Nelle carceri italiane il numero delle morti “da accertare” è più che triplicato

Nel 2025 il sistema carcerario italiano ha registrato 254 decessi, con un allarmante aumento dei casi per 'cause da accertare', passati da 16 a 50 in un solo anno. Il report del Garante dei Detenuti evidenzia un sovraffollamento critico che raggiunge punte del 200% in alcune strutture, incidendo pesantemente sulla salute e sulla sicurezza della popolazione carceraria. Sebbene i suicidi siano in calo, il fenomeno resta un'emergenza che colpisce maggiormente stranieri e donne, spesso in contesti di fragilità pregressa. Questa situazione mette in luce la necessità urgente di interventi strutturali e di una migliore integrazione tra amministrazione penitenziaria e servizi sanitari territoriali.

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Il “garantista” Nordio dice no a teatro, libri e incontri culturali in carcere

Una nuova circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) sta limitando drasticamente le attività culturali nelle carceri italiane, colpendo progetti storici a Rebibbia, Saluzzo e Padova. Le restrizioni riguardano soprattutto i detenuti in regime di alta sicurezza, ai quali viene ora impedito di partecipare a incontri con studenti o di accedere a spazi teatrali comuni senza autorizzazioni centralizzate da Roma. Secondo esperti e associazioni come Antigone, questo irrigidimento burocratico compromette i percorsi educativi e il necessario dialogo tra il mondo carcerario e la società civile. Questa situazione evidenzia una tendenza verso una maggiore chiusura del sistema penitenziario, mettendo a rischio il ruolo rieducativo della cultura per i reclusi.

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Napoli. “In carcere troppi innocenti”. Presidio sotto il Tribunale

Il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha promosso un presidio a Napoli per denunciare le criticità del sistema carcerario, definendo illegittima quasi la metà delle custodie cautelari attuali. Alla manifestazione aderiscono numerose associazioni laiche e cattoliche per protestare contro il sovraffollamento, gli errori giudiziari e la mancanza di misure alternative per le pene brevi. Ciambriello critica inoltre l'operato del governo, sollecitando un ritorno al dibattito su strumenti come l'indulto e l'amnistia per risolvere l'emergenza. Questo evento mette in luce la necessità di una riforma profonda che affronti le barbarie e le carenze del sistema penale italiano.

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Veneto. Vescovi e direttori delle carceri, insieme per reinserire i detenuti

L'articolo analizza la situazione critica delle carceri nel Nordest, caratterizzate da sovraffollamento e carenza di personale, con oltre 4.100 detenuti e circa 850 persone che potrebbero accedere a misure alternative. Durante un incontro tra i vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto e i direttori degli istituti, è stata ribadita l'importanza della rieducazione e del reinserimento lavorativo per abbattere la recidiva, come previsto dall'Articolo 27 della Costituzione. Monsignor Redaelli e il patriarca Moraglia hanno sottolineato il ruolo cruciale dei cappellani e della comunità ecclesiale nel sostenere il riscatto sociale dei detenuti. Resta alta la preoccupazione per il crescente disagio psichico tra la popolazione carceraria e la necessità di creare una rete di accoglienza esterna. Questa situazione evidenzia l'urgenza di trasformare il sistema penale in un percorso di autentica dignità e opportunità per la persona.

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Rinvio della pena se il carcere è degradato

Il Tribunale di sorveglianza di Firenze ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardante l’articolo 147 del Codice penale, chiedendo la possibilità di rinviare la pena in caso di condizioni di detenzione inumane. La decisione scaturisce dal degrado riscontrato nel carcere di Sollicciano, dove infiltrazioni, parassiti e spazi angusti violano la dignità e la finalità rieducativa della pena. Attualmente la norma consente il rinvio solo per gravi infermità fisiche, ma i giudici toscani sostengono che una detenzione degradante debba essere sospesa per conformarsi ai principi della Corte europea dei diritti dell'uomo. Questa iniziativa evidenzia una criticità strutturale del sistema carcerario italiano nel garantire i diritti fondamentali dei detenuti.

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Veneto. Nelle carceri della Regione 300 detenuti per ​mafia: 200 a Vicenza, 100 a Rovigo

L'articolo riporta il trasferimento di circa 300 detenuti per reati di stampo mafioso nelle carceri di Vicenza e Rovigo, sollevando forti preoccupazioni per il rischio di infiltrazioni criminali nel tessuto economico veneto. La senatrice Erika Stefani e altri esponenti della Lega hanno presentato interrogazioni parlamentari per chiedere un potenziamento dell'intelligence e della sicurezza territoriale, evidenziando la vulnerabilità delle imprese locali in tempi di crisi. Parallelamente, i sindacati di polizia penitenziaria denunciano una grave carenza di personale e l'assenza di direttori stabili negli istituti coinvolti. Questa situazione evidenzia la necessità di un coordinamento più efficace tra amministrazione penitenziaria e istituzioni locali per salvaguardare la sicurezza del territorio.

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Piemonte. Carceri, AVS all’attacco: “La Garante Formaiano faccia un passo indietro”

Le consigliere regionali piemontesi di Alleanza Verdi Sinistra hanno duramente criticato la garante dei detenuti Monica Formaiano, accusandola di eccessiva vicinanza politica al governo mentre il sistema carcerario regionale affronta criticità crescenti. Tra i problemi segnalati figurano la sospensione di progetti educativi storici a Saluzzo, l'ipotesi del regime 41-bis ad Alessandria e le tensioni psicofisiche nel CPR di Torino. Le consigliere chiedono con urgenza un Consiglio regionale aperto per discutere delle condizioni detentive e del rispetto della funzione rieducativa della pena. Questa vicenda evidenzia la necessità di un'azione istituzionale trasparente e indipendente per affrontare l'emergenza del sistema penitenziario in Piemonte.

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Patrocinio a spese dello Stato, non va indicata la natura dei redditi sotto soglia

La Corte di Cassazione, con le ordinanze 5087 e 5126 del 2026, ha fornito importanti precisazioni sui requisiti per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. I giudici hanno stabilito che il richiedente deve dichiarare un reddito inferiore alla soglia di legge senza l'obbligo di specificarne la natura, ma deve obbligatoriamente indicare i codici fiscali propri e dei familiari conviventi. La mancanza di tali codici comporta l'inammissibilità della domanda, poiché il dato non può essere ricavato d'ufficio dal giudice tramite altri documenti. Questi chiarimenti definiscono con precisione i confini tra oneri formali e poteri istruttori, garantendo una maggiore certezza del diritto nell'accesso alla difesa gratuita.

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Napoli. Donna accoltellata sul bus al Vomero, l’aggressore suicida nel reparto psichiatrico

Antonio Meglio, il trentanovenne che aveva accoltellato una giovane avvocatessa su un autobus a Napoli, si è tolto la vita nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Giovanni Bosco nonostante fosse piantonato. L'uomo, che presentava gravi fragilità psichiche e aveva già tentato l'autolesionismo due volte dopo l'arresto, ha utilizzato un lenzuolo per compiere l'estremo gesto. Durante l'interrogatorio, Meglio aveva dichiarato di aver scelto la vittima a caso per attirare l'attenzione delle autorità in seguito a una presunta truffa subita. Questo tragico episodio solleva seri interrogativi sulla gestione e sulla sicurezza dei detenuti con patologie psichiatriche nelle strutture sanitarie e carcerarie italiane.

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Firenze. Condizioni “inumane” a Sollicciano, parla il legale del ricorso alla Consulta

Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulle condizioni inumane e degradanti del carcere di Sollicciano, accogliendo il ricorso degli avvocati Mimmo Passione e Nicola Muncibì. La tesi legale sostiene che una pena scontata tra degrado e sovraffollamento cessi di essere legale e debba essere sospesa o convertita in arresti domiciliari, estendendo l'applicazione dell'articolo 147 del Codice Penale. L'avvocato Passione ha chiarito che non si tratterebbe di una scarcerazione automatica, ma di uno strumento giuridico attivabile solo dopo un complesso iter giudiziario. Questa decisione rappresenta un momento di svolta potenziale per la tutela dei diritti fondamentali e mette in luce le gravi carenze strutturali del sistema penitenziario italiano.

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Emilia Romagna. 8 marzo, l’Assemblea legislativa: “Servono più progetti per le detenute”

Il convegno “Donne invisibili” ha acceso i riflettori sulla condizione delle detenute in Emilia-Romagna, evidenziando come la loro natura di minoranza numerica (4,4%) le renda spesso escluse da percorsi formativi e lavorativi adeguati. Durante l'incontro, autorità e associazioni come Antigone hanno denunciato strutture penitenziarie modellate su esigenze maschili, che penalizzano le donne nell'accesso a istruzione, salute e tutela della maternità. Viene inoltre sottolineato il peso del 'doppio stigma' sociale che colpisce le recluse, rendendo il loro percorso riabilitativo e il successivo reinserimento sociale più arduo rispetto agli uomini. Questa situazione evidenzia la necessità di politiche carcerarie più inclusive e specifiche per superare l'invisibilità della componente femminile nel sistema penitenziario.

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A un detenuto direi: “vota no”

Stefano Anastasia esprime la sua ferma opposizione al referendum sulla separazione delle carriere, nonostante si dichiari storicamente favorevole al principio teorico. L'autore sostiene che votare "sì" significherebbe legittimare le attuali politiche penali del governo, giudicate discriminatorie e orientate verso un'iper-criminalizzazione delle fasce sociali più deboli. Anastasia critica inoltre le modalità tecniche della riforma, come il sorteggio dei membri del CSM, temendo uno stravolgimento degli equilibri istituzionali e una riduzione dell'indipendenza della magistratura. Questa posizione riflette una preoccupazione profonda per l'attuale deriva punitiva del sistema carcerario italiano e per la tutela dei diritti dei detenuti.

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Sì al mandato specifico a impugnare previsto solo per il difensore d’ufficio e non di fiducia

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8799/2026, ha confermato che il difensore d'ufficio può impugnare una sentenza emessa in assenza dell'imputato solo se munito di uno specifico mandato rilasciato dopo la decisione. Tale requisito non è richiesto per il difensore di fiducia, poiché la nomina stessa presuppone un rapporto fiduciario e la conoscenza del processo da parte dell'interessato. La distinzione, frutto dei correttivi alla Riforma Cartabia, mira a ottimizzare le risorse giudiziarie evitando ricorsi non ponderati o privi dell'effettiva volontà della parte. Questa decisione evidenzia la continua ricerca di un equilibrio tra l'efficienza della macchina processuale e la salvaguardia del diritto di difesa nel sistema penale italiano.

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Rovigo. Carcere minorile, primi passi dopo l’inaugurazione

L'Istituto penale minorile di Rovigo, inaugurato lo scorso 8 gennaio, si trova attualmente in una fase di rodaggio con una sola ala operativa e circa dodici giovani detenuti. Secondo Donato Capece (Sappe), la struttura raggiungerà la piena capacità di 31 posti solo nelle prossime settimane, una volta completati i lavori negli spazi destinati alla rieducazione. Il personale è composto da agenti specializzati con esperienza nel settore minorile, garantendo un avvio positivo nonostante il cantiere ancora aperto. Questo avvio graduale sottolinea l'importanza di investimenti infrastrutturali mirati per migliorare le condizioni della giustizia minorile in Italia.

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Enna. Visita di “Nessuno tocchi Caino” alla Casa circondariale

Una delegazione dell'associazione "Nessuno tocchi Caino" ha visitato la Casa circondariale di Enna, rilevando gravi criticità legate al sovraffollamento e alla carenza di organico del personale. La situazione è aggravata dal fatto che circa il 50% dei detenuti necessita di cure psichiatriche, evidenziando la carenza di posti nelle Rems e la trasformazione del carcere in una struttura di gestione emergenziale. Durante l'incontro è stata ribadita la necessità di preservare la funzione rieducativa della pena e la dignità di chi vive e lavora nell'istituto. Questa situazione mette in luce un problema critico e cronico per il sistema penale italiano.

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Nuoro. L’Associazione Icaro, speranza per i carcerati

L'associazione Icaro di Bitti offre supporto e ospitalità ai detenuti, specialmente stranieri, che al termine della pena si trovano senza una dimora o riferimenti certi. Attraverso l'utilizzo di una vecchia casa canonica, il progetto fornisce un alloggio temporaneo e assistenza nelle complesse pratiche burocratiche necessarie per il reinserimento sociale. L'iniziativa mira a ridurre la vulnerabilità dei neo-scarcerati, prevenendo il rischio che cadano in circuiti di sfruttamento per mancanza di alternative. Questo sottolinea l'importanza vitale di percorsi di accoglienza post-carceraria per garantire una reale riabilitazione e sicurezza sociale.

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Piemonte. Beni confiscati alle mafie, Regione fanalino di coda per riutilizzo delle strutture

Giuseppe Legato riporta su La Stampa l'iniziativa di Libera per sbloccare il 2% del Fondo Unico della Giustizia e destinarlo al riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Nonostante l'alto numero di sequestri, il Piemonte fatica a rimettere in funzione questi immobili, con oltre 800 particelle catastali ancora in attesa di destinazione. Secondo l'associazione, mancano fondi strutturali per supportare i comuni e le realtà del terzo settore nella trasformazione di questi spazi in presidi di welfare. Questo scenario evidenzia quanto sia fondamentale tradurre il successo delle operazioni giudiziarie in una reale rigenerazione sociale del territorio.

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Più iscritti ai sindacati che agenti in servizio. Lo strano caso della Polizia penitenziaria

Incredibilmente, nel Corpo di polizia penitenziaria risultano 41.585 deleghe sindacali nonostante gli agenti in servizio siano solo 36.415, un dato che rivela un sistema di rappresentanza distorto e "patologico". Gennarino De Fazio della Uilpa denuncia come le doppie iscrizioni e le dinamiche gerarchiche inquinino il consenso, rendendo difficile valutare l'effettiva efficacia dell'azione sindacale. La proposta per superare questa anomalia è l'attuazione del decreto legislativo del 1995, che prevede di misurare la rappresentatività tramite elezioni a voto segreto. Questa vicenda evidenzia un problema critico di trasparenza democratica che incide profondamente sul funzionamento del sistema penitenziario italiano.

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Giustizia, troppe le parole in libertà

Luciano Violante interviene nel dibattito referendario per chiarire alcuni equivoci riguardanti la separazione delle carriere e la figura di Giuliano Vassalli. L'autore sostiene che la riforma proposta rischi di conferire ai pubblici ministeri un potere spropositato e privo di controlli, diversamente da quanto accade in altri sistemi avanzati. Viene inoltre evidenziato come il modello accusatorio puro sia stato storicamente modificato per permettere una lotta efficace contro la mafia. Violante conclude che un'eccessiva autonomia della magistratura inquirente, senza adeguati contrappesi, rappresenti un pericolo per i diritti dei cittadini e per l'equilibrio tra i poteri. Questa analisi invita a una riflessione profonda sui rischi di un assetto istituzionale che conceda poteri smisurati senza responsabilità o bilanciamenti.

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Votare e scegliersi la Costituzione: un atto di maturità democratica

L'autore critica la visione dell'intangibilità della Costituzione, sostenendo che la riforma Nordio sulla separazione delle carriere sia un atto democratico legittimo e coerente con l'articolo 138. Novi spiega che il provvedimento ridurrebbe lo strapotere mediatico e politico delle Procure, restituendo indipendenza ai giudici e normalizzando il rapporto tra giustizia e politica. L'articolo evidenzia inoltre come il superamento dei pregiudizi ideologici sulla modifica della Carta sia un passo necessario per la maturazione della democrazia italiana. Questa analisi sottolinea quanto sia cruciale un dibattito laico e non dogmatico sulle riforme istituzionali del Paese.

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