Non convalida del trattenimento del richiedente asilo ex MSNA: assente una ponderata valutazione individuale
Anna Moretti
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meltingpot.org
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Riassunto
La Corte d’Appello di Milano ha negato la convalida del trattenimento in un CPR per un giovane egiziano, ex minore non accompagnato, sottolineando la mancanza di una valutazione individuale della sua posizione. Il provvedimento critica l'autorità amministrativa per non aver motivato l'assoluta necessità della detenzione né considerato misure alternative, come richiesto dalla normativa europea e nazionale. Il caso mette in luce le gravi carenze informative fornite ai minori stranieri nel passaggio alla maggiore età. Questa decisione ribadisce l'importanza della tutela dei diritti individuali e della dignità umana rispetto agli automatismi della detenzione amministrativa.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 1039/2026, ha stabilito che l'espulsione e il trattenimento nei CPR sono bloccati per gli immigrati condannati a pene inferiori ai quattro anni in attesa di decisioni sulle misure alternative. La pronuncia chiarisce che il nulla osta all'espulsione non è applicabile nella fase di esecuzione penale, tutelando così il diritto dello straniero a un percorso rieducativo. Questa decisione ha un impatto significativo sui circa 90.000 'liberi sospesi' in Italia, che spesso attendono anni per il verdetto del Tribunale di sorveglianza. Il provvedimento evidenzia una complessa interazione tra le esigenze di sicurezza e la garanzia dei diritti costituzionali dei detenuti.
L'articolo critica duramente la risposta del Ministro Piantedosi sul caso di Assan, un migrante con problemi psichiatrici trattenuto per mesi nel CPR di Milano prima di essere trasferito in Albania. Nonostante sia stato dichiarato inidoneo a Gjader, l'uomo è stato riportato in Italia e abbandonato senza assistenza, rendendosi infine irreperibile. Il testo denuncia l'inadeguatezza delle valutazioni mediche nei centri e la violazione dei regolamenti che vietano la detenzione di persone vulnerabili. Questa vicenda solleva gravi interrogativi sulla tutela dei diritti umani e sulla gestione della salute mentale all'interno del sistema di detenzione amministrativa italiano.
Il Tribunale di Venezia ha stabilito che l'Egitto non può essere considerato un "paese sicuro" a causa delle sistematiche violazioni dei diritti umani e delle persecuzioni contro numerose categorie di persone, tra cui attivisti, donne e minoranze religiose. La decisione, in linea con la Corte di Giustizia dell'UE, garantisce l'effetto sospensivo automatico ai ricorsi dei cittadini egiziani contro i dinieghi d'asilo, denunciando pratiche di tortura e arresti arbitrari. Questa sentenza mette seriamente in discussione i criteri di individuazione dei paesi sicuri adottati a livello europeo fino all'attuazione del nuovo Patto sulle migrazioni prevista per giugno 2026. Ciò solleva un dibattito cruciale sulla coerenza tra le politiche migratorie e l'effettiva tutela dei diritti fondamentali.