Pavia. Sovraffollato e senza agenti. Vita in carcere senza spazio

La commissione regionale ha rilevato gravi criticità nella casa circondariale, con 800 detenuti a fronte di una capienza di 530 e una significativa carenza di agenti. Nonostante la presenza di attività educative, il sovraffollamento e la mancanza di strutture sportive rendono difficile la vita quotidiana, specialmente per il 70% di popolazione straniera spesso senza fissa dimora. Molti reclusi soffrono per l'isolamento affettivo e la mancanza di prospettive future. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di risorse e spazi adeguati per garantire la dignità umana e il recupero sociale all'interno delle carceri lombarde.

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Ordinanza cautelare annullata, il Gip può decidere di nuovo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7360/2026, ha chiarito che non sussiste incompatibilità per il GIP che si pronuncia nuovamente sullo stesso indagato dopo l’annullamento di una misura cautelare per vizi formali. I giudici hanno spiegato che, trattandosi di una fase incidentale e non di un giudizio di merito sulla colpevolezza, il convincimento del magistrato può formarsi progressivamente senza pregiudicare la sua imparzialità. La decisione conferma che l'attività cautelare appartiene alla medesima fase processuale e non richiede la sostituzione del giudice in caso di rinnovo dell'ordinanza. Questo verdetto fornisce un'importante precisazione tecnica sull'applicazione dell'articolo 34 del codice di procedura penale e sul concetto di imparzialità del giudice.

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Roma. La Garante dei detenuti: “Salta la metà delle visite mediche esterne ogni anno”

Valentina Calderone, Garante dei detenuti di Roma, denuncia una situazione strutturale critica nelle carceri della capitale, aggravata dal cronico sovraffollamento e dalla carenza di personale. Tra le criticità più gravi figurano il salto del 50% delle visite mediche esterne per mancanza di scorte e l'assenza di spazi adeguati per la tutela dell'affettività e dei legami familiari. Viene proposta l'implementazione di reti di supporto territoriale e una maggiore flessibilità nei contatti telefonici, citando progetti positivi come S.Fi.De e la Casa di Leda. Questa analisi mette in luce l'urgenza di interventi strutturali per garantire i diritti fondamentali e la dignità umana nel sistema penitenziario italiano.

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“Io non ti credo più!”. Il grido di Antigone per i giovani detenuti

L'ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile denuncia la trasformazione del sistema italiano da un modello educativo a uno prettamente punitivo, aggravato dagli effetti del Decreto Caivano. Nonostante i tassi di criminalità siano inferiori alla media europea, le carceri minorili affrontano un sovraffollamento senza precedenti, con un aumento del 50% delle presenze e un preoccupante ricorso a psicofarmaci e trasferimenti in istituti per adulti. Il bilancio statale riflette questa deriva, privilegiando gli investimenti in polizia e nuove mura rispetto ai fondi per il reinserimento e l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Questa inversione di tendenza evidenzia una crisi profonda nella missione riabilitativa dello Stato, che rischia di tradire definitivamente la fiducia dei giovani più vulnerabili.

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Cuneo. “La svolta possibile” per l’inclusione e il reinserimento lavorativo dei detenuti

Confcommercio Cuneo ha concluso il primo modulo del progetto “La Svolta possibile”, un'iniziativa volta al reinserimento lavorativo dei detenuti attraverso corsi professionali di panificazione e gestione paghe. Realizzato in collaborazione con la Casa Circondariale di Cuneo e la Fondazione Crc, il programma punta a ridurre la recidiva offrendo ai partecipanti competenze concrete da spendere sul mercato. I promotori sottolineano come l'apprendimento di un mestiere sia fondamentale per ricostruire la fiducia in se stessi e favorire una reale inclusione sociale. Questa iniziativa rappresenta un modello virtuoso di collaborazione territoriale per il miglioramento del sistema penitenziario italiano.

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Commettono reato i parenti che ricevono telefonate illecite dal congiunto in carcere

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1787/2026, ha stabilito che anche i familiari di un detenuto possono rispondere del reato di uso indebito di smartphone in carcere (art. 391-ter c.p.) a titolo di concorso morale. Secondo i giudici, la responsabilità penale si estende a chi, pur limitandosi a ricevere le chiamate, incentiva la condotta illecita attraverso una costante disponibilità e la partecipazione a conversazioni su attività criminali. L'articolo sottolinea la necessità di potenziare i controlli tecnologici e le perquisizioni per contrastare un fenomeno che permette ai detenuti di mantenere legami attivi con le organizzazioni di appartenenza. Questa pronuncia evidenzia la volontà della giurisprudenza di responsabilizzare chi, dall'esterno, alimenta l'illegalità penitenziaria anziché interrompere il circuito criminale.

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I detenuti di Alta Sicurezza trasferiti da Padova: storie di rieducazione e di cambiamento. Che sono state improvvisamente cancellate. (4-continua)

Il Coordinamento Carcere Due Palazzi denuncia il trasferimento improvviso di numerosi detenuti di Alta Sicurezza da Padova, un'azione che interrompe percorsi rieducativi e accademici consolidati negli anni. Attraverso le storie di Giuseppe M., Antonio C.M., Francesco O. e Catello R., l'articolo illustra come l'impegno nel teatro, nell'arte e negli studi universitari abbia rappresentato un fondamentale strumento di riscatto e stabilità emotiva. Il testo evidenzia le tragiche conseguenze psicologiche di tali spostamenti, citando il suicidio di un detenuto terrorizzato dalla partenza imminente. Questa situazione mette in luce la necessità critica di bilanciare le esigenze organizzative con la continuità dei percorsi di reinserimento sociale previsti dal sistema penale.

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I detenuti di Alta Sicurezza trasferiti da Padova: storie di rieducazione e di cambiamento. Che sono state improvvisamente cancellate. (4-continua)

L'articolo denuncia i trasferimenti improvvisi dei detenuti di Alta Sicurezza dal carcere Due Palazzi di Padova, un'azione che interrompe percorsi rieducativi e universitari consolidati da anni. Attraverso le testimonianze di volontari e operatori, vengono presentati i profili di Giuseppe M., Francesco O. e Catello R., uomini profondamente impegnati nello studio, nel teatro e nell'arte. Il coordinamento esprime forte preoccupazione per il costo umano di questo piano di riorganizzazione, citando il tragico suicidio di Pietro Marinaro come estrema conseguenza del trauma del trasferimento. Questa vicenda solleva interrogativi critici sulla tutela dei percorsi di reinserimento sociale all'interno del sistema penitenziario italiano.

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Padri e figli

L'autore analizza criticamente una sentenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto il concorso nel reato di uso indebito di cellulari in carcere a carico del padre di un detenuto. Secondo i giudici, il fatto di aver partecipato a numerose conversazioni e aver concordato futuri contatti costituirebbe un contributo causale e agevolatore alla condotta illecita del figlio. Passione contesta questa interpretazione, sostenendo che essa forzi i limiti dell'articolo 110 c.p. e rischi di violare il principio costituzionale della responsabilità penale personale. Questa decisione mette in luce una preoccupante tendenza all'espansione dei criteri di punibilità legati ai rapporti familiari nel sistema penitenziario.

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Buttare via la chiave di una vita. Intervista a Beniamino Zuncheddu

Beniamino Zuncheddu racconta la sua tragica esperienza dopo aver trascorso 33 anni in carcere da innocente, sottolineando le enormi difficoltà di reinserimento in una società profondamente mutata. L'articolo mette in luce la proposta di legge del Partito Radicale per un assegno di sopravvivenza immediato destinato a chi esce di prigione per ingiusta detenzione, superando le lungaggini burocratiche dei risarcimenti. Zuncheddu denuncia l'assenza di scuse formali dallo Stato e descrive il supporto della famiglia come l'unico pilastro per la sua ricostruzione esistenziale. Questo caso drammatico evidenzia una lacuna inaccettabile nella tutela dei cittadini vittime di errori giudiziari in Italia.

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Non solo topi, ora in carcere arrivano le “talpe”

L'articolo 15 del nuovo decreto legge sicurezza introduce operazioni sotto copertura nelle carceri, permettendo agli agenti di polizia penitenziaria di infiltrarsi fingendosi detenuti, operatori sanitari o volontari. L'autore denuncia come questa norma distrugga il clima di fiducia necessario alla comunità carceraria, trasformando gli istituti in luoghi governati dal sospetto e dalla delazione a scapito della funzione rieducativa. La misura ridimensiona inoltre il ruolo dei direttori carcerari, delegando la gestione della sicurezza a nuclei di polizia non soggetti alla loro supervisione diretta. Questo provvedimento segnala una preoccupante deriva verso un sistema penitenziario sempre più opaco e meno orientato alla legalità costituzionale.

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Viterbo. Specchio delle contraddizioni materiali e immateriali del sistema carcerario nazionale

Cesare Burdese descrive le condizioni critiche della Casa Circondariale di Viterbo, evidenziando un grave sovrappopolamento con oltre 700 detenuti in spazi originariamente previsti per 400. L'autore denuncia l'inadeguatezza delle strutture, citando celle inagibili, la mancanza di accessibilità per i disabili e spazi comuni fatiscenti che ledono profondamente la dignità umana. La visita rivela come il sistema carcerario attuale fallisca nel suo obiettivo di reinserimento, limitandosi a contenere il disagio sociale ed economico senza offrire soluzioni concrete. Questo scenario evidenzia l'urgente necessità di ripensare il modello penitenziario italiano affinché rispetti realmente i principi costituzionali.

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Sulmona (Aq). Nessuna “rivolta” dei detenuti, ma protesta civile contro trattamenti inumani

Una delegazione della Camera penale e dell’associazione Nessuno Tocchi Caino ha denunciato le criticità del carcere di Sulmona, segnato da protocolli organizzativi eccessivamente rigidi e gravi carenze igieniche, come l'assenza di acqua calda. Nonostante l'alto tasso di scolarizzazione, preoccupano la drastica riduzione delle opportunità lavorative e le barriere digitali che ostacolano i colloqui con i familiari più anziani. I legali hanno annunciato la richiesta di chiarimenti urgenti al Dap e al provveditore regionale per verificare la sostenibilità di tali direttive. Questa situazione evidenzia una gestione burocratica che rischia di compromettere gravemente la dignità dei detenuti e i percorsi di reinserimento sociale.

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Nuoro. “Badu e Carros ha molteplici e gravi profili di criticità per ospitare detenuti del 41bis”

Il Consigliere Regionale Giuseppe Talanas si oppone fermamente alla trasformazione delle carceri sarde in strutture dedicate esclusivamente al regime 41-bis, denunciando il rischio di allontanare i detenuti locali dalle proprie famiglie. Secondo Talanas, tale scelta comprometterebbe la funzione rieducativa della pena, lederebbe il diritto alla difesa e causerebbe gravi disagi logistici al personale di polizia penitenziaria. L'esponente politico avverte inoltre del pericolo di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale della Sardegna, con particolare riferimento alla situazione del carcere di Nuoro. Questa vicenda solleva un dibattito cruciale sull'impatto della gestione carceraria speciale sulla sicurezza e sulla coesione dei territori ospitanti.

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Ascoli. Giorgio Rocchi: “Dalla Caritas ascolto, accoglienza ed accompagnamento dei detenuti”

Il report annuale di Antigone Marche, intitolato 'Tutti più chiusi', evidenzia una situazione critica nelle carceri regionali, con un sovraffollamento che raggiunge il 125% e un allarmante tasso di recidiva del 70%. Durante la presentazione ad Ascoli Piceno, è emerso come gli istituti penitenziari stiano diventando 'nuovi manicomi' a causa dell'elevato disagio psichico e dell'uso diffuso di psicofarmaci tra i detenuti. Esperti e rappresentanti istituzionali hanno sottolineato l'urgenza di umanizzare la pena attraverso percorsi di mediazione culturale, laboratori e una maggiore apertura verso la comunità esterna. L'incontro ha ribadito che la giustizia deve mirare alla riabilitazione piuttosto che alla vendetta, garantendo la dignità di ogni individuo. Questo scenario evidenzia la necessità impellente di investire in risorse e riforme per trasformare il carcere in un luogo di reale reinserimento sociale.

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Roma. Carcere di Regina Coeli, i Garanti: “Nel 2025 saltate 554 visite esterne su 1.219 richieste”

I Garanti Stefano Anastasia e Valentina Calderone hanno segnalato gravi criticità nel carcere di Regina Coeli, dove circa il 45% delle visite specialistiche esterne non viene effettuato per mancanza di scorte e traduzioni. Nonostante una sanità interna considerata di qualità, la struttura soffre di un pesante sovraffollamento con 764 detenuti su una capienza effettiva di 480 posti, limitando drasticamente le attività trattamentali e la socialità. La nota evidenzia inoltre carenze strutturali persistenti dopo il crollo di una parte del tetto avvenuto lo scorso ottobre, costringendo i detenuti a passare gran parte del tempo chiusi in cella. Questa situazione mette in luce la drammatica discrepanza tra il diritto teorico alle cure e l'effettiva capacità gestionale del sistema penitenziario italiano.

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Santa Maria Capua Vetere. Dal carcere militare al lavoro, 20 detenuti diventano manutentori del verde

Venti detenuti del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere hanno completato con successo un percorso formativo professionale per diventare manutentori del verde, organizzato dall'Università Popolare di Caserta. Il progetto, finanziato dal programma Gol, mira a favorire il reinserimento sociale e a contrastare la recidiva fornendo competenze pratiche spendibili nel mercato del lavoro attuale. Nicola Troisi, presidente dell'Ateneo, ha sottolineato l'importanza di investire nella sostenibilità urbana come leva per il riscatto dei detenuti e il miglioramento delle città. Questa iniziativa rappresenta un modello virtuoso per trasformare la detenzione in un'opportunità concreta di crescita professionale e integrazione per il sistema penitenziario italiano.

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Migranti. “Nessuno vuole boicottare il Governo, rispettiamo Costituzione e norme Ue”

Il presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, respinge l'idea di un 'partito dei giudici' schierato contro il governo, descrivendo la magistratura come un corpo plurale e indipendente. Morosini sottolinea che il dovere dei magistrati è disapplicare le norme nazionali che contrastano con la Costituzione o il diritto europeo, agendo esclusivamente su basi tecniche e non politiche. Egli cita casi internazionali e l'assoluzione di Matteo Salvini a Palermo come prove dell'assenza di pregiudizi ideologici nelle aule di giustizia. Questo intervento evidenzia la necessità di un dialogo costruttivo tra poteri dello Stato basato sul rispetto della gerarchia delle fonti giuridiche.

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Pescara. “Manthonews”, il magazine inclusivo del Manthonè presentato ai detenuti

Presso la Casa circondariale di Pescara è stato presentato 'Manthonews', un progetto editoriale ideato dal docente Alessio Di Carlo per favorire l'integrazione tra studenti, personale scolastico e detenuti dell'Istituto Aterno-Manthonè. L'iniziativa prevede sia un portale online che una versione cartacea specifica per chi non ha accesso a internet, trattando temi che spaziano dalla cultura allo sport. L'obiettivo principale è offrire a ogni partecipante uno spazio espressivo libero per connettere le diverse realtà della comunità scolastica. Questo progetto rappresenta un esempio virtuoso di come l'istruzione e la comunicazione possano abbattere le barriere tra il carcere e la società esterna.

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Napoli. Intervista a Gianluca Guida, da 30 anni direttore del carcere minorile di Nisida

In un'intervista curata da Anna Paola Merone, il direttore del carcere minorile di Nisida, Gianluca Guida, racconta trent'anni di impegno educativo in una struttura che oggi ospita 78 detenuti, superando la capienza prevista. Guida evidenzia un recente aumento dei reati contro la persona e sottolinea come, per contrastare efficacemente la criminalità giovanile, non servano soluzioni d'emergenza, ma una strategia sociale e scolastica a lungo termine. Il direttore descrive le attività laboratoriali e le fragilità dei ragazzi, che una volta usciti si scontrano con la carenza di lavoro e servizi sociali esausti. Queste riflessioni evidenziano la necessità di una presa in carico dei minori ben prima che entrino nel circuito penale, richiamando l'attenzione sulle lacune del sistema preventivo italiano.

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