Migranti. Dal Cpr di Milano all’Albania, rimbalzato in Italia e abbandonato
Mai più Lager - No ai Cpr
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L’Unità
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Riassunto
L'articolo critica duramente la risposta del Ministro Piantedosi sul caso di Assan, un migrante con problemi psichiatrici trattenuto per mesi nel CPR di Milano prima di essere trasferito in Albania. Nonostante sia stato dichiarato inidoneo a Gjader, l'uomo è stato riportato in Italia e abbandonato senza assistenza, rendendosi infine irreperibile. Il testo denuncia l'inadeguatezza delle valutazioni mediche nei centri e la violazione dei regolamenti che vietano la detenzione di persone vulnerabili. Questa vicenda solleva gravi interrogativi sulla tutela dei diritti umani e sulla gestione della salute mentale all'interno del sistema di detenzione amministrativa italiano.
La Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità del trattenimento fino a 48 ore, senza titolo legale, dei richiedenti asilo riportati in Italia dai centri in Albania. La questione nasce dai dubbi sollevati dalla Cassazione circa la possibile violazione dell'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale durante i trasferimenti a catena. Nonostante le critiche giuridiche, il Ministro Piantedosi ha difeso il progetto definendolo una battaglia di civiltà e annunciando la piena operatività dei centri da giugno. Questo caso evidenzia una tensione significativa tra le procedure accelerate di frontiera e le garanzie costituzionali fondamentali.
L'articolo rievoca la tragedia del 1999 nel centro di Trapani, dove sei giovani tunisini morirono in un rogo a causa della negligenza delle autorità e dell'inefficienza dei soccorsi. L'autore ripercorre l'evoluzione dei centri di detenzione amministrativa in Italia, denunciando come le istanze di chiusura siano state ignorate a favore di politiche sempre più repressive nel corso degli anni. Oggi il trattenimento per chi non ha commesso reati può estendersi fino a 18 mesi in strutture spesso degradate e segnate da violenze, suicidi e impunità. Questa analisi mette in luce la sistematica violazione dei diritti fondamentali all'interno del sistema di gestione dei flussi migratori italiano.
L'articolo analizza il rapporto 2026 del Tavolo Asilo e Immigrazione, denunciando i CPR come "istituzioni totali" strutturalmente degradate e lesive dei diritti fondamentali. Il monitoraggio evidenzia un'inquietante opacità amministrativa che ostacola le ispezioni, oltre all'inagibilità di quasi la metà dei posti disponibili a causa di rivolte e mancanza di manutenzione. Nonostante l'obiettivo dichiarato delle espulsioni, il sistema si dimostra radicalmente inefficace e opera costantemente al di sotto delle sue capacità effettive. Questa situazione mette in luce l'urgenza di superare un modello detentivo che appare non solo disumano, ma anche funzionalmente inutile per lo Stato.