Cosa legge Cospito lo decide il direttore del carcere
Marica Fantauzzi
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L’Espresso
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Riassunto
L'articolo esamina il conflitto tra la magistratura di Sassari e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) riguardo al diritto di Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis, di leggere alcuni libri di letteratura e scienza. Nonostante il parere favorevole del magistrato di sorveglianza, il Dap ha presentato ricorso definendo i testi "voluttuari" e non essenziali per i diritti fondamentali. Questa posizione solleva interrogativi sulla discrezionalità dei direttori carcerari, poiché i volumi richiesti non presentano alcun profilo di pericolosità o finalità eversiva. La vicenda mette in luce la tensione tra le restrizioni del regime speciale e la tutela del diritto alla cultura per i detenuti.
L'articolo critica i trasferimenti improvvisi di detenuti dovuti alla riorganizzazione delle strutture carcerarie, che spezzano percorsi di riabilitazione e legami familiari faticosamente costruiti. L'autrice sottolinea come la gestione carceraria sia ormai dominata da logiche numeriche e di sicurezza, trascurando il mandato costituzionale della rieducazione della pena. Viene inoltre evidenziata la condizione critica dei detenuti al 41-bis e dei malati anziani, le cui necessità umane e di salute vengono sacrificate in nome di una visione puramente punitiva. Questo scenario solleva una questione urgente sulla conformità del sistema penale italiano ai principi di umanità e reinserimento sociale.
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che favoriva un detenuto al regime di 41 bis, stabilendo che le limitazioni orarie per cucinare in cella devono essere valutate in base a concrete esigenze organizzative o di sicurezza. I giudici hanno chiarito che tali restrizioni sono legittime purché non risultino discriminatorie o puramente vessatorie rispetto ai detenuti comuni. Il caso tornerà ora al Tribunale di Sorveglianza di Roma per una nuova valutazione che consideri le motivazioni dell'amministrazione penitenziaria. Questa sentenza evidenzia la continua ricerca di un equilibrio tra i diritti fondamentali dei detenuti e le necessità di controllo nei regimi di massima sicurezza.
Gli autori denunciano come la sistematica "mancanza di scorte" nelle carceri italiane impedisca l'esercizio di diritti fondamentali, in particolare il diritto alla salute e alla dignità. A causa della carenza di personale per i trasporti, molti detenuti perdono visite mediche ospedaliere urgenti o permessi per gravi motivi familiari, come nel tragico caso di un uomo a cui è stato impedito di salutare la madre morente. Nonostante le visite ispettive di esponenti istituzionali, l'amministrazione penitenziaria spesso minimizza il problema del sovraffollamento e del degrado burocratico. Gli autori suggeriscono un intervento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per richiedere il supporto di altre forze dell'ordine nei trasferimenti d'emergenza. Questa situazione evidenzia una criticità drammatica nella tutela dei diritti costituzionali all'interno del sistema penitenziario italiano.