.

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Verona. Jacopo Natale, il ristoratore che fa colloqui di lavoro in carcere

Jacopo Natale, titolare del ristorante Yard di Verona, entrerà nel carcere di Montorio per condurre colloqui di lavoro e assumere un detenuto come aiuto cuoco. L'iniziativa, sostenuta dalla Legge Smuraglia, mira a favorire il reinserimento sociale attraverso il rigore della brigata di cucina, offrendo un'opportunità di riscatto professionale. Natale, noto per il suo impegno civico, crede che il lavoro sia lo strumento fondamentale per permettere ai detenuti di non essere più definiti dai propri errori passati. Questo progetto sottolinea l'importanza della collaborazione tra il tessuto economico locale e le istituzioni carcerarie per ridurre la recidiva e costruire percorsi di legalità.

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Decreti Caivano e sicurezza, carceri minorili al collasso

L'VIII rapporto di Antigone sugli Istituti penali minorili (Ipm) denuncia un sovraffollamento record causato dalle recenti politiche governative, come il decreto Caivano, nonostante l'assenza di un'effettiva emergenza criminalità tra i giovani. Il report evidenzia una crescente sfiducia dei ragazzi verso il sistema giudiziario, con un aumento delle detenzioni anche per reati minori e una forte sovrarappresentazione di stranieri legata alla marginalità sociale. Si osserva inoltre uno spostamento del modello carcerario dal recupero educativo al mero mantenimento dell'ordine, caratterizzato da un uso maggiore della forza e una riduzione della formazione del personale. Questa situazione evidenzia una deriva punitiva che rischia di smantellare l'eccellenza storica del sistema penale minorile italiano.

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Giustizia minorile: così il sistema ha tradito i ragazzi

L'Ottavo Rapporto di Antigone denuncia un drastico cambiamento nella giustizia minorile italiana, che sta abbandonando la sua vocazione educativa per un modello punitivo e repressivo alimentato dal Decreto Caivano. Tra il 2022 e il 2025, le presenze negli istituti penali minorili sono aumentate del 50%, causando grave sovraffollamento, un uso crescente di psicofarmaci e trasferimenti frequenti verso carceri per adulti. Il rapporto evidenzia come i minori stranieri non accompagnati siano i più penalizzati da questa tendenza securitaria, che risponde al disagio sociale con la detenzione anziché con investimenti nel welfare. Questa situazione rappresenta un pericoloso arretramento per i diritti dei minori e per l'efficacia del sistema rieducativo nazionale.

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Il dl Caivano funziona. Ma il Pd si lamenta

L'articolo analizza l'aumento del 50% dei minori detenuti negli istituti penali (Ipm) a seguito dell'applicazione del decreto Caivano. Esponenti del Partito Democratico, tra cui Michela Di Biase, criticano il governo per aver privilegiato un approccio repressivo che ha portato al sovraffollamento, allontanandosi dalla tradizione educativa della giustizia minorile. Di contro, il provvedimento mira a contrastare la criminalità giovanile e l'influenza dei clan facilitando l'arresto e la custodia cautelare per reati specifici. Questo dibattito evidenzia la complessa sfida di bilanciare la sicurezza pubblica con la necessità di percorsi riabilitativi efficaci per i più giovani.

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Misure cautelari personali, nullità a regime intermedio il mancato interrogatorio preventivo

Paola Rossi analizza la sentenza n. 7506/2026 della Cassazione riguardante l'interrogatorio preventivo introdotto dalla legge 114/2024. La Corte chiarisce che l'omissione di tale atto configura una nullità intermedia, ma l'annullamento della misura cautelare non è automatico e richiede la prova di un pregiudizio concreto al diritto di difesa. L'onere probatorio a carico dell'indagato diventa ancora più rigoroso qualora questi scelga di avvalersi della facoltà di non rispondere durante un interrogatorio successivo. Questa pronuncia definisce i confini applicativi delle nuove garanzie difensive, sottolineando la necessità di un interesse processuale attuale per eccepire il vizio.

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Sicurezza, pene più dure, tutele e novità. Dentro il testo

L'articolo illustra le novità del decreto Sicurezza, tra cui uno 'scudo penale' che evita l'iscrizione immediata nel registro degli indagati per chi agisce per legittima difesa o dovere d'ufficio. Il provvedimento stanzia fino a diecimila euro per le spese legali delle forze dell'ordine e introduce restrizioni severe sulla vendita e il porto di coltelli per contrastare il fenomeno delle baby gang. È inoltre previsto il fermo preventivo fino a dodici ore per soggetti ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico in occasione di manifestazioni. Questo intervento normativo delinea un cambiamento significativo nel bilanciamento tra poteri di prevenzione delle autorità e garanzie processuali dei cittadini.

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Ascoli. Detenuto di 23 anni trovato morto nel carcere, disposta l’autopsia

Un giovane detenuto di 23 anni è stato trovato senza vita nella sua cella presso il carcere di Ascoli Piceno, probabilmente a causa di un arresto cardiocircolatorio. Nonostante i tempestivi soccorsi del 118, per il ragazzo, che aveva una storia di tossicodipendenza e precedenti episodi di violenza subita in carcere, non c'è stato nulla da fare. La Procura ha aperto un fascicolo e disposto l'autopsia per chiarire le esatte cause del decesso e indagare su eventuali responsabilità. Questo drammatico episodio mette nuovamente in luce le gravi criticità del sistema penitenziario italiano in termini di salute e sicurezza dei detenuti.

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Dl Sicurezza in “Gazzetta”: stretta su armi, baby gang e manifestazioni

Il decreto legge n. 23 del 2026, noto come 'Dl Sicurezza', è entrato ufficialmente in vigore introducendo restrizioni rigorose sul porto di coltelli e nuove tutele penali per il personale scolastico, ferroviario e sportivo. Il provvedimento inasprisce le sanzioni per la violenza giovanile e le rapine organizzate, autorizzando inoltre i prefetti a istituire zone urbane a vigilanza rafforzata per contrastare il degrado e lo spaccio. Tra le misure più discusse figurano il 'fermo di prevenzione' per motivi di ordine pubblico e una nuova procedura di annotazione preliminare per le indagini che coinvolgono cause di giustificazione, come la legittima difesa. Questa riforma delinea un approccio marcatamente repressivo volto a rafforzare la sicurezza urbana e la protezione degli operatori dello Stato.

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Sardegna. Boss mafiosi nell’Isola: in Consiglio regionale non c’è unità

Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato un ordine del giorno per opporsi all'incremento dei detenuti in regime di 41-bis nell'isola, chiedendo al Parlamento di rivedere i criteri di distribuzione territoriale e modificare le norme sulle aree insulari. Nonostante il voto favorevole di parte delle opposizioni, Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono astenuti, accusando la presidente Alessandra Todde di strumentalizzare il tema per fini politici. Todde ha ribadito l'insostenibilità economica e sanitaria di ospitare fino a 240 boss mafiosi, evidenziando la carenza di risorse regionali per garantirne la gestione. Questa situazione riflette una crescente tensione istituzionale tra le esigenze di sicurezza nazionale e la capacità ricettiva del sistema penitenziario e sanitario locale.

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Carceri sempre più affollate di minori, che in Italia delinquono la metà dei coetanei europei

L'ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile evidenzia un aumento del 35% dei giovani detenuti tra il 2022 e il 2025, attribuito principalmente alle politiche repressive del decreto Caivano. Nonostante un incremento in specifici reati come le violenze sessuali, i tassi di criminalità minorile in Italia restano sensibilmente inferiori alla media europea e ai livelli degli anni '90. Il documento segnala inoltre un preoccupante sovraffollamento carcerario e un forte aumento nell'uso di psicofarmaci tra i minori, spesso legati a carenze nel sistema di accoglienza per stranieri non accompagnati. Questa inversione di tendenza riflette un passaggio dal modello rieducativo a quello punitivo, sollevando criticità sul futuro della giustizia minorile in Italia.

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Decreto Sicurezza: il fermo preventivo e lo scudo per le forze dell’ordine sono cambiati

Il presidente Mattarella ha firmato il Decreto Legge 'Sicurezza' dopo aver introdotto modifiche sostanziali che limitano la discrezionalità della polizia e rafforzano la tutela giudiziaria. Tra i cambiamenti principali, il fermo preventivo durante le manifestazioni richiederà ora la valutazione di un magistrato e la prova di un pericolo attuale per la sicurezza. È stato inoltre rimodulato lo 'scudo' per le forze dell'ordine tramite l'istituzione di un registro di annotazione preliminare, mentre sono stati ridotti gli oneri per i rivenditori di coltelli. Questo intervento presidenziale sottolinea l'importanza di bilanciare le esigenze di ordine pubblico con i diritti costituzionali e le garanzie processuali.

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Giustizia minorile, Antigone: “Con il decreto Caivano aumenta solo la criminalizzazione”

Il nuovo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile smentisce l’allarme criminalità tra i giovani, attribuendo l'aumento dei detenuti non a una crescita dei reati, ma all'inasprimento delle norme introdotte con il decreto Caivano. Nonostante le segnalazioni siano in aumento, i dati reali mostrano tassi di criminalità stabili o inferiori rispetto al passato, a fronte però di un crescente disagio materiale e psicologico degli adolescenti. Il sistema penale minorile affronta oggi un grave sovraffollamento e tagli ai fondi per il recupero, con un uso sproporzionato della custodia cautelare, specialmente verso i minori stranieri. Questo scenario evidenzia una preoccupante deriva securitaria che privilegia la repressione rispetto alla funzione educativa e di reinserimento sociale.

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Palermo. Suicida in carcere, lo Stato condannato a risarcire la famiglia del giovane malato

Il Tribunale di Palermo ha condannato lo Stato italiano a risarcire con 700 mila euro la famiglia di Samuele Bua, un giovane affetto da schizofrenia suicidatosi nel 2018 in una cella di isolamento. La sentenza sottolinea la mancata sorveglianza e l'incapacità del sistema penitenziario di gestire un detenuto con gravi patologie psichiatriche che aveva già manifestato intenti suicidi. Il caso riaccende il dibattito sulla carenza strutturale di posti nelle Rems e sulla gestione della salute mentale in carcere, temi per i quali l'Italia è già monitorata dal Consiglio d'Europa. Questa vicenda evidenzia una drammatica e sistematica violazione dei diritti dei detenuti più vulnerabili nel sistema penitenziario italiano.

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Il giudice Alfonso Sabella spiega perché le norme sulle borseggiatrici sono solo propaganda

Attraverso le parole del giudice Alfonso Sabella, l'autore analizza l'inefficacia del nuovo decreto sicurezza nel contrastare i borseggi, evidenziando il paradosso creato dal conflitto con la riforma Cartabia. Sabella spiega come la procedibilità a querela permetta l'estinzione del reato tramite risarcimento, rendendo inutili gli arresti e falsando le statistiche sugli innocenti ingiustamente inquisiti. L'articolo sottolinea inoltre come il fenomeno sia una questione sociale legata allo sfruttamento di donne vulnerabili, piuttosto che un semplice problema di ordine pubblico. Questa analisi evidenzia la pericolosa discrepanza tra la propaganda politica e la realtà operativa del sistema giudiziario italiano.

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Roma. Alemanno e Falbo chiedono la grazia per Antonio Russo: “Ha quasi 88 anni, è malato”

Gianni Alemanno e Fabio Falbo hanno inviato una lettera al Presidente Sergio Mattarella per richiedere la grazia per Antonio Russo, un detenuto di 88 anni in gravi condizioni di salute recluso a Rebibbia. L'uomo sta scontando una condanna a 12 anni per un omicidio avvenuto in un contesto di presunta legittima difesa, ma le sue istanze per la detenzione domiciliare sono state finora respinte. I firmatari denunciano l'inadeguatezza delle cure carcerarie e l'assenza di pericolosità sociale del condannato, auspicando un intervento umanitario del Capo dello Stato. Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sulla dignità e la gestione dei detenuti anziani all'interno del sistema penale italiano.

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