Trento. Carcere e sicurezza al centro della presentazione di “L’emergenza negata”

Sabato 18 aprile a Trento è stato presentato il libro 'L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane' di Gianni Alemanno e Fabio Falbo, un evento che ha registrato una significativa partecipazione giovanile. Durante l'incontro, i relatori hanno evidenziato come il sovraffollamento carcerario renda difficile il rispetto della funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Sono state proposte soluzioni quali il potenziamento delle pene alternative e l'introduzione di nuove tutele operative per la polizia penitenziaria, come la sperimentazione delle body-cam. Questo dibattito sottolinea la necessità urgente di riforme strutturali per affrontare la crisi del sistema carcerario italiano.

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Pacificare il processo, scacciarne gli incubi: la lezione di Flick

L'articolo riflette sul fallimento del referendum sulla separazione delle carriere, attribuendo l'esito negativo alla persistente antipolitica che ostacola l'equilibrio tra magistratura e politica. L'autore introduce le preoccupazioni di Giovanni Maria Flick riguardo alle nuove minacce per la giustizia, come la disumanizzazione del processo e il rischio di un divario digitale causato dall'intelligenza artificiale. Per Flick, la soluzione risiede in una rinnovata collaborazione tra avvocatura e magistratura per preservare le garanzie democratiche del sistema giudiziario. Questo scenario sottolinea la necessità critica di proteggere l'equità del processo penale dalle derive tecnologiche e strutturali del futuro.

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Le nostre storie sono diventate un fumetto, che ha vinto un premio

Il fumetto “Morire in carcere”, scritto da Luca Cereda e illustrato da Ilaria Urbinati, ha ricevuto il terzo premio della giuria all’Annual 2026 durante la Bologna Children’s Book Fair. L'opera è nata nel carcere Due Palazzi di Padova grazie alla collaborazione dei detenuti della redazione di Ristretti Orizzonti, con l'obiettivo di raccontare il dramma dei suicidi in cella attraverso storie umane autentiche. Il riconoscimento premia l'eccellenza dell'illustrazione professionale e la capacità di narrare la realtà penitenziaria superando pregiudizi e statistiche astratte. Questo successo sottolinea l'urgenza di dare voce a chi vive nelle carceri per sensibilizzare l'opinione pubblica su un tema critico e spesso ignorato dal dibattito civile.

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Il carcere non può trasformarsi in uno spazio opaco sottratto al controllo democratico

Samuele Ciambriello esprime forte preoccupazione per l'articolo 15 del decreto sicurezza, che introduce agenti sotto copertura all'interno degli istituti penitenziari. Secondo l'autore, tale misura rischia di aumentare l'opacità, il sospetto e la conflittualità in un sistema già fragile a causa del sovraffollamento e delle carenze organiche. Il garante sottolinea l'importanza di preservare il controllo democratico e la funzione rieducativa della pena, tutelando la dignità sia dei detenuti che del personale. Questa riflessione evidenzia la necessità di affrontare le criticità del sistema penitenziario attraverso la legalità costituzionale anziché con misure emergenziali.

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In 10 anni +24% di detenuti minorenni. Sale anche il numero di giovani in carico ai servizi sociali

L'articolo evidenzia una crescita significativa della popolazione carceraria minorile in Italia, aumentata del 24% negli ultimi dieci anni a causa di politiche criminali più restrittive come il decreto Caivano. Queste misure hanno abbassato le soglie per l'arresto e la custodia cautelare, portando a un incremento dei giovani negli istituti penali nonostante i tassi di criminalità minorile fossero storicamente inferiori alla media europea. La tendenza punitiva prosegue con il nuovo decreto sicurezza, che introduce sanzioni più severe per il porto d'armi e responsabilità pecuniarie per i genitori dei minori coinvolti. Questo scenario mette in luce una critica tendenza alla penalizzazione del disagio giovanile nel sistema penale italiano.

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Pesaro. “Bracciaperte” per i detenuti. E in carcere entrano i laboratori artigiani

L'associazione 'Bracciaperte' ha presentato a Palazzo Gradari i risultati delle attività svolte nel 2025, focalizzate sul reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e sul sostegno alle famiglie indigenti di Pesaro. Il progetto 'Artigiani Dentro' ha coinvolto trenta detenuti in laboratori professionalizzanti di riparazione e xilografia, promuovendo l'acquisizione di competenze pratiche essenziali per il futuro. Parallelamente, l'organizzazione ha garantito assistenza alimentare a 75 famiglie e ha promosso percorsi formativi nelle scuole in collaborazione con diverse realtà locali. Queste iniziative evidenziano l'importanza di creare ponti tra il carcere e la comunità per favorire una reale riabilitazione e coesione sociale.

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Vittime di violenza: una scuola di sartoria per ricucire le vite

Il progetto 'Sartorie Sociali di Periferia A/R', promosso da Made in Carcere e Fondazione Conad Ets, offre formazione professionale a 20 donne vittime di violenza o emarginazione in diverse città italiane. Le partecipanti seguiranno un corso intensivo a Lecce focalizzato sulla sartoria e sull'economia circolare, utilizzando materiali di scarto tessile per creare manufatti di qualità. Al termine del percorso, le donne torneranno nelle proprie comunità per avviare nuove sartorie sociali, favorendo l'inclusione e lo sviluppo locale. Questa iniziativa sottolinea come l'autonomia economica sia un pilastro fondamentale per il riscatto sociale e l'indipendenza delle donne in difficoltà.

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Napoli. Si continua a morire di carcere e in carcere

Mohamed D., un detenuto di 42 anni originario del Bangladesh, è deceduto all'ospedale Cardarelli di Napoli dopo essere stato trasferito dal carcere di Poggioreale lo scorso marzo. Questo tragico evento si inserisce in un quadro allarmante che conta già 64 decessi nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno, di cui 15 classificati come suicidi. L'autore esprime profondo cordoglio alla famiglia del defunto, richiamando l'attenzione sulla drammatica realtà della mortalità dietro le sbarre. Questa vicenda evidenzia l'urgenza di monitorare con maggiore rigore le condizioni di salute e la tutela della vita umana all'interno del sistema penitenziario.

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“Volontari e assistiti”, i rimpatri che piacciono a destra e non solo

L'articolo analizza i programmi di rimpatrio volontario assistito, evidenziando come in Italia i numeri restino esigui nonostante i nuovi incentivi economici previsti per migranti e avvocati. La vera partita si gioca in Nord Africa, dove decine di migliaia di persone vengono rimpatriate da Libia e Tunisia grazie a fondi italiani ed europei, spesso in condizioni che l'ONU definisce non realmente volontarie. Diverse associazioni denunciano l'uso strumentale di questi programmi, definendoli espulsioni camuffate attuate in contesti di violenza e detenzione. Questa situazione solleva gravi dubbi etici sulla gestione delle politiche migratorie e sulla reale tutela dei diritti umani nei paesi di transito.

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Insorgono avvocati e Anm. Il Governo rivedrà il testo

L'articolo analizza le forti polemiche scaturite da un emendamento al decreto Sicurezza che propone incentivi economici agli avvocati per i rimpatri assistiti dei migranti. Le associazioni forensi e le opposizioni denunciano un pericoloso conflitto di interessi e una lesione della dignità professionale, paragonando la norma a una "taglia". Ulteriori critiche riguardano l'eliminazione del gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni, mossa vista come una violazione del diritto costituzionale alla difesa. Questa controversia evidenzia una preoccupante deriva nelle tutele giuridiche garantite ai soggetti più vulnerabili nel sistema italiano.

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Carcere al posto dei domiciliari: il ritardo nel trasferimento va risarcito

La Corte di Cassazione ha stabilito che il ritardo ingiustificato nel trasferimento dal carcere ai domiciliari dà diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, riconoscendo la profonda differenza qualitativa tra la vita in cella e quella domestica. Secondo la sentenza 10970/2026, lo Stato è responsabile non solo per errori giudiziari su persone innocenti, ma anche per inefficienze burocratiche o lentezze dei magistrati che prolungano la permanenza in un istituto penitenziario senza valida ragione. La decisione sottolinea che ogni giorno trascorso in cella oltre il dovuto incide gravemente sulla libertà individuale e deve quindi essere oggetto di indennizzo economico. Questo orientamento ribadisce l'obbligo di tempestività per cancellerie e giudici, evidenziando come la burocrazia possa ledere i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione.

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Quella “manciata di tiranni” e una poesia che trova risposte

Glauco Giostra analizza le radici del potere dei moderni 'tiranni' citati da Papa Leone XIV, distinguendo tra dittatori che usano la forza e leader eletti che sfruttano i conflitti esterni per mascherare i fallimenti interni. L'autore denuncia come blasfemo l'uso della religione per scopi politici e critica le ipocrite giustificazioni umanitarie o difensive utilizzate per legittimare le aggressioni. Citando Wisława Szymborska, l'articolo conclude che i veri moventi delle devastazioni odierne sono l'avidità per le risorse materiali e gli interessi economici. Questa riflessione invita a smascherare le propagande che antepongono il profitto alla sacralità della vita umana.

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“La Camera cambi il Decreto, nessuno ha consultato il Cnf”

Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense (Cnf), denuncia di non essere stato consultato riguardo all'inserimento del suo ente nel decreto sicurezza in materia di rimpatri volontari. Greco sottolinea che il Cnf non possiede le competenze legali per agire come tesoreria o erogare compensi agli avvocati, compiti che il decreto vorrebbe attribuirgli erroneamente. Viene inoltre criticato il ridimensionamento del patrocinio a spese dello Stato, definito un istituto di civiltà giuridica essenziale per garantire il diritto di difesa sancito dall'articolo 24 della Costituzione. Il presidente auspica un intervento parlamentare correttivo per rimediare a una norma giudicata materialmente inapplicabile. Questa vicenda evidenzia una preoccupante mancanza di coordinamento tra il potere legislativo e le istituzioni forensi.

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Rimpatri, gli avvocati estranei a quel decreto

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha espresso fermo dissenso verso una norma del Decreto Sicurezza che gli attribuirebbe il compito di remunerare i legali impegnati nel rimpatrio dei migranti, dichiarando di non essere mai stato consultato in merito. L'istituzione sottolinea come tali attività siano estranee alle proprie competenze e potenzialmente incostituzionali, trovando il sostegno di numerose sigle dell'avvocatura e delle opposizioni. Dinanzi alle proteste, fonti di governo ipotizzano una rapida abrogazione della misura, ritenuta tecnicamente inapplicabile. Questa vicenda evidenzia il rischio di una pericolosa distorsione del ruolo costituzionale dell'avvocatura all'interno del sistema giuridico italiano.

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Dalle carceri minorili un arazzo per sognare la libertà

L'articolo descrive il progetto '(Cercare) Raffaello in carcere', un'opera collettiva che ha coinvolto circa cento giovani detenuti degli Istituti penali minorili (Ipm) nella reinterpretazione della 'Scuola di Atene' di Raffaello. Questa iniziativa, promossa dalla Fondazione Rava, fa parte di una serie di programmi educativi — che spaziano dal rap allo sport fino a tirocini retribuiti — volti a favorire il reinserimento sociale e a ricostruire la fiducia dei ragazzi. Nonostante il crescente sovraffollamento delle carceri minorili italiane, che ospitano attualmente 572 giovani, queste attività dimostrano come l'arte e il lavoro possano abbattere drasticamente il rischio di recidiva. Questo testo evidenzia il ruolo cruciale dei percorsi rieducativi per trasformare il sistema penale minorile in una reale opportunità di riscatto.

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La “remigrazione” nel Decreto Sicurezza

Un emendamento al decreto Sicurezza propone di pagare 625 euro agli avvocati che assistono i migranti nelle pratiche di rimpatrio volontario, ma solo a condizione che lo straniero lasci effettivamente il Paese. La misura ha sollevato dure polemiche tra le opposizioni e le associazioni forensi, che denunciano una strumentalizzazione del ruolo del difensore e una possibile violazione della deontologia professionale. Anche il Consiglio nazionale forense ha preso le distanze, dichiarando di non essere stato consultato e che tali compiti non rientrano nelle proprie competenze istituzionali. La riforma prevede inoltre l'abolizione del patrocinio a spese dello Stato per i ricorsi contro le espulsioni, incentivando economicamente solo il ritorno in patria. Questo provvedimento solleva interrogativi critici sull'indipendenza dell'avvocatura e sull'effettiva garanzia del diritto di difesa nel sistema italiano.

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I sarti di Secondigliano vincono il Premio sociale “Piscioneri”

Un gruppo di detenuti del carcere di Secondigliano ha ricevuto il premio sociale 'Ilario Piscioneri' per l'eccellenza raggiunta nel laboratorio di sartoria dell'istituto, un progetto che promuove il riscatto attraverso l'artigianato. Sotto la guida della Confraternita dei sartori 1351, i partecipanti si sono specializzati nella creazione di toghe per magistrati e abiti talari, arrivando a donare una casula a Papa Francesco. Il riconoscimento è stato consegnato durante la quarta edizione del Ditale d’Oro a Napoli, evidenziando il successo della collaborazione tra l'amministrazione penitenziaria e le eccellenze del Made in Italy. Questo progetto dimostra come la formazione professionale di alto livello sia una via concreta per la riabilitazione sociale e il futuro lavorativo dei reclusi.

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La politica che si rifugia sotto i gazebo

Aldo Grasso critica l'uso dei gazebo nella politica di sinistra, descrivendoli come simboli di una rassegnazione populista che sostituisce il vero dibattito e il carisma con una partecipazione superficiale. L'autore sostiene che questa pratica riduca la complessità politica a una mera liturgia rassicurante per le tifoserie, privando il voto del suo reale valore critico. Invece di promuovere progetti concreti, il gazebo diventa un surrogato della militanza che polverizza la riflessione profonda e la capacità di analisi. Questa analisi evidenzia una deriva della politica moderna verso forme di demagogia che rischiano di svuotare di significato il reale impegno civile.

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Monza. Appello del Terzo settore: a rischio la relazione sociale del carcere con il territorio

Circa quindici associazioni del terzo settore operanti nel carcere di Monza hanno firmato un appello per denunciare le crescenti difficoltà burocratiche che ostacolano l'ingresso di volontari e l'uscita temporanea dei detenuti. Il documento evidenzia come tali restrizioni, unite al sovraffollamento, indeboliscano il percorso di reinserimento sociale previsto dalla Costituzione, vanificando gli sforzi di chi opera nella struttura. I firmatari sollecitano una riflessione collettiva sulle condizioni detentive e invocano provvedimenti di clemenza per restituire speranza alla popolazione carceraria. Questa situazione mette in luce una criticità fondamentale per l'effettivo funzionamento del sistema rieducativo italiano.

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Perugia. Detenuta muore in cella. Ipotesi malore o cocktail di farmaci

Una detenuta di 41 anni è stata trovata senza vita nella sua cella presso il carcere di Capanne, a Perugia, spingendo la Procura ad aprire un'inchiesta per accertare le cause del decesso. Sebbene si ipotizzino cause naturali o un mix di farmaci, l'autopsia chiarirà i dettagli di una tragedia che ha scosso l'intera comunità carceraria. Il Garante regionale e i sindacati di Polizia penitenziaria hanno denunciato le condizioni critiche della struttura, evidenziando il sovraffollamento e la grave carenza di organico. Questo evento drammatico mette nuovamente in luce le fragilità sistemiche e l'urgenza di interventi strutturali nelle carceri italiane.

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