Di trasferimenti e riorganizzazione dei circuiti detentivi
Maria Brucale
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Riassunto
L'articolo critica i trasferimenti improvvisi di detenuti dovuti alla riorganizzazione delle strutture carcerarie, che spezzano percorsi di riabilitazione e legami familiari faticosamente costruiti. L'autrice sottolinea come la gestione carceraria sia ormai dominata da logiche numeriche e di sicurezza, trascurando il mandato costituzionale della rieducazione della pena. Viene inoltre evidenziata la condizione critica dei detenuti al 41-bis e dei malati anziani, le cui necessità umane e di salute vengono sacrificate in nome di una visione puramente punitiva. Questo scenario solleva una questione urgente sulla conformità del sistema penale italiano ai principi di umanità e reinserimento sociale.
Gli autori denunciano come la sistematica "mancanza di scorte" nelle carceri italiane impedisca l'esercizio di diritti fondamentali, in particolare il diritto alla salute e alla dignità. A causa della carenza di personale per i trasporti, molti detenuti perdono visite mediche ospedaliere urgenti o permessi per gravi motivi familiari, come nel tragico caso di un uomo a cui è stato impedito di salutare la madre morente. Nonostante le visite ispettive di esponenti istituzionali, l'amministrazione penitenziaria spesso minimizza il problema del sovraffollamento e del degrado burocratico. Gli autori suggeriscono un intervento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per richiedere il supporto di altre forze dell'ordine nei trasferimenti d'emergenza. Questa situazione evidenzia una criticità drammatica nella tutela dei diritti costituzionali all'interno del sistema penitenziario italiano.
L'articolo denuncia il drammatico sovraffollamento delle carceri italiane che, a fine 2025, ha raggiunto il 138,5%, aggravando il degrado strutturale e la violazione dei diritti costituzionali dei detenuti. Nonostante il calo della criminalità, il sistema penitenziario affronta un'emergenza umanitaria segnata da un numero record di decessi e condizioni igieniche precarie sia per i carcerati che per il personale. L'autore sottolinea il fallimento delle politiche governative e propone l'adozione di misure alternative per il 38% della popolazione carceraria che deve scontare pene residue inferiori ai due anni e mezzo. Questa crisi evidenzia l'urgente necessità di una riforma che riporti la dignità e la funzione rieducativa al centro del sistema penale italiano.
In Italia, circa il 10-15% della popolazione detenuta soffre di gravi disturbi psichiatrici, rendendo urgente l'adozione di misure alternative al carcere che garantiscano il diritto alla cura e il reinserimento sociale. L'articolo esamina l'evoluzione normativa e strumenti come l'affidamento in prova, evidenziando però criticità quali la saturazione dei servizi territoriali e la difficile comunicazione tra sistema giudiziario e sanitario. Il Servizio Sociale emerge come figura centrale per coordinare i percorsi riabilitativi e prevenire la recidiva attraverso interventi personalizzati. Questo scenario evidenzia la necessità critica di superare la logica puramente contenitiva per tutelare la dignità della persona nel sistema penale.