Sardegna. L’Assessore Rosanna Laconi: “Vogliono trasformarci nella Cayenna d’Italia”
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L’Unione Sarda
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Riassunto
Durante la conferenza Stato-Regioni, l'assessora sarda Rosanna Laconi ha espresso una netta opposizione all'ipotesi di dedicare tre istituti penitenziari dell'Isola esclusivamente ai detenuti in regime di 41 bis, denunciando il mancato coinvolgimento della Regione e l'insufficienza delle strutture sanitarie locali. Il sottosegretario Andrea Delmastro ha giustificato la segretezza del progetto con ragioni di sicurezza nazionale, sostenendo che reparti specializzati garantirebbero una gestione più sicura rispetto all'attuale promiscuità dei circuiti carcerari. La presidente Alessandra Todde ha reagito con forza, chiedendo un’informativa urgente e invitando tutte le forze politiche a difendere la Sardegna dall'essere etichettata come la 'Cayenna d’Italia'. Questa vicenda solleva interrogativi critici sul delicato equilibrio tra le strategie di sicurezza nazionale e il rispetto delle istanze territoriali.
La presidente della Sardegna, Alessandra Todde, ha lanciato una mobilitazione contro la decisione del Governo di trasferire numerosi detenuti in regime di 41 bis nelle carceri dell'isola. La denuncia riguarda il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali e il rischio che la Sardegna arrivi a ospitare oltre un terzo dei detenuti ad alta pericolosità a livello nazionale. Secondo Todde, questa scelta penalizzerebbe la sicurezza, l'economia e la sanità regionale, trasformando l'isola in una sorta di nuova Cayenna. La vicenda mette in luce un forte conflitto tra le strategie di sicurezza del Ministero della Giustizia e le esigenze di tutela e autonomia dei territori isolani.
L'articolo analizza la proposta del governo di trasferire circa 240 detenuti in regime di 41-bis nelle carceri sarde di Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, trasformando l'isola in un polo di massima sicurezza. La Presidente della Regione, Alessandra Todde, si oppone fermamente alla decisione, citando i gravi rischi per la sicurezza, l'economia e la sanità pubblica locale, oltre al pericolo di radicamento di famiglie mafiose nel territorio. Il piano comporterebbe inoltre il trasferimento dei detenuti comuni sardi fuori dall'isola per fare spazio ai criminali di massima pericolosità. Questa situazione evidenzia una criticità significativa nel rapporto tra le decisioni dello Stato centrale e la tutela dell'autonomia e della sicurezza dei territori regionali.
Il governo intende concentrare gli oltre 750 detenuti in regime di 41-bis in soli sette istituti penitenziari dedicati, gestiti esclusivamente dal Gruppo Operativo Mobile (GOM). La Regione Sardegna si oppone fermamente al progetto, temendo di diventare una colonia penale e denunciando i rischi per la sanità locale e la sicurezza. Il sottosegretario Delmastro giustifica la misura come necessaria per adempiere a una sentenza della Corte Costituzionale sulle ore d'aria, nonostante le critiche dei garanti dei detenuti. Questa iniziativa segna una svolta verso un modello di carcerazione di super-massima sicurezza che interroga profondamente il rispetto dei diritti dei detenuti in Italia.