Sardegna. Super carceri per i detenuti in 41 bis, scontro tra Delmastro e la Regione
Riassunto
Il governo intende concentrare gli oltre 750 detenuti in regime di 41-bis in soli sette istituti penitenziari dedicati, gestiti esclusivamente dal Gruppo Operativo Mobile (GOM). La Regione Sardegna si oppone fermamente al progetto, temendo di diventare una colonia penale e denunciando i rischi per la sanità locale e la sicurezza. Il sottosegretario Delmastro giustifica la misura come necessaria per adempiere a una sentenza della Corte Costituzionale sulle ore d'aria, nonostante le critiche dei garanti dei detenuti. Questa iniziativa segna una svolta verso un modello di carcerazione di super-massima sicurezza che interroga profondamente il rispetto dei diritti dei detenuti in Italia.
Il Manifesto, 17 gennaio 2026
Il progetto del governo “Carceri esclusivamente dedicate alla reclusione dei detenuti in 41 bis e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile)”. “Carceri esclusivamente dedicate alla reclusione dei detenuti in 41 bis e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile)”. È il progetto del governo - già in via di realizzazione - ideato e voluto in particolare dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove con l’obiettivo di rivoluzionare il sistema penitenziario di massima sicurezza “per rispondere a nuove esigenze di ordine pubblico e obblighi costituzionali”. Questa, almeno, è la motivazione con la quale il numero due di Via Arenula ha illustrato alla Conferenza Stato-Regioni, il 18 dicembre scorso, il suo programma di trasferire e concentrare in sole 7 carceri, tre delle quali si trovano in Sardegna, le oltre 750 persone attualmente detenute in 41-bis nei padiglioni a loro dedicati di 12 penitenziari dislocati in tutto il Paese.
Ma la seconda isola italiana non ci sta a diventare una sorta di Alcatraz nostrano: la tensione delle scorse settimane si è dunque trasformata in un acceso confronto, durante la seduta del 18 dicembre (il verbale è stato diffuso solo ieri), tra la Regione Sardegna e il sottosegretario Delmastro. Da tempo infatti il ministero della Giustizia sta provvedendo ad una riorganizzazione logistica e strutturale dei tre poli di Sassari Bancali (dove attualmente sono già recluse 94 persone sottoposte al regime di carcere duro, in un’ala che la Garante dei detenuti regionale Irene Testa colloca “sottoterra”), Nuoro e Cagliari Uta. In quest’ultimo carcere, dove sono reclusi 750 detenuti comuni, si sono appena conclusi i lavori di ristrutturazione di un padiglione nel quale sono attese a breve le prime 42 persone in 41bis. Per la giunta Todde, che lamenta di non essere stata coinvolta nella fase decisionale e teme che l’isola si trasformi nella colonia penale d’Italia, ci sono troppi rischi in questa operazione, a cominciare dall’aggravio sulla sanità regionale e dalle possibili infiltrazioni criminali. E invece, ribatte Delmastro, la presenza dei Gom è una garanzia che, al contrario, aumenterà perfino la sicurezza dei cittadini sardi.
“Il sottosegretario parla di carceri esclusive per i detenuti in 41bis ma poi inserisce nel progetto Cagliari Uta che da solo potrebbe contenere tutti i 41 bis d’Italia. C’è molta confusione, ma in ogni caso è un’ipotesi non accettabile”, afferma la radicale Irene Testa che nei giorni scorsi ha chiesto una convocazione straordinaria della Camera sul tema. Occasione utile anche per “affrontare il collasso delle carceri italiane nella sua complessità e dare risposte concrete”. Il progetto governativo è l’unico mezzo, prova ad argomentare Delmastro, per rispettare la sentenza 30 del 2025 della Corte Costituzionale che impone al Dap di garantire almeno quattro ore d’aria ai detenuti. È un diritto, ma per l’ultra destra diventa un altro modo per “non far respirare” i detenuti (cit. Delmastro), una sorta di pena accessoria. Oltre alla Sardegna, sarebbero poi le case circondariali di Alessandria, L’Aquila, Parma e Vigevano gli altri quattro istituti da trasformare in prigioni di “super-massima sicurezza”, un po’ sul modello statunitense.