No al trattenimento nei Cpr in attesa della decisione del Tribunale di sorveglianza

Riassunto

La Corte di Cassazione, con la sentenza 1039/2026, ha stabilito che l'espulsione e il trattenimento nei CPR sono bloccati per gli immigrati condannati a pene inferiori ai quattro anni in attesa di decisioni sulle misure alternative. La pronuncia chiarisce che il nulla osta all'espulsione non è applicabile nella fase di esecuzione penale, tutelando così il diritto dello straniero a un percorso rieducativo. Questa decisione ha un impatto significativo sui circa 90.000 'liberi sospesi' in Italia, che spesso attendono anni per il verdetto del Tribunale di sorveglianza. Il provvedimento evidenzia una complessa interazione tra le esigenze di sicurezza e la garanzia dei diritti costituzionali dei detenuti.

di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2026
L’avvio della fase di esecuzione penale, in attesa della decisione del Tribunale di sorveglianza sul carcere o la misura alternativa, blocca l’espulsione. Stop all’espulsione, e dunque al trattenimento nel Cpr, per l’immigrato condannato a una pena detentiva, sotto i quattro anni, in attesa della decisione del Tribunale di sorveglianza sul carcere o una misura alternativa. La Cassazione (sentenza 1039/2026) prende le distanze dall’orientamento affermato con la sentenza 36545/2023 e nega la possibilità di dare il nulla osta per l’espulsione amministrativa nel caso dei liberi sospesi. È così accolto il ricorso di un immigrato, condannato a tre anni e undici mesi, contro la decisione della Corte d’Appello di convalidare il trattenimento in un Cpr.
La Corte di merito, in linea con la sentenza 36545, sosteneva la legittimità dell’espulsione, pur in presenza di un ordine di esecuzione della pena, in considerazione anche della pericolosità sociale, del rischio di fuga e in assenza di condizioni di salute ostative al rimpatrio. Una decisione annullata senza rinvio. La Cassazione chiarisce che lo straniero irregolare ha diritto a un percorso rieducativo e che il nulla osta non è applicabile nella fase di esecuzione penale ma solo in quella di cognizione. In Italia i liberi sospesi, non solo stranieri ovviamente, sono circa 90mila e restano in attesa - per molto tempo a volte anni - del verdetto del Tribunale di sorveglianza sulla richiesta di una misura alternativa.