Milano. Dieci appartamenti del Comune per i detenuti: l’iniziativa approvata all’unanimità

A Milano è stato presentato un progetto di housing sociale promosso dall’associazione Cattolici ambrosiani e approvato all'unanimità dal Comune, che prevede la destinazione di almeno dieci appartamenti a ex detenuti e persone in regime di misure alternative. L'iniziativa mira a contrastare il sovraffollamento carcerario e la recidiva, offrendo un'alternativa concreta a chi non possiede una dimora al termine della pena. L'arcivescovo Mario Delpini ha evidenziato come la riabilitazione richieda soluzioni abitative e lavorative concrete, spesso trascurate dalla politica per fini elettorali. Questo progetto sottolinea come il reinserimento sociale rappresenti la risposta più efficace alla richiesta di sicurezza della cittadinanza.

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Gli inventori della giustizia. L’Illuminismo e i suoi avvocati della ragione

L'articolo esplora le radici storiche della giustizia in Italia analizzando l'impatto dell'Illuminismo a Milano, Napoli e Palermo, città che hanno sviluppato modelli civili e giuridici divergenti. Mentre a Milano la ragione ha favorito riforme e dialogo, a Napoli ha generato conflitti sanguinosi e a Palermo una diffidenza strutturale verso uno Stato percepito come espressione di poteri feudali. Governale evidenzia come la giustizia non sia un mero tecnicismo, ma una visione dell'uomo e del potere che ancora oggi frammenta la cultura giuridica nazionale. Questa analisi invita a riscoprire la razionalità settecentesca per garantire una giustizia che sia, prima di tutto, credibile e umana.

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Modena. Giustizia riparativa, i dati. In 280 si sono impegnati a favore dei servizi sanitari

Tra il 2021 e il 2025, le aziende sanitarie Aou e Ausl di Modena hanno accolto circa 280 persone per percorsi di 'messa alla prova' e lavori di pubblica utilità, totalizzando decine di migliaia di ore di servizio alla collettività. I partecipanti sono stati impiegati in diverse attività, dall'accoglienza di persone fragili al supporto amministrativo, trasformando l'obbligo legale in un'opportunità di responsabilità sociale e cittadinanza attiva. L'iniziativa ha mostrato eccellenti risultati riabilitativi, portando molti soggetti a proseguire il proprio impegno come volontari anche dopo la conclusione della pena. Questo modello dimostra come la giustizia riparativa, se integrata in un contesto di cura, possa generare un valore sociale immenso per l'intero sistema territoriale.

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Le giuriste che hanno cambiato il mondo: vite di donne “contro” il sistema

Mercoledì prossimo, presso il Palazzo di Giustizia di Milano, la scrittrice Ilaria Iannuzzi presenterà il libro “Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo”, un’opera che ripercorre le vite di donne pioniere nel campo del diritto dall’antica Roma ai giorni nostri. L’autrice celebra figure come Gisèle Halimi e Tina Lagostena Bassi, evidenziando come abbiano sfidato pregiudizi e regimi per difendere i diritti civili e l’accesso delle donne alla giustizia. Sebbene oggi in Occidente la parità legale sia una realtà, Iannuzzi sottolinea che permangono ostacoli per il raggiungimento di ruoli apicali e per la conciliazione tra vita privata e carriera. L'opera intende ispirare le giovani professioniste a non restare in silenzio e a continuare la battaglia per l'uguaglianza. Questo lavoro evidenzia come la storia del diritto sia stata profondamente segnata dal coraggio femminile, ricordandoci che la tutela dei diritti è un processo in continua evoluzione.

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Venezia. Detenuta 32enne si toglie la vita in cella: “Sarebbe uscita a breve”

Una giovane donna di 32 anni si è tolta la vita nel carcere femminile della Giudecca a Venezia, nonostante fosse attivamente coinvolta in numerosi laboratori e attività riabilitative. La vittima era vicina alla scarcerazione, un momento critico che può generare una profonda paura del cambiamento e del futuro fuori dalle sbarre. Questo episodio rappresenta l'ottavo suicidio in carcere dall'inizio dell'anno, sollevando gravi preoccupazioni sulla tenuta psicologica dei detenuti anche in strutture meno sovraffollate. Tale tragedia mette in luce una problematica drammatica del sistema penitenziario italiano nel gestire il benessere emotivo di chi è privato della libertà.

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C’è un assedio su noi toghe e fa emergere la vera visione del Governo

L'articolo analizza lo scontro tra il Ministro Nordio e i vertici della magistratura italiana in merito alla riforma costituzionale, evidenziando una tensione che va oltre le correnti associative e coinvolge l'intera categoria. L'autore critica sia il metodo di approvazione parlamentare, ritenuto privo di un reale confronto democratico, sia il merito di un progetto che rischia di compromettere l'indipendenza dei pubblici ministeri. La riforma viene inserita in un quadro di generale erosione delle istituzioni repubblicane, dove la giurisdizione inquirente potrebbe diventare uno strumento operativo delle scelte politiche sulla sicurezza. Il testo conclude avvertendo che la separazione dei poteri proposta potrebbe condurre a un controllo politico della magistratura penale, segnando una deriva preoccupante per la democrazia. Questo scenario evidenzia una crisi profonda dell'architettura costituzionale del 1947 di fronte alle spinte populiste.

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Padova. Il trasferimento improvviso dei detenuti AS dalla Casa di Reclusione: l’incredulità e il dispiacere dei volontari dei laboratori di cucito e falegnameria

Gli autori, volontari dell'OCV, descrivono la brusca e dolorosa interruzione dei laboratori di cucito e falegnameria, che ha reciso il legame profondo costruito negli anni con i detenuti. Queste attività non erano semplici hobby, ma percorsi fondamentali per la riabilitazione e il recupero dell'autostima, offrendo ai partecipanti una sorta di "seconda famiglia" e un ponte verso il mondo esterno. La fine improvvisa dei laboratori mette a rischio i progressi umani e creativi raggiunti, lasciando i volontari e i detenuti in uno stato di disorientamento. Nonostante la situazione destabilizzante, l'articolo ribadisce l'importanza del volontariato come strumento di fiducia e speranza nelle istituzioni carcerarie. Questo evento evidenzia la fragilità dei percorsi rieducativi e la necessità di garantire continuità ai progetti che favoriscono il reinserimento sociale.

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Roma. “Quando sono uscito, vivevo per strada. Oggi aiuto chi mi ha permesso di ricominciare”

L'articolo racconta la storia di Roberto, un ex detenuto che, dopo la scarcerazione, è diventato un senzatetto a causa dello stigma sociale e dell'abbandono familiare. La sua vita è cambiata grazie all'incontro con Alfonso Di Nicola, fondatore del progetto "Sempre Persona", che offre supporto concreto e umano per il reinserimento di chi ha scontato una pena. Oggi Roberto è un volontario dell'associazione e sottolinea l'importanza di ricevere una seconda possibilità per trasformare il proprio passato in un impegno verso il prossimo. Questa vicenda evidenzia la necessità di superare i pregiudizi per garantire l'effettiva funzione riabilitativa del sistema carcerario italiano.

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Migranti. “Rimpatri irrilevanti: regolarizzare significa soprattutto sicurezza”

Luca Di Sciullo, presidente dell'IDOS, mette a confronto la scelta della Spagna di regolarizzare 500.000 migranti con l'inefficacia della linea dura italiana, che produce solo 5.000 espulsioni l'anno a fronte di 370.000 irregolari. L'esperto sostiene che l'invisibilità alimenti lo sfruttamento e l'insicurezza, mentre l'integrazione legale favorirebbe il PIL e la coesione sociale in un Paese colpito dal declino demografico. Viene inoltre criticata l'attuale gestione dei CPR e dei decreti flussi, definiti burocratici e controproducenti per il sistema economico nazionale. Questa analisi sottolinea l'urgenza di riconsiderare le politiche migratorie italiane per trasformare l'irregolarità in una risorsa per la sicurezza e l'economia.

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Sotto attacco i principi nati nel 1945

L'autrice riflette sulla progressiva scomparsa dei valori e dell'ordine mondiale nati dalle macerie del secondo dopoguerra, un'epoca che cercò di prevenire il ritorno degli orrori totalitari attraverso la democrazia e i diritti umani. Nonostante le numerose crisi storiche e contraddizioni, principi come la pace, la cultura e l'uguaglianza hanno rappresentato a lungo i pilastri etici fondamentali della civiltà occidentale. Oggi, tuttavia, non è solo la loro attuazione a mancare, ma sono gli stessi fondamenti morali a essere sotto attacco in un mondo che sembra aver perso la memoria del proprio passato. È dunque fondamentale preservare il ricordo di queste basi etiche per poter immaginare e costruire un futuro sostenibile.

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Migranti non idonei ai Cpr, l’esperto sui medici indagati: “Mai successo per i malati finiti nei Centri, morti compresi”

Sei medici di Ravenna sono indagati per falso ideologico per aver certificato l'inidoneità di alcuni migranti alla detenzione nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). L'infettivologo Nicola Cocco difende la loro autonomia clinica, sostenendo che tali centri siano scientificamente provati come luoghi intrinsecamente patogeni e dannosi per la salute fisica e mentale. Cocco sottolinea inoltre il paradosso per cui non vengono mai indagati i medici che certificano come idonee persone con gravi patologie, evidenziando una gestione dei CPR che privilegia le esigenze amministrative rispetto a quelle sanitarie. Questa vicenda solleva un interrogativo critico sul conflitto tra deontologia medica e politiche migratorie nel sistema italiano.

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Quando i valori finiscono in vendita

Maurizio Maggiani riflette sulla crescente sintonia tra il governo Meloni e i valori del movimento MAGA americano, criticando la scelta di anteporre l'arbitrio della forza e l'odio alla legge e al diritto. L'autore cita come esempio allarmante le perquisizioni ai danni dei medici di Ravenna che tutelano la salute dei migranti, interpretandole come un tentativo di instaurare un regime di paura e conformismo. Attraverso il racconto metaforico di un'assemblea a Borgo Tulipano, l'articolo denuncia l'oscuramento della coscienza civile e della solidarietà nel panorama politico attuale. Questo intervento solleva un interrogativo critico sulla tenuta dei valori morali e repubblicani di fronte a una cultura della crudeltà.

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Luca Zaia: “Fine vita, il Governo mandi avanti la legge o smetta di impugnare le norme regionali”

Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, critica l'immobilismo del Parlamento sul tema del fine vita, denunciando l'ipocrisia di chi ignora la realtà giuridica sancita dalla Corte costituzionale nel 2019. L'ex governatore difende le iniziative delle Regioni, nate per regolare i tempi e le modalità dell'assistenza medica, e invita il governo a non ostacolarle senza offrire un'alternativa legislativa nazionale. Zaia sottolinea l'importanza della libertà di coscienza e auspica un centrodestra liberale che non neghi i diritti civili, allineandosi alle recenti aperture di Marina Berlusconi. Questa presa di posizione evidenzia la necessità impellente di una normativa nazionale che garantisca dignità e certezze ai malati terminali in tutto il Paese.

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Le politiche securitarie non c’entrano nulla con il Sì alla legge Nordio

L'autore sostiene che la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere non minacci l'indipendenza della magistratura, ma ne rafforzi l'autonomia garantendo la parità tra le parti e la terzietà del giudice. Mazza evidenzia come il provvedimento superi il sistema delle correnti attraverso il sorteggio dei membri del CSM e la creazione di organi distinti, eliminando eredità ordinamentali risalenti all'epoca fascista. Viene inoltre chiarito che la riforma è un atto liberale necessario per completare il percorso del giusto processo iniziato nel 1999. Questo cambiamento rappresenta un passo fondamentale per assicurare ai cittadini un sistema giudiziario più equo e trasparente.

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Agitazione per il referendum sulla magistratura? Quello sul divorzio fu meno esasperato

L'articolo analizza il clima di estrema tensione che circonda il prossimo referendum sulla riforma della giustizia, riguardante la separazione delle carriere e la riforma del CSM. L'autore evidenzia una polarizzazione senza precedenti, criticando le dichiarazioni aspre di magistrati e politici che distorcono il merito della questione con toni accusatori. Viene sottolineato come questo scontro ideologico rischi di oscurare un dibattito istituzionale che affonda le radici nella storia repubblicana italiana. Questa situazione riflette la cronica difficoltà del sistema italiano nel trovare un equilibrio sereno tra potere politico e ordine giudiziario.

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Referendum, bufera su Nordio: “Sistema para-mafioso del Csm”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scatenato una dura polemica definendo il sistema delle correnti nel CSM come una logica "para-mafiosa" che condiziona le carriere dei magistrati. Nordio ha ribadito la necessità di introdurre il sorteggio per eliminare quello che definisce un "verminaio correntizio", attirando le critiche dell'Anm che considera tali parole un'offesa ai magistrati caduti nella lotta alla mafia. Le opposizioni, guidate da PD e M5S, hanno chiesto l'intervento della premier Meloni definendo le affermazioni del ministro inadeguate e gravissime. Lo scontro si inserisce nel clima acceso della campagna elettorale per il referendum sulla riforma della giustizia del prossimo marzo. Questa vicenda evidenzia una frattura istituzionale sempre più profonda tra il potere esecutivo e l'ordine giudiziario.

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Massimo D’Alema: “Riforma pericolosa, la destra si traveste ma rimane forcaiola”

Massimo D’Alema esprime la sua ferma opposizione alla riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati, definendola un provvedimento inutile e pericoloso per l'equilibrio costituzionale. L'ex Presidente del Consiglio critica in particolare il sistema del sorteggio per il CSM, sostenendo che non elimini le correnti ma ne comprometta la trasparenza democratica. D'Alema avverte inoltre che tale riforma potrebbe preludere a un controllo del potere politico sui pubblici ministeri, inserendosi in un più ampio disegno di decisionismo autoritario della destra. Questa presa di posizione riflette la profonda spaccatura ideologica che caratterizza il dibattito sulle riforme istituzionali in Italia.

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Venezia. Detenuta di 37 anni si è tolta la vita nel carcere della Giudecca

Consuelo, una donna di 37 anni detenuta, è deceduta tragicamente a pochi mesi dalla data prevista per la sua scarcerazione. Una volontaria la ricorda come una persona gentile e sorridente, che tuttavia negli ultimi giorni appariva insolitamente stanca e cupa. La vicenda evidenzia come la sofferenza psicologica possa colpire profondamente anche chi è ormai prossimo alla libertà. Questo dramma sottolinea l'urgenza di un supporto emotivo più efficace per i detenuti all'interno del sistema penale italiano.

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Firenze. Carcere di Sollicciano, Funaro: “Serve rifarlo”. La direttrice: “Meglio ristrutturare”

Il dibattito sul futuro del carcere di Sollicciano vede contrapposte la sindaca di Firenze, Sara Funaro, favorevole alla demolizione, e la direttrice Valeria Vitrani, che punta invece sulla ristrutturazione attraverso fondi governativi. Vitrani ha chiarito che l'abbattimento non è un'ipotesi concreta, sottolineando l'importanza di interventi mirati per risolvere criticità storiche come la mancanza di riscaldamento. Nonostante il recente tentativo di fuga di un detenuto, la direzione difende l'operato del personale, mentre la sindaca ribadisce la necessità di un rifacimento completo per garantire condizioni dignitose. Questa contrapposizione istituzionale mette in luce la complessità della gestione delle infrastrutture carcerarie e la necessità di una visione a lungo termine per il sistema penitenziario italiano.

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Alle S.U. l’appellabilità del proscioglimento (ex art. 131-bis) con condanna al risarcimento della parte civile

La V Sezione penale della Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite il quesito sull'appellabilità del proscioglimento per particolare tenuità del fatto quando sussista una condanna al risarcimento dei danni. Il contrasto giurisprudenziale nasce dalla necessità di stabilire se tale sentenza debba essere considerata di proscioglimento o di condanna ai fini delle impugnazioni consentite all'imputato. La questione è di grande rilievo poiché incide direttamente sul diritto di difesa e sul bilanciamento tra le parti nel processo penale, specialmente dopo le recenti riforme legislative. Questo caso sottolinea l'importanza di una coerenza normativa per garantire la certezza del diritto nel sistema processuale italiano.

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