Dopo ogni fatto tragico, un annuncio: ma più repressione verso i minori non funzionerà

Susanna Marietti critica l'approccio repressivo del governo verso la criminalità minorile, evidenziando come l'uso di decreti basati su singoli fatti di cronaca non risolva il problema alla radice. L'autrice cita dati del Ministero dell'Interno che mostrano una stabilità o diminuzione dei reati giovanili, smentendo la narrativa di un'emergenza che giustificherebbe misure punitive come il decreto Caivano. Viene sottolineata la mancanza di investimenti in istruzione e servizi sociali, preferendo la carcerazione al modello educativo e riabilitativo tradizionale italiano. Questa situazione evidenzia la necessità di tornare a politiche di prevenzione sociale piuttosto che affidarsi esclusivamente alla repressione penale.

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Nordio oggi in Aula, la maggioranza all’assalto della risoluzione

In occasione delle comunicazioni del ministro Nordio sulla giustizia, i partiti della maggioranza cercano di inserire diverse riforme, dalla sicurezza alla prescrizione. Mentre Fratelli d'Italia punta sulla risoluzione dell'emergenza carceraria con quasi 10.000 nuovi posti letto, Forza Italia spinge per il referendum sulla separazione delle carriere. Il governo si impegna inoltre a contrastare fenomeni come le baby gang e a riformare gli organi di autogoverno della magistratura attraverso l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare. Questo dibattito evidenzia la complessità di bilanciare le diverse priorità politiche all'interno della coalizione di governo in materia di giustizia.

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Pacchetto sicurezza, non ci sono solo i minori stranieri soli: ecco gli altri nodi

A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice di governo per discutere il nuovo "pacchetto sicurezza", composto da un disegno di legge e un decreto-legge mirati a contrastare furti, baby gang e criminalità diffusa. Tra le misure principali figurano restrizioni sul porto d'armi bianche, facilitazioni per gli sgomberi di immobili occupati e una possibile stretta sulla gestione dei minori stranieri non accompagnati. Nonostante la condivisione generale degli obiettivi tra i leader di maggioranza, restano da definire alcuni dettagli normativi che faranno slittare l'approvazione definitiva a fine gennaio. Le opposizioni criticano il provvedimento definendolo puramente ideologico e chiedendo invece maggiori risorse per le forze dell'ordine. Questa riforma segnala la volontà del governo di inasprire le politiche di ordine pubblico, pur tra le incertezze sulla loro effettiva implementazione.

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Rimpatri dei minori stranieri, Meloni frena Salvini. Giro di vite sui coltelli

Il governo Meloni sta definendo un nuovo pacchetto sicurezza che unisce un decreto e un disegno di legge, con l'obiettivo di velocizzare le espulsioni dei migranti e contrastare l'emergenza lame tra i giovanissimi. Le nuove norme prevedono pene più severe per il porto di coltelli, inclusa la possibilità di arresto in flagranza per i minori, e l'estensione dell'ammonimento del Questore per la fascia 12-14 anni. Parallelamente, il testo punta a rafforzare le tutele legali e i rinnovi contrattuali per le forze dell'ordine, pur nel timore di possibili rilievi di costituzionalità da parte del Quirinale. Questa iniziativa evidenzia la priorità del governo nel rispondere alla percezione di insicurezza urbana attraverso un inasprimento delle misure preventive e repressive.

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Giustizia temeraria: sei processi su dieci tenuti in vita dai gip, fino all’assoluzione

L'articolo evidenzia l'allarmante numero di processi "temerari" in Italia, dove oltre la metà dei giudizi di primo grado si conclude con un'assoluzione, denunciando la mancanza di un filtro efficace nelle fasi preliminari. Il deputato Errico Costa sottolinea come l'appiattimento sulle tesi dell'accusa e la pressione mediatica costringano migliaia di innocenti a calvari giudiziari che causano danni reputazionali e personali irreversibili. Questa prassi, alimentata da una burocrazia che preferisce delegare il giudizio finale anziché archiviare indagini deboli, trasforma il processo stesso in una pena ingiusta. Tale situazione solleva dubbi profondi sulla tenuta del sistema accusatorio e sulla necessità di una maggiore responsabilità nell'esercizio dell'azione penale.

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Rapina sul mezzo pubblico, la “lieve entità” non bilancia mai l’aggravante

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 3/2026, ha dichiarato legittimo il divieto di bilanciamento tra l'aggravante della rapina su mezzi pubblici e l'attenuante della lieve entità del fatto. Secondo i giudici, tale restrizione è ragionevole poiché mira a punire più severamente reati che generano allarme sociale e limitano la libertà di movimento e di reazione delle vittime. La norma protegge non solo il patrimonio, ma anche diritti fondamentali come l'integrità fisica e morale della persona in contesti di particolare vulnerabilità. Questa decisione riafferma la discrezionalità del legislatore nel definire regimi sanzionatori più rigidi per tutelare la sicurezza collettiva.

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Espressioni sconvenienti negli scritti difensivi, avvocato condannato al risarcimento

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1184/2026, ha confermato la condanna di un avvocato al risarcimento di 5.000 euro per l'uso di espressioni offensive e ingiustificate nei propri scritti difensivi. I giudici hanno ribadito che la "continenza espressiva" è un requisito fondamentale e che il diritto di difesa non giustifica attacchi verbali slegati dalle reali necessità del caso. La decisione sottolinea che l'uso di termini sconvenienti, oltre a comportare la cancellazione degli stessi, determina una responsabilità civile per danni verso la controparte. Questa sentenza ribadisce l'importanza del decoro professionale e del rispetto reciproco nelle dinamiche processuali italiane.

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Lombardia. Carcere: è stato gettato un seme

L'articolo riflette sulla conclusione del Giubileo della Speranza, evidenziando la profonda amarezza dei detenuti per la mancata concessione di un atto di clemenza da parte dello Stato italiano. Nonostante gli appelli di Papa Francesco e dei vescovi, il sistema carcerario rimane segnato da un grave sovraffollamento e da condizioni degradanti che alimentano la tragica piaga dei suicidi. I cappellani denunciano l'inefficacia di semplici ritocchi regolamentari, sottolineando come il carcere sia diventato un contenitore di sofferenza che coinvolge anche le famiglie dei ristretti. Questa situazione richiama l'urgenza per la politica di superare la logica punitiva e affrontare con coraggio la crisi di dignità del sistema penitenziario.

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Milano. Nel carcere di Bollate Confimprese cerca nuove risorse umane

Una delegazione di imprenditori di Confimprese ha visitato il carcere di Bollate per valutare l'assunzione di detenuti, offrendo una risposta concreta alla carenza di circa 10.000 addetti nel settore del commercio. L'iniziativa punta sulla formazione professionale e sull'applicazione dell'articolo 21, che permette ai detenuti di lavorare o studiare per prepararsi a un effettivo reinserimento sociale. Le testimonianze dei protagonisti confermano che l'impiego lavorativo è lo strumento principale per restituire dignità e abbattere i pregiudizi che circondano chi ha scontato una pena. Questo modello evidenzia come la collaborazione tra imprese e istituzioni penitenziarie sia fondamentale per una reale sostenibilità sociale e per la riduzione della recidiva.

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Milano. Il direttore di Bollate: “Un’occupazione oltre le sbarre? Per molti è già un’abitudine”

Giorgio Leggieri, direttore del carcere di Bollate, ha incontrato dieci aziende di Confimprese per promuovere il lavoro detentivo come opportunità di riscatto e vantaggio per il sistema economico, puntando in particolare sul settore del retail. I dati dell'istituto confermano che l'occupazione riduce drasticamente la recidiva, che a Bollate scende al 17% rispetto al 70% della media nazionale, arrivando sotto il 5% per chi lavora all'esterno. Oltre alle attività produttive e alle collaborazioni con grandi brand, il carcere offre percorsi formativi che spaziano dall'alfabetizzazione fino agli studi universitari. Questo modello dimostra come l'integrazione tra lavoro e istruzione sia fondamentale per un efficace reinserimento sociale dei detenuti.

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Pescara. Mostra dipinti dei detenuti nel carcere: “L’arte come spazio di libertà”

La mostra 'L’arte come spazio di libertà' è stata inaugurata nella sala consiliare di Pescara e presenta i dipinti realizzati dai detenuti del carcere locale nell'ambito di un progetto di arteterapia. L'iniziativa, curata dalla psicologa Arianna Salviani e supportata dall'associazione Cuav Cambiamenti, mira a utilizzare l'espressione artistica come strumento di riabilitazione e riflessione interiore. L'esposizione, visitabile fino ai primi di febbraio il martedì e il giovedì pomeriggio, sottolinea l'importanza di mantenere un legame vivo tra la comunità esterna e la realtà carceraria. Questo progetto evidenzia come l'arte possa fungere da ponte fondamentale per il reinserimento sociale e la tutela della dignità umana dei detenuti.

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“Se fioriscono le spine”: due vite sospese tra pena e riscatto

Nel suo romanzo 'Se fioriscono le spine', Glauco Giostra racconta il dramma del carcere e la difficile sfida del reinserimento sociale attraverso l'amicizia tra due detenuti, Antonio e Angelo. La storia evidenzia come i pregiudizi e la mancanza di opportunità spingano spesso gli ex carcerati verso nuove illegalità, nonostante il desiderio di una vita onesta. L'autore critica la cultura della punizione fine a se stessa, sottolineando il valore fondamentale del riscatto umano e della riabilitazione. Questa narrazione mette in luce la necessità per il sistema penale e la società di offrire reali seconde possibilità invece di limitarsi al solo giudizio.

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Francesca Ghezzani, testimonianze dal carcere

Francesca Ghezzani, nel suo libro 'Il silenzio dentro', esplora la realtà carceraria italiana attraverso il 'giornalismo costruttivo', dando voce a detenuti, ex detenuti ed esperti del settore. L'opera analizza le difficoltà del reinserimento sociale e il rischio di recidiva, ponendo l'accento sulla necessità di trasformare la detenzione in un autentico percorso di rieducazione. Attraverso testimonianze dirette e analisi di criminologi e sociologi, il testo cerca di superare i pregiudizi per mostrare come il riscatto personale sia possibile e vantaggioso per l'intera comunità. Questo lavoro sottolinea l'importanza di considerare il sistema penale non solo come punizione, ma come un investimento fondamentale per la sicurezza e la dignità sociale.

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I giovani e il confine invisibile della violenza

L'articolo analizza come la violenza sia diventata una presenza sottile ma pervasiva nella cultura contemporanea, normalizzata attraverso i media e il linguaggio come una scorciatoia per il successo e l'identità. L'autrice evidenzia l'indebolimento del concetto di limite, dove l'aggressività sostituisce la responsabilità e il rispetto delle regole in contesti sociali competitivi e frustranti. Citando Quasimodo, viene sottolineata l'importanza di riconoscere la violenza per delimitarla e riscoprire una libertà autentica basata sulla consapevolezza. Questa riflessione invita la società a interrogarsi sui modelli di successo che propone per evitare che la forza diventi l'unico valore riconosciuto.

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Se a scuola si va con il taser

L'articolo affronta il tema della sicurezza scolastica partendo dal caso di uno studente sorpreso con un taser in un istituto della periferia milanese. Ferruccio de Bortoli evidenzia come dirigenti e docenti siano gravati da responsabilità crescenti, spesso non supportate adeguatamente da famiglie e comunità. Mentre il governo prepara nuovi provvedimenti, emerge il dilemma tra l'adozione di misure drastiche, come i metal detector, e la necessità di mantenere la scuola come un luogo di dialogo. È fondamentale trovare un equilibrio che non trasformi gli istituti in fortezze, ma che sappia prevenire solitudini e deviazioni giovanili. Questo scenario solleva interrogativi urgenti sul ruolo educativo e sulla sicurezza negli spazi pubblici dedicati ai giovani.

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Metal detector a scuola, chi è la preside che li ha chiesti per prima

Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, ha introdotto controlli a sorpresa con metal detector portatili per contrastare la diffusione di coltelli tra gli studenti. L'iniziativa, nata in collaborazione con la Prefettura, è stata adottata come deterrente dopo aver constatato che il possesso di armi bianche è una realtà trasversale legata a fattori di status, difesa o emulazione. I risultati mostrano un clima scolastico più sereno e una riduzione del senso di minaccia tra i ragazzi, integrando la sorveglianza ai percorsi educativi tradizionali. Questo caso evidenzia come la sicurezza scolastica richieda un equilibrio tra prevenzione pratica e dialogo costante per proteggere gli studenti.

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I maranza capro espiatorio che nasconde il fallimento dell’integrazione in Italia

L'autore Riccardo Piroddi analizza come il termine gergale 'maranza' sia diventato una categoria politica per stigmatizzare i giovani di seconda generazione, nascondendo i fallimenti sistemici delle politiche di integrazione in Italia. L'articolo evidenzia che, anziché affrontare le disuguaglianze sociali e la mancanza di riconoscimento giuridico, il dibattito pubblico preferisce concentrarsi sulla colpevolizzazione e sulla repressione. La marginalizzazione delle periferie e il limitato accesso alla cittadinanza alimentano un disagio che viene erroneamente trattato solo come un problema di ordine pubblico. Ciò riflette la necessità critica per lo Stato italiano di investire in politiche di inclusione reale invece di affidarsi esclusivamente a strumenti punitivi.

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Migranti. Nuova circolare del Viminale: più stranieri nei Cpr e meno garanzie sanitarie

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha emanato una circolare che accelera il trattenimento dei migranti irregolari ritenuti pericolosi nei Cpr, dando priorità assoluta alle procedure di rimpatrio. La direttiva semplifica i controlli medici, posticipando l'accertamento dell'idoneità, e stabilisce che la tossicodipendenza non escluderà più i soggetti dalla detenzione amministrativa. Il provvedimento giunge mentre il governo lavora a una nuova legge sulla materia, sollecitata dalla Corte Costituzionale per aggiornare normative vecchie di trent'anni. Questa stretta evidenzia un approccio marcatamente securitario che solleva preoccupazioni circa la tutela della salute e dei diritti fondamentali dei trattenuti.

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Migranti. Quand’eravamo noi l’“etnia” dei coltelli

L'autore critica le recenti affermazioni del sindaco di La Spezia sulla presunta propensione alla violenza di certe etnie, ricordando come gli stessi italiani fossero vittime di tali pregiudizi negli Stati Uniti del secolo scorso. Stella ricostruisce l'origine del termine dispregiativo 'dago', spesso associato al pugnale, e cita tragici episodi storici come il linciaggio di New Orleans del 1891. L'articolo evidenzia come la storia si ripeta attraverso stereotipi pericolosi che un tempo colpivano i nostri emigrati e oggi vengono rivolti verso i nuovi arrivati. Questa riflessione invita a non dimenticare il passato migratorio italiano per evitare di alimentare nuove forme di razzismo basate su generalizzazioni infondate.

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Venezuela. Guerra alla droga e neocolonialismo

L’articolo analizza come la rinnovata «war on drugs» dell'amministrazione Trump venga utilizzata come pretesto per politiche neocoloniali e aggressioni militari in America Latina, con particolare riferimento al Venezuela. La società civile internazionale contesta il concetto di «narcoterrorismo», definendolo una categoria priva di fondamento giuridico internazionale utile solo a giustificare violazioni dei diritti umani e della sovranità statale. Attraverso un excursus storico che tocca Panama, Colombia e Messico, l'autrice evidenzia come queste strategie mirino al controllo geopolitico e delle risorse piuttosto che al contrasto del narcotraffico. Il testo conclude sottolineando che solo il superamento del paradigma proibizionista può sottrarre legittimità a queste forme di intervento bellico.

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