Sardegna. Super carceri per i detenuti in 41 bis, scontro tra Delmastro e la Regione
Eleonora Martini
·
Il Manifesto
·
Riassunto
Il governo intende concentrare gli oltre 750 detenuti in regime di 41-bis in soli sette istituti penitenziari dedicati, gestiti esclusivamente dal Gruppo Operativo Mobile (GOM). La Regione Sardegna si oppone fermamente al progetto, temendo di diventare una colonia penale e denunciando i rischi per la sanità locale e la sicurezza. Il sottosegretario Delmastro giustifica la misura come necessaria per adempiere a una sentenza della Corte Costituzionale sulle ore d'aria, nonostante le critiche dei garanti dei detenuti. Questa iniziativa segna una svolta verso un modello di carcerazione di super-massima sicurezza che interroga profondamente il rispetto dei diritti dei detenuti in Italia.
Il Governo Meloni ha avviato un piano per riorganizzare il regime di carcere duro '41 bis', riducendo da 12 a 7 il numero di istituti per concentrare i detenuti più pericolosi in strutture gestite esclusivamente dal Gom. Questa razionalizzazione mira a potenziare la sicurezza, garantire il diritto alle ore d’aria sancito dalla Corte Costituzionale e recuperare posti per contrastare il sovraffollamento carcerario generale. La Sardegna ospiterà quasi la metà di queste strutture, scatenando forti proteste locali per il timore che l’isola venga trasformata stabilmente in un polo carcerario d'eccezione. La riforma comporterà numerosi trasferimenti di esponenti mafiosi tra diverse regioni, ridefinendo radicalmente la geografia della detenzione speciale in Italia. Questo provvedimento evidenzia la sfida complessa di bilanciare le esigenze di massima sicurezza con la tutela dei diritti costituzionali dei detenuti.
Il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis ha espresso ferma opposizione al piano governativo di trasferire circa un terzo dei detenuti nazionali in regime di 41-bis in tre carceri della Sardegna, definendo la proposta inaccettabile. Questa presa di posizione ha scatenato la reazione del Movimento 5 Stelle, che accusa il centrodestra di essersi accorto in ritardo di un progetto già denunciato da mesi dalla giunta regionale Todde. La polemica evidenzia il timore che l'isola venga trasformata in una colonia penale senza il consenso delle istituzioni locali. La situazione mette in luce la crescente tensione tra la Sardegna e il governo centrale sulla gestione della sicurezza e dei diritti nel sistema carcerario.
Il comune di Nuoro e la Regione Sardegna contestano la decisione del Ministero della Giustizia di destinare il carcere di Badu ‘e Carros esclusivamente ai detenuti in regime di 41-bis. Il sindaco Emiliano Fenu e la governatrice Alessandra Todde esprimono preoccupazione per l'impatto sociale della scelta e per la trasformazione dell'isola in un polo logistico per l'alta sicurezza senza un adeguato confronto. A fine gennaio il sottosegretario Andrea Delmastro visiterà la struttura per incontrare le istituzioni locali e discutere la riorganizzazione che coinvolge anche le carceri di Uta e Bancali. Questa vicenda evidenzia il delicato equilibrio tra le esigenze di sicurezza nazionale e la tutela dei percorsi di riabilitazione previsti dalla Costituzione.