Sardegna. La presidente Todde: “No all’isola-carcere con i detenuti del 41 bis”
Davide Madeddu
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Il Sole 24 Ore
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Riassunto
La presidente della Sardegna, Alessandra Todde, ha lanciato una mobilitazione contro la decisione del Governo di trasferire numerosi detenuti in regime di 41 bis nelle carceri dell'isola. La denuncia riguarda il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali e il rischio che la Sardegna arrivi a ospitare oltre un terzo dei detenuti ad alta pericolosità a livello nazionale. Secondo Todde, questa scelta penalizzerebbe la sicurezza, l'economia e la sanità regionale, trasformando l'isola in una sorta di nuova Cayenna. La vicenda mette in luce un forte conflitto tra le strategie di sicurezza del Ministero della Giustizia e le esigenze di tutela e autonomia dei territori isolani.
L'articolo analizza la proposta del governo di trasferire circa 240 detenuti in regime di 41-bis nelle carceri sarde di Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, trasformando l'isola in un polo di massima sicurezza. La Presidente della Regione, Alessandra Todde, si oppone fermamente alla decisione, citando i gravi rischi per la sicurezza, l'economia e la sanità pubblica locale, oltre al pericolo di radicamento di famiglie mafiose nel territorio. Il piano comporterebbe inoltre il trasferimento dei detenuti comuni sardi fuori dall'isola per fare spazio ai criminali di massima pericolosità. Questa situazione evidenzia una criticità significativa nel rapporto tra le decisioni dello Stato centrale e la tutela dell'autonomia e della sicurezza dei territori regionali.
Entro febbraio 2026, oltre cento detenuti in regime di massima sicurezza saranno trasferiti in Sardegna, trasformando istituti come Badu e Carros e Uta in centri dedicati esclusivamente al regime speciale. La decisione unilaterale del Governo ha scatenato la protesta della Presidente regionale Alessandra Todde, che contesta il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali e il rischio di trasformare l’isola in una 'regione-carcere'. Oltre alle critiche politiche, emergono forti preoccupazioni per il sovraffollamento, la carenza di personale e la pressione su un sistema sanitario già fragile. Questa vicenda solleva interrogativi cruciali sulla gestione della giustizia e sul rispetto della territorialità della pena in Italia.
Durante la conferenza Stato-Regioni, l'assessora sarda Rosanna Laconi ha espresso una netta opposizione all'ipotesi di dedicare tre istituti penitenziari dell'Isola esclusivamente ai detenuti in regime di 41 bis, denunciando il mancato coinvolgimento della Regione e l'insufficienza delle strutture sanitarie locali. Il sottosegretario Andrea Delmastro ha giustificato la segretezza del progetto con ragioni di sicurezza nazionale, sostenendo che reparti specializzati garantirebbero una gestione più sicura rispetto all'attuale promiscuità dei circuiti carcerari. La presidente Alessandra Todde ha reagito con forza, chiedendo un’informativa urgente e invitando tutte le forze politiche a difendere la Sardegna dall'essere etichettata come la 'Cayenna d’Italia'. Questa vicenda solleva interrogativi critici sul delicato equilibrio tra le strategie di sicurezza nazionale e il rispetto delle istanze territoriali.