Anno nuovo, vita vecchia: senza scorte e senza diritti
Gianni Alemanno e Fabio Falbo
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Il Dubbio
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Riassunto
Gli autori denunciano come la sistematica "mancanza di scorte" nelle carceri italiane impedisca l'esercizio di diritti fondamentali, in particolare il diritto alla salute e alla dignità. A causa della carenza di personale per i trasporti, molti detenuti perdono visite mediche ospedaliere urgenti o permessi per gravi motivi familiari, come nel tragico caso di un uomo a cui è stato impedito di salutare la madre morente. Nonostante le visite ispettive di esponenti istituzionali, l'amministrazione penitenziaria spesso minimizza il problema del sovraffollamento e del degrado burocratico. Gli autori suggeriscono un intervento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per richiedere il supporto di altre forze dell'ordine nei trasferimenti d'emergenza. Questa situazione evidenzia una criticità drammatica nella tutela dei diritti costituzionali all'interno del sistema penitenziario italiano.
L'articolo critica i trasferimenti improvvisi di detenuti dovuti alla riorganizzazione delle strutture carcerarie, che spezzano percorsi di riabilitazione e legami familiari faticosamente costruiti. L'autrice sottolinea come la gestione carceraria sia ormai dominata da logiche numeriche e di sicurezza, trascurando il mandato costituzionale della rieducazione della pena. Viene inoltre evidenziata la condizione critica dei detenuti al 41-bis e dei malati anziani, le cui necessità umane e di salute vengono sacrificate in nome di una visione puramente punitiva. Questo scenario solleva una questione urgente sulla conformità del sistema penale italiano ai principi di umanità e reinserimento sociale.
Le carceri italiane affrontano un'emergenza sanitaria cronica, segnata da un sovraffollamento medio del 138% e un numero allarmante di suicidi e decessi. La carenza di personale sanitario e le pessime condizioni igienico-strutturali favoriscono l'insorgere di gravi disturbi mentali e l'abuso di farmaci tra i detenuti. Nonostante i diritti garantiti dalla Costituzione, la mancanza di coordinamento tra amministrazioni rende difficile l'accesso alle cure e ai percorsi di rieducazione. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di riforme per allineare il sistema penitenziario italiano agli standard internazionali e ai principi di umanità.
Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha concesso la detenzione domiciliare a un detenuto malato, stabilendo che il sovraffollamento carcerario e la carenza di personale generano una sofferenza aggiuntiva incompatibile con i principi costituzionali. Nonostante le condizioni di salute dell'uomo non fossero di per sé incompatibili con la cella, i giudici hanno riconosciuto che la gestione di patologie serie in un contesto di sovrappopolazione cronica ostacola il diritto alla salute e l'umanità della pena. Questa ordinanza pionieristica apre la strada a nuove interpretazioni giuridiche che considerano le criticità sistemiche delle carceri come fattore determinante per l'accesso a misure alternative. Il caso evidenzia la necessità urgente di riforme strutturali per decongestionare gli istituti penitenziari italiani.